Civil war

by Francesca on 10/09/2007




Civil war
A Marvel Comics Event
di Millar, McNiven, Vines, Hollowell

Durante le riprese del loro reality show,
un gruppo di giovani (e inesperti) supereroi, i New Warrions,
al dichiarato scopo di aumentare l’audience, si lancia all’inseguimento di alcuni pericolosi criminali:
uno di questi, Nitro, determina un’esposione
che causa centinaia di morti tra i bambini della Stamford Elementary School.
L’opinione pubblica americana, sconvolta dalla tragedia,
s’interroga sulla pericolosità dei super-umani e
il Congresso, con l’appoggio di Tony Stark (alias Ironman) vara un atto di registrazione
che obbliga tutti i super-eroi a dichiarare la propria identità al governo,
prevedendo, per chi rifiuti di farlo,
l’arresto e la detenzione in un supercarcere progettato
da Reed Richards (Mister Fantastic), denominato ’42’ e situato nella zona negativa.

La comunità dei super-eroi (e dei super-criminali)
si scinde in due blocchi contrapposti:
da un lato, i ribelli guidati da Capitan America (e appoggiati da Nick Fury)
– tra le cui fila si annoverano, tra gli altri, la donna ragno,
Susan Storm (la donna invisibile), suo fratello Johnny (la Torcia umana),
Pantera Nera, e, ovviamente, Falcon –
dall’altro, i “registrati”, guidati da Ironman, Reed Richards e Henry Pym –
che contano tra i propri adepti anche Miss Marvel, Sentry, un cyborg di Thor,
nonché alcuni super-criminali reclutati all’uopo sotto la sigla di Thunderbolts.

La trama non è certo originale e ricalca da vicino la prima pellicola
degli X-men, per la tematica della registrazione,
e il terzo film degli stessi (X-men, The last stand),
per il tema delle fazioni contrapposte e, persino,
per il leit motiv “Whose side are you on?”-
tutto ciò a riprova della crisi di creatività in cui versano da tempo gli autori della Marvel.

Nonostante ciò, non mancano interessanti (per quanto scontati) agganci
con l’attuale situazione politica americana:
il conflitto tra l’esigenza di sicurezza della popolazione, da un lato,
le libertà civili e i diritti umani dei super-umani, dall’altro, riproduce in pieno
le tensioni tra guerra al terrorismo e salvaguardia delle libertà fondamentali –
e il carcere 42, sottratto alla giurisdizione americana
perchè situato in un’extra-dimensione (la zona negativa),
ricorda fin troppo da vicino l’atroce realtà di Guantanamo.

Purtroppo, però, nel fumetto queste tematiche
sono trattate in modo superficiale,
soffocate dalle scene d’azione e da una trama un pò troppo sovraccarica,
dove non mancano alcuni refusi – che ci fa Murdock (alias Daredevil)
al tavolo con Capitan America, quando all’epoca dei fatti si trova in carcere
e il suo posto è stato preso da Denny Rand (alias Pugno D’acciaio)?

Se l’idea di far capeggiare la rivolta da Capitan America,
il super-soldato, l’eroe più americano di tutti, poteva celare interessanti implicazioni
politiche, il finale – quanto mai deludente – sembra ribadire il trionfo della legalità,
del rispetto della legge qualunque essa sia. Capitan America sta per sferrare il colpo decisivo
contro Ironman ma viene fermato da umanissimi poliziotti (che, invece di sparargli, chissà perchè, lo afferrano in massa scaraventandolo al suolo) e allora capisce:
“We are not fighting for the people anymore (…) We’re just fighting”
– come se lottare per i diritti dei super-umani all’habeas corpus, ad un giusto processo o anche solo a non svelare la propria identità non fosse lottare ‘for the people’ –
se trasposto al mondo reale, un simile finale supera i più rosei sogni dell’amministrazione Bush.

E così Capitan America finisce in prigione, gli altri ribelli accettano l’amnistia e si registrano, Susan Storm torna a casa dal marito Reed Richards
(senza concedersi neppure questa volta una scappatella con Namor),
il sempre più migliardario Tony Stark allunga le mani sullo S.H.I.E.L.D.,
e la Marvel può rimpiangere un’altra bella occasione sprecata.

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