nell’inferno di Guantanamo

by Francesca on 28/12/2007


A prayer for the wild at heart, kept in cages

Tennesse Williams


Inaugurato nel 2001, il carcere speciale di Guantanamo è uno spazio vuoto di diritto in cui
sono detenuti senza legittimo processo e a tempo indeterminato, quanti sono sospettati
di essere combattenti nemici – definizione estranea al diritto internazionale, elaborata per eludere l’applicazione della Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra (12 agosto 1949).

La Corte Suprema americana, nei casi Hamdi v. Rumsfeld, Rumsfeld v. Padilla e Rasul v. Bush, ha affermato il diritto dei cittadini americani e dei cittadini di stati stranieri non in guerra con gli U.S., detenuti come combattenti nemici, di proporre ricorso alle corti distrettuali.
In particolare, secondo la Corte, benché il Congresso abbia autorizzato il Presidente all’uso della forza ed anche alla cattura di prigionieri, la detenzione non può essere indefinita, soprattutto una volta che si siano concluse le operazioni militari.

L’importanza di queste decisioni non va certo sottovalutata: esse riaffermano con forza il carattere garantista della tradizione giuridica statunitense ed aprono uno spiraglio di salvezza per molti detenuti. Resta il fatto che gli atti compiuti a Guantanamo sono sottratti a qualsiasi giurisdizione: i carcerieri possono disporre arbitrariamente degli internati, che non hanno alcuna garanzia di sorta – nulla di più drammaticamente vicino al concetto di nuda vita.

Le organizzazioni umanitarie hanno denunciato più volte in questi anni il trattamento inumano e degradante cui sono sottoposti i prigionieri: le torture, le violenze, gli abusi, i ripetuti tentativi di suicidio.

Tutto ciò conferma una vecchia tesi sostenuta da Bobbio ne L’età dei diritti: il problema oggi non è quello di dichiarare o fondare i diritti umani, quanto piuttosto di garantirne il rispetto e l’effettività, soprattutto nei confronti dei potenti, degli stati più forti.
L’universalità dei diritti sarà effettivamente tale solo quando nessuno si arrogherà più il potere sovrano di decidere sullo stato di eccezione: ossia sui casi in cui un dato diritto non si applica, su chi è prigioniero di guerra e chi combattente nemico.

alcuni link correlati
chiudere guantanamo
il caso di Sami Al-Hajj
prigionieri di Guantanamo di Michael Ratner e Ellen Ray
human rights watch
road to Guantanamo

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alessandro m. 03/01/2008 at 11:52 pm

Schmitt è duro a morire…

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