Dick, E Jones creò il mondo

by Francesca on 17/02/2008

«Lui annuì. “Suppongo che il Relativismo sia cinico. Sicuramente non è idealista. E’ il punto di arrivo di chi è stato ucciso, ferito, ridotto in miseria e a lavorare duramente per le vuote parole. E’ il prodotto delle generazioni che gridavano slogan, marciavano con le vanghe e le armi, cantavano e scandivano inni patriottici, rendevano omaggio alle bandiere”
“Ma voi le sbattete in prigione. Queste persone che non sono d’accordo con voi – non permettete loro di dissentire..guarda il ministro Jones”

“Jones può benissimo dissentire. Può credere a quello che vuole; può credere che la terra è piatta, che Dio è una cipolla, che i bambini nascono nelle buste di plastica. Può avere l’opinione che preferisce; ma quando comincia a spacciarla per Verità Assoluta…”

“Lo sbattete in prigione” disse Nina rigida.

“No” la corresse Cussick. “Tediamo la mano, diciamo semplicemente: dimostra o stai zitto. Conforta i fatti quello che vai dicendo. Se vuoi dire che gli ebrei sono la radice di tutti i mali – devi provarlo. Lo puoi dire se riesci a dimostrarlo. Altrimenti, fila ai lavori forzati…
»

Dopo una devastante terza guerra mondiale, il potere è assunto dal Govfed (il Governo Mondiale Federale) che s’ ispira all’ideologia politica e morale del Relativismo, così come esposto nel libro di Hoff.
Tutti hanno diritto ad esprimere le proprie opinioni, a vivere secondo il loro personale codice etico, fino a quando non pretendano di contestare il Relativismo, di spacciare le loro preferenze per la verità assoluta.
Il Govfed si regge tutto sul fragile equilibrio di un paradosso: per il relativismo la verità assoluta non esiste – ma questa è una verità assoluta, che, come tale, inficia il relativismo. Si tratta della nota consequentia mirabilis, con cui già Paltone aveva confutato la dottrina di Protagora nel Teeteto: se il relativismo è vero, allora il relativismo è falso – se fosse vero che tutto è relativo, allora ciò sarebbe assoluto.

E questo fragile equilibrio si spezza all’apparire di Jones: perchè Jones sa la verità, Jones conosce il futuro, Jones è in grado di vedere un anno avanti agli altri.
Dal suo punto di vista, in realtà, Jones è schiavo del passato, costretto a rivivere ogni anno due volte, è un burattino che non ha alcun potere di modificare gli eventi: non può che ripetere ciò che ha già fatto e che non poteva non fare – e questa è una delle tante geniali intuizione di Dick: se il futuro è già scritto, il presente è già passato e un preveggente, come Jones, non è che una figura patetica costretta ad assistere due volte ad ogni evento, senza mai poter incidere su esso.

Ma per le masse Jones è un profeta, un messia: è l’uomo che promette – anzi, che sa – che il cielo è pieno, che risveglia i sogni e l’idealismo (e con questi, i fanatismi e le guerre).
E il cielo è pieno, ma non di quello che ci si aspettava. Non della razza umana.
Anche nella sua sconfitta, Jones vince, s’immola, e il martirio lo consacra ad una divinità per i posteri – ma, in un certo senso, egli ha già perso in partenza: è uno spettatore impotente, ha fatto ciò che ha fatto senza conoscerne le (devastanti) conseguenze solo perché non poteva non farlo, anzi, solo perché l’aveva già fatto.

Pubblicato nel 1956, E Jones creò il mondo (The world Jones made) risente chiaramente degli eventi della seconda guerra mondiale. Jones e i suoi seguaci, con le divise grigie, le fasce al braccio, i loro simboli e il loro delirio di conquista, sono la trasposizione fedele di Hitler e del nazismo. A differenza che in La svastica sul sole (The man in the high castle, 1962) qui non si tratta di uno sviluppo alternativo della storia, quanto piuttosto di una sua ripetizione quasi farsesca – i due romanzi hanno comunque molti elementi in comune: primo tra tutti il tema della predestinazione.

Come sempre, Philip K. Dick è bravissimo nel creare le atmosfere e nell’immaginare le situazioni, gli equilibri, di possibili società future – e, come sempre, è molto convincente anche nella caratterizzazione dei personaggi e nella scrittura dei dialoghi.
Qui, a differenza che in altri suoi romanzi, anche la trama appare più solida e gli sviluppi narrativi sono più controllati (e non eccessivamente farraginosi) – impresa che, a mio giudizio, non sempre gli riesce.
Anche se non manca qualche piccola incongruenza e il finale è un pò affrettato, E Jones creò il mondo, è un eccellente romanzo che ripropone temi sempre attuali.

{ 2 trackbacks }

Dick, La penultima verità « Francesca Poggi
06/02/2010 at 8:05 pm
Dick, Next e altri racconti « Francesca Poggi
06/02/2010 at 9:22 pm

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Iguana Jo 18/02/2008 at 9:19 pm

Oggi ho provato a lasciarti un commento, ma si vede che è andato perso nell'iperspazio virtuale…

Comunque, dicevo che pur non avendo letto Jones creò il mondo ci tenevo a complimentarmi per la scelta delle foto che corredano i tuoi post. Questa di Dick (che non ho mai visto prima) è davvero notevole. Ma quello che mi ha davvero emozionato è stato vedere più in basso il ritratto di un John Belushi giovane e barbuto. Ritrovare Blutarsky in tutto il suo splendore non è cosa di tutti i giorni…

Per curiosità, dove le hai trovate?

Francesca.Poggi 19/02/2008 at 12:05 pm

Su google-immagini

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