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	<title>Comments on: Villa, Il positivismo giuridico: metodi, teorie e giudizi di valore</title>
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	<description>dell&#039;inutilità irreversibile del tempo</description>
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		<title>By: Anonymous</title>
		<link>http://www.francescapoggi.com/2008/02/villa-il-positivismo-giuridico-metodi-teorie-e-giudizi-di-valore/comment-page-1/#comment-141</link>
		<dc:creator>Anonymous</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 14:36:00 +0000</pubDate>
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		<description>sinceramente non trovo utilità concreta per questi ragionamenti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sinceramente non trovo utilità concreta per questi ragionamenti</p>
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		<title>By: villa</title>
		<link>http://www.francescapoggi.com/2008/02/villa-il-positivismo-giuridico-metodi-teorie-e-giudizi-di-valore/comment-page-1/#comment-49</link>
		<dc:creator>villa</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Feb 2008 18:21:00 +0000</pubDate>
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		<description>Rispondo, da autore del volume, alle tre questioni poste da Francesca.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la prima,la definizione di giuspositivismo, parlando della separabilità fra diritto e morale non intendevo pronunciarmi sulla questione dell&#039;&quot;incorporazione&quot; o meno della morale nel diritto, questione che riguarda le &quot;concezioni&quot; e non già il &quot;concetto&quot; di giuspositivismo, ma intendevo sottolineare soltanto che per me una posizione giuspositivista in senso pieno è una posizione anti-oggettivistica e anti-assolutistica sul piano metaetico. La morale è contingente come il diritto, quindi non può esservi alcun contenuto etico oggettivo, ad esempio una idea oggettiva di giustizia, a fondamento del diritto positivo. Tutto ciò prescinde dalla tesi se la morale penetri o meno all&#039;interno del diritto.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la seconda, la definizione di filosofia analitica, d&#039;accordo con Francesca: tutto dipende da che cosa intendiamo per &quot;pensiero&quot;. Se circoscriviamo di molto la nozione rendendola equivalente a &quot;discorso razionale&quot;, allora la tesi diventa plausibile, e non è nemmeno troppo debole.Si tratta della giustificazinoe filosofica della scelta metodologica di praticare l&#039;analisi linguistica come metodo privilegiato per la filosofia.Sia chiaro, questa definizione non l&#039;ho inventata io: riprendo liberamente alcune tesi di Michael Dummett, secondo cui questa tesi rappresenta uno sviluppo ulteriore della &quot;svolta cartesiana&quot; in filosofia, all&#039;interno della quale era l&#039;analisi del pensiero il compito fondamentale della filosofia.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la terza questione, ci sto per adesso lavorando, al fine di scrivere un libretto di &quot;teoria dell&#039;interpretazione&quot;.Sto lavoroando, appunto, sulle recenti tendenze &quot;contestualsitiche&quot; in semantica. Per adesso mi limito a dire che l&#039;affermazione wittgensteiniana che &quot;il significato è l&#039;uso&quot; è stata oggetto di infinite discussioni e di molte interpretazioni diverse.Accettare questa affermazione, a mio avviso, non vuol dire di per sé negare la priorità di un significato convenzionale, ma semmai sostenere che gli elementi legati al contesto d&#039;uso sono comunque necessari per l&#039;attribuzione di un qualunque significato, perché ne governano il processo di specificazione semantica di cui ogni processo di attribuzione ha bisogno.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Rispondo, da autore del volume, alle tre questioni poste da Francesca.<br />Per quanto riguarda la prima,la definizione di giuspositivismo, parlando della separabilità fra diritto e morale non intendevo pronunciarmi sulla questione dell&#39;&quot;incorporazione&quot; o meno della morale nel diritto, questione che riguarda le &quot;concezioni&quot; e non già il &quot;concetto&quot; di giuspositivismo, ma intendevo sottolineare soltanto che per me una posizione giuspositivista in senso pieno è una posizione anti-oggettivistica e anti-assolutistica sul piano metaetico. La morale è contingente come il diritto, quindi non può esservi alcun contenuto etico oggettivo, ad esempio una idea oggettiva di giustizia, a fondamento del diritto positivo. Tutto ciò prescinde dalla tesi se la morale penetri o meno all&#39;interno del diritto.<br />Per quanto riguarda la seconda, la definizione di filosofia analitica, d&#39;accordo con Francesca: tutto dipende da che cosa intendiamo per &quot;pensiero&quot;. Se circoscriviamo di molto la nozione rendendola equivalente a &quot;discorso razionale&quot;, allora la tesi diventa plausibile, e non è nemmeno troppo debole.Si tratta della giustificazinoe filosofica della scelta metodologica di praticare l&#39;analisi linguistica come metodo privilegiato per la filosofia.Sia chiaro, questa definizione non l&#39;ho inventata io: riprendo liberamente alcune tesi di Michael Dummett, secondo cui questa tesi rappresenta uno sviluppo ulteriore della &quot;svolta cartesiana&quot; in filosofia, all&#39;interno della quale era l&#39;analisi del pensiero il compito fondamentale della filosofia.<br />Per quanto riguarda la terza questione, ci sto per adesso lavorando, al fine di scrivere un libretto di &quot;teoria dell&#39;interpretazione&quot;.Sto lavoroando, appunto, sulle recenti tendenze &quot;contestualsitiche&quot; in semantica. Per adesso mi limito a dire che l&#39;affermazione wittgensteiniana che &quot;il significato è l&#39;uso&quot; è stata oggetto di infinite discussioni e di molte interpretazioni diverse.Accettare questa affermazione, a mio avviso, non vuol dire di per sé negare la priorità di un significato convenzionale, ma semmai sostenere che gli elementi legati al contesto d&#39;uso sono comunque necessari per l&#39;attribuzione di un qualunque significato, perché ne governano il processo di specificazione semantica di cui ogni processo di attribuzione ha bisogno.</p>
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		<title>By: Francesca.Poggi</title>
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		<dc:creator>Francesca.Poggi</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 18:20:00 +0000</pubDate>
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		<description>Mi pare che la tesi di Villa equivalga al principio di esprimibilità di Quine - di cui si trova una formulazione simile, anche se non identica, in Searle.&lt;br /&gt;Le tue osservazioni sono certamente sensate, tutto sta a vedere cosa s&#039;intenda per &#039;pensiero&#039;. Per come la vedo io, le emozioni non sono pensiero, i sogni non sono pensiero, l&#039;in(pre)conscio non è (per definizione) pensiero. Inoltre, la tesi in questione si applica solo alla generalità degli esseri umani: ammesso che gli animali pensino e che non possano esprimere i loro pensieri mediante il loro linguaggio, ciò non inficerebbe la tesi in questione.&lt;br /&gt;Non pensi che, assunte queste specificazioni, si tratti di una tesi (forse metafisica ma comunque) debole?&lt;br /&gt;Non sono però certa che Villa condivida queste mie limitazioni</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi pare che la tesi di Villa equivalga al principio di esprimibilità di Quine &#8211; di cui si trova una formulazione simile, anche se non identica, in Searle.<br />Le tue osservazioni sono certamente sensate, tutto sta a vedere cosa s&#39;intenda per &#39;pensiero&#39;. Per come la vedo io, le emozioni non sono pensiero, i sogni non sono pensiero, l&#39;in(pre)conscio non è (per definizione) pensiero. Inoltre, la tesi in questione si applica solo alla generalità degli esseri umani: ammesso che gli animali pensino e che non possano esprimere i loro pensieri mediante il loro linguaggio, ciò non inficerebbe la tesi in questione.<br />Non pensi che, assunte queste specificazioni, si tratti di una tesi (forse metafisica ma comunque) debole?<br />Non sono però certa che Villa condivida queste mie limitazioni</p>
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		<title>By: gitz</title>
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		<dc:creator>gitz</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 18:13:00 +0000</pubDate>
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		<description>Scrivi: &quot;Secondo Villa il nocciolo comune a tutte le concezioni della&lt;br /&gt;filosofia analitica consiste nell&#039;assunzione secondo cui &quot;fa parte&lt;br /&gt;dell&#039;essenza del pensiero essere comunicabile senza residui attraverso&lt;br /&gt;il linguaggio&quot;, il linguaggio è &quot;il veicolo necessario del pensiero&quot; (p.&lt;br /&gt;111).&lt;br /&gt;Questa certamente è un&#039;assunzione condivisa da tutti gli analitici, ma&lt;br /&gt;mi chiedo se non sia un&#039;assunzione troppo debole&quot;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Premesso che non so se questa tesi sia condivisa da tutti gli analitici,&lt;br /&gt;a me sembra che invece sia una tesi molto forte, forse persino troppo&lt;br /&gt;forte, poco credibile. Ma davvero tutto ciò che pensiamo è comunicabile&lt;br /&gt;&quot;senza residui&quot; nel linguaggio? ma chi ha detto questa cosa? è molto&lt;br /&gt;radicale! Austin diceva che analizzare il linguaggio può essere un modo&lt;br /&gt;per chiarire il pensiero, ma non che tutto ciò che si pensa sia&lt;br /&gt;comunicabile lignuisticamente. Mi sembra contrario a dati di esperienza&lt;br /&gt;comune - che ci siano pensieri inesprimibili, di cui a mala pena siamo&lt;br /&gt;pienamente consapevoli, che albergano nell&#039;inconscio o nel&lt;br /&gt;preconoscio... che ci siano pensieri per i quali una razionalizzazione&lt;br /&gt;linguistica, una loro traduzione linguistica conforme a grammatica che&lt;br /&gt;li renda intersoggettivamente condivisibili, implicherebbe la loro&lt;br /&gt;distruzione... non so. E comunque, è davvero (in punto di fatto) una&lt;br /&gt;tesi condivisa da tutti i filosofi analitici? a me sembra&lt;br /&gt;un&#039;affermazione metafisica senza se e senza ma, senza la minima&lt;br /&gt;possibilità di una verifica empirica, che, anche solo per prudenza&lt;br /&gt;epistemologica, molti analitici avrebbero difficoltà a formualare in&lt;br /&gt;questi termini - come facciamo ad escludere che vi siano pensieri&lt;br /&gt;intraducibili &quot;senza residui&quot; nel linguaggio? En passant, questo&lt;br /&gt;vorrebbe dire che gli animali privi di un linguaggio, non pensano né&lt;br /&gt;sognano - perché il sogno è un tipo di pensiero - mentre sembra&lt;br /&gt;verosimile che i cani, ad esempio, pur avendo un linguaggio molto&lt;br /&gt;rudimentale, facciano sogni in cui accadono situazioni relativamente&lt;br /&gt;complesse, simili ai nostri - e così, se il cane si sveglia abbaiando&lt;br /&gt;spaventato, diremmo forse che il cane ha espresso &quot;senza residui&quot; tutto&lt;br /&gt;il suo pensiero onirico?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivi: &quot;Secondo Villa il nocciolo comune a tutte le concezioni della<br />filosofia analitica consiste nell&#39;assunzione secondo cui &quot;fa parte<br />dell&#39;essenza del pensiero essere comunicabile senza residui attraverso<br />il linguaggio&quot;, il linguaggio è &quot;il veicolo necessario del pensiero&quot; (p.<br />111).<br />Questa certamente è un&#39;assunzione condivisa da tutti gli analitici, ma<br />mi chiedo se non sia un&#39;assunzione troppo debole&quot;</p>
<p>Premesso che non so se questa tesi sia condivisa da tutti gli analitici,<br />a me sembra che invece sia una tesi molto forte, forse persino troppo<br />forte, poco credibile. Ma davvero tutto ciò che pensiamo è comunicabile<br />&quot;senza residui&quot; nel linguaggio? ma chi ha detto questa cosa? è molto<br />radicale! Austin diceva che analizzare il linguaggio può essere un modo<br />per chiarire il pensiero, ma non che tutto ciò che si pensa sia<br />comunicabile lignuisticamente. Mi sembra contrario a dati di esperienza<br />comune &#8211; che ci siano pensieri inesprimibili, di cui a mala pena siamo<br />pienamente consapevoli, che albergano nell&#39;inconscio o nel<br />preconoscio&#8230; che ci siano pensieri per i quali una razionalizzazione<br />linguistica, una loro traduzione linguistica conforme a grammatica che<br />li renda intersoggettivamente condivisibili, implicherebbe la loro<br />distruzione&#8230; non so. E comunque, è davvero (in punto di fatto) una<br />tesi condivisa da tutti i filosofi analitici? a me sembra<br />un&#39;affermazione metafisica senza se e senza ma, senza la minima<br />possibilità di una verifica empirica, che, anche solo per prudenza<br />epistemologica, molti analitici avrebbero difficoltà a formualare in<br />questi termini &#8211; come facciamo ad escludere che vi siano pensieri<br />intraducibili &quot;senza residui&quot; nel linguaggio? En passant, questo<br />vorrebbe dire che gli animali privi di un linguaggio, non pensano né<br />sognano &#8211; perché il sogno è un tipo di pensiero &#8211; mentre sembra<br />verosimile che i cani, ad esempio, pur avendo un linguaggio molto<br />rudimentale, facciano sogni in cui accadono situazioni relativamente<br />complesse, simili ai nostri &#8211; e così, se il cane si sveglia abbaiando<br />spaventato, diremmo forse che il cane ha espresso &quot;senza residui&quot; tutto<br />il suo pensiero onirico?</p>
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