Marconi, Per la verità

by Francesca on 15/03/2008

Per la verità. Relativismo e filosofia (Einaudi, 2007) di Diego Marconi è un libricino scorrevole, chiaro e ben scritto che si legge piacevolmente in un pomeriggio. Marconi riesce bene nella difficile impresa di coniugare brevità, chiarezza espositiva e profondità d’analisi – e certo non sono molti i testi filosofici in versione “tascabile” e divulgativa di cui si possa dire altrettanto.

Il capitolo primo è dedicato ad un’esame di concetti di ‘verità’, ‘giustificazione’, ‘certezza’, ‘conoscenza’ e ‘credenza giustificata’ e si risolve, sostanzialmente, in una difesa convincente e ben argomentata della teoria della verità come corrispondenza, che mostra non solo come tale teoria rispecchi il nostro uso della parola ‘vero’, ma anche come le teorie alternative si fondino o su confusioni concettuali o su drammatizzazioni irrealistiche ed esasperate (così assurde che potrebbero venire in mente solo ad un filosofo).
Certo Marconi omette qualche virgoletta nell’esposizione della convenzione-T (di Tarski) e non analizza i problemi legati alla sua applicabilità alle lingue naturali, ma ciò è pienamente giustificato dagli scopi divulgativi – altrimenti ben difficilmente questo libro si leggerebbe in un pomeriggio!

Il capitolo secondo analizza alcune posizioni relativistiche rispetto alla verità e, in particolare, il relativismo epistemologico e il relativismo concettuale.
Il relativismo epistemologico consiste essenzialmente nella tesi secondo cui “non ci sono modi di giustificare un criterio di verità che siano indipendenti dal criterio che pretendono di giustificare” (p. 52) o, in altri termini, nell’idea che ogni procedura adottata per provare la superiorità di un sistema di giustificazioni (un esperimento, una ragione, ecc.) è circolare e presuppone necessariamanente (ossia, concettualmente) il sistema che vorrebbe giustificare. Pertanto non ci sono meta-criteri per decidere tra criteri di giustificazione concorrenti.
Al riguardo, Marconi ritiene che tale posizione sia perfettamente ragionevole e praticabile – un giudizio che, personalmente, condivido in pieno.

Convincente è anche la posizione di Marconi rispetto al relativismo concettuale: a suo giudizio tale tesi è accettabile se, e solo se, la si interpreta nel senso che uno schema concettuale “non determina come stanno le cose, ma che tipi di cose ci sono e come possono stare” (p. 62). In altri termini, non ha senso ritenere che una e una stessa proposizione possa essere vera in (e per) uno schema concettuale e falsa in (e per) un altro schema concorrente: piuttosto l’accessibilità di una proposizione dipende dallo schema concettuale adottato.
Per riprendere un esempio di Marconi, la proposizione ‘Il sale è cloruro di sodio’ di certo non era vera per i Greci dell’età omerica: ciò però non significa che fosse falsa (nè che essi la ritenessero tale). I greci semplicemente non possedevano il concetto di ‘cloruro di sodio’, sicché non avevano accesso a tale proposizione. Tuttavia anche all’epoca dei Greci una simile proposizione era vera (anche se essi non lo sapevano).
Ovviamente si potrebbe replicare che il cloruro di sodio non è un’essenza del mondo, che l’uomo si limiti a scoprire: tale termine ha senso solo all’interno dell’apparato concettuale della chimica moderna. Tuttavia, se si impiega tale apparato, è vero che ‘Il sale è cloruro di sodio’. Certo, si potrebbe impiegare anche un apparato differente: ad esempio, un apparato in cui quello che noi chiamiamo ‘cloruro di sodio’ si chiami ‘solfato di potassio’ e viceversa. Rispetto ad un simile apparato sarebbe falso che ‘Il sale è cloruro di sodio’. Tuttavia non credo che si sia alcun bisogno del post-modernismo per rendere conto di questo fatto: la natura convenzionale del linguaggio è più che sufficiente.

Il terzo capitolo, dedicato alla critica del relatismo morale, è, forse, quello che desta più perplessità.
Intendiamoci, le critiche di Marconi sono quasi (anche se non) tutte convincenti: il problema, però, è che non è affatto chiaro se dalla fondatezza di tali critiche, dall’inaccettabilità di certi tipi di relativismo etico, Marconi intenda dimostrare la plausibilità dell’oggetivismo morale. In altri termini, è dubbia quale sia la posizione dell’autore rispetto al problema relativo all’esistenza di verità morali.

Per come la vedo io, non è possibile avere alcuna conoscenza morale e lo stesso concetto di verità morale è un nonsenso: ciò per la banale ragione che non esistono fatti morali. Il problema non è che non conosciamo tali fatti, come, ad esempio, non conosciamo il numero esatto dei pianeti dell’Universo, bensì che non esistono, che non sono fatti (chi ha mai visto o mai vedrà un principio morale oggettivo?). Se la verità è una relazione di corrispondenza tra il linguaggio e i fatti e la conoscenza è (almeno) un credenza vera (corrispondente ai fatti) e giustificata, allora la verità e la conoscenza morali sono impossibili per definizione.
Del resto le affermazioni morali non sono, per lo più, descrizioni, bensì giudizi di valore: istanze del linguaggio prescrittivo, che non sono nè vere nè false, che non dicono che qualcosa è, bensì che qualcosa deve essere.

Il fatto che in morale e in etica non si diano verità, non significa però che i giudizi di valore siano equiparabili a preferenze individuali, a gusti determinati causalmente dalla storia personale o addirittura dalla costituzione fisica di ognuno di noi. Al contrario, come a tratti lo stesso Marconi pare ammettere, tali giudizi possono e devono essere giustificati (suffragati da buone ragioni): proprio l’esigenza di un’argomentazione razionale rende possibile e fruttuoso il confronto tra posizioni morali distinte.
I valori non sono fatti e non sono veri: ciò però non significa che stiano tutti sullo stesso piano. Alcuni giudizi di valore sono bene argomentati, altri non lo sono affatto o sono palesente in contrasto con altri valori appartenenti al medesimo sistema e al medesimo individuo.

Proprio per tale ragione il relativismo dei cento fiori, ossia la posizione secondo cui è bene che ci siano molte opzioni politico-morali tra cui scegliere, contrariamente a quanto sostiene Marconi (p. 95), può essere suffragato anche da argomenti positivi: la presenza di un continuo confronto tra sistemi di valore diversi, rende più probabile che prevalgano quelli più argomentati e, per contro, vengano abbandonati quelli contraddittori e non giustificati.
Certo, perchè ciò accada non è sufficiente che in una società siano presenti valori distinti, ma occorre anche che tra i sostenitori di tali valori si instauri un dialogo razionale.
Infine, proprio perchè non esistono fatti morali è ben possibile che tra due sistemi etici non possa darsi alcun dialogo, alcun confronto critico: ciò accade tipicamente quando tali sistemi si fondano su due valori totalmente incompatibili (ad es. il valore dell’eguaglianza e il valore del razzismo). In ogni caso, credo che una simile evenienza non sia poi così frequente e comunque essa non preclude affatto ogni possibilità di confronto: resta infatti sempre possibile la critica interna, quella che mira a dimostrare come un dato sistema sia incoerente o inconsistente

{ 1 comment… read it below or add one }

Anonymous 16/11/2009 at 7:27 pm

La ringrazio per Blog intiresny

Leave a Comment

Previous post:

Next post: