Dick, Next e altri racconti

by Francesca on 04/04/2008

“Tutto quello che posso dire è: spero con tutto il cuore che questa non sia la razza futura


Next e altri racconti (Fannucci editore, 2008) raccoglie 6 racconti di Philip K. Dick da cui sono state tratte altrettante pellicole cinematografiche.
Questa pubblicazione costituisce essenzialmente un’operazione di marketing finalizzata a pubblicizzare il film Next (regia di Lee Tamahori), di prossima uscita in Italia, ma rappresenta comunque una buona occasione per (ri)leggere alcuni dei migliori racconti di Dick.

Al centro di Next (titolo originale: The Golden Man) vi è, non solo e non tanto il tema della mutazione genetica e della precognizione (due topos ricorrenti nell’immaginario dickiano), quanto piuttosto quello dell’estinzione della specie umana e della sua sostituzione con una razza differente.
Lo stesso tema si ritrova anche in Modello Due (titolo originale: Second Variety), dove, in un mondo devastato dalla guerra, emergono dei micidiali androidi che annienteranno quel che resta dell’umanità.
In entrambe le vicende, sono gli stessi uomini a “creare”, sia pure inconsapevolmente, gli esseri che li rimpiazzeranno: il mutante precognitivo e antropomorfo di Next è un prodotto delle radiazioni atomiche, così come gli androidi di Modello Due sono costruiti da macchine create dagli americani per sterminare i loro nemici. Mentre in Next uno dei fulcri dell’invenzione letteraria consiste nella distanza che ci separa dalla possibile futura razza dominante – il mutante umano, apparentemente così simile a noi, è in realtà molto diverso (e non solo per la carnagione dorata, l’aspetto piacente e i poteri precognitivi) – in Modello Due, al contrario, una delle invenzioni di Dick consiste nell’immaginare che gli androidi (un insieme di bulloni e metallo) ci assomiglino più di quanto gli convenga – e in questa somiglianza si celano i germi della loro stessa estinzione.

Ricordiamo per voi (titolo originale: We Can Remember It For Your Wholesale) e Impostore (titolo originale: Impostor) sono, invece, accomunati dal tema della fragilità e dell’incertezza dell’identità personale, fondata com’è unicamente su ricordi manipolabili.
Tra tutti i film tratti dalle opere di Dick, Impostor (regia di Gary Fleder) è forse uno dei più riusciti e, soprattutto, dei più fedeli e aderenti al testo dickiano.
Lo stesso non si può certo dire di Atto di forza (Total Recall, regia di Paul Verhoeven), ispirato a Ricordiamo per voi, che, pur essendo un gradevole film d’azione, non conserva né la trama né lo spirito del racconto di Dick – a differenza di Minority Report che, quanto meno, non si allontana troppo dai classici temi dickiani.

Rapporto di minoranza (titolo originale: The minority report) è incentrato sul tema e i paradossi legati alla precognizione e alla sua incidenza sul futuro, nonché sul problema del controllo sociale e del rischio costante di dittature militari – gli stessi argomenti che si ritrovano anche ne I labirinti della memoria (titolo originale: Paycheck), sebbene qui siano svolti in modo più superficiale e meno problematizzato.

In questo blog su Dick si può leggere anche una recensione a E Jones creò il mondo e La penultima verità

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thePanz 15/04/2008 at 4:28 pm

Ciao, ho trovato la tua recensione da Google, davvero ben fatta! Ho già ordinato il libro! 🙂

Ciao!

-E-
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