Oz, Non dire notte

by Francesca on 17/04/2008

Adesso trova giusto il deserto, ha ragione il chiaro di luna. Davanti a lui, alla finestra, tre o quattro stelle intense sopra le colline. Sottovoce dice, Ora si respira


Non dire notte di Amos Oz è un romanzo lento, meditativo, una narrazione quasi priva di eventi e colpi di scena, affidata unicamente ad una scrittura sobria, fluida e introspettiva – un romanzo di quelli che non appassionano alle prime pagine, anzi, ad essere sincera, non mi ha appasionato affatto – forse non l’ho letto nel momento giusto, qualche volta succede.

Non dire notte è incentraro sulla relazione amorosa tra Theo, una sorta di eroe nazionale, e Noa, un’insegnante di liceo di 15 anni più giovane, entrambi mediamente tormentati. Ma è anche il dipinto di Tel Kedar, una giovane cittadina israeliana ai margini del deserto – un luogo inventato, modellato sull’immagine di Arad, dove vive Amos Oz.
Le bufere di sabbia, il caldo estivo, la tranquilla vita di provincia e i suoi personaggi (più o meno comuni, più o meno credibili e più o meno annoiati) sono i co-protagonisti di questo romanzo – a loro sono dedicate alcune delle pagine più belle, tutte ispirate però ad un amore incondizionato, incapace di indagare o anche solo di vedere i lati oscuri di uno stile di vita che, ad altri occhi, potrebbe apparire anche borghese e mediocre.

Amos Oz ha definito Non dire notteuna storia da tardo pomeriggio nella vita di un uomo e di una donna” e la definizione non poteva essere più azzeccata. Non solo Theo è nel tardo pomeriggio della sua vita e anche Noa non è più giovanissima – ma è proprio il ritmo del racconto ad essere pigro e lento come quello di un tardo pomeriggio estivo in cui non succede assolutamente nulla – ma ci si tormenta un po’ l’anima, giusto per riempire il tempo.

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whiteknight 23/04/2008 at 9:38 pm

Bhè, forse è proprio così: non l'hai letto nel momento giusto. Del resto questa affermazione è vera per tutti i libri…
O forse è solo una questione di gusti. A me invece questo libro è piaciuto moltissimo, mi sono immedesimato nella storia tra Theo e Noa. Amos Oz scrive bene, mi piace molto il suo stile tranquillo e dimesso, la sua capacità di saltare da un personaggio all'altro, dalla prima alla terza persona, il tono intimistico di tutto il racconto. Mi sono proprio goduto questa lettura.

barbottina 29/05/2008 at 3:10 pm

Di Oz ho letto solo l'ultimo libro (La vita fa rima con la morte), e, dopo un'iniziale perplessità, è riuscito a conquistarmi, pur senza provocarmi eccessivi entusiasmi.

La tua recensione mi ha incuriosita, nonostante i tuoi dubbi circa il giudizio finale: sarà perché di solito mi trovo bene nei romanzi intimistici in cui succede poco o niente ;)
Credo proprio che continuerò la conoscenza di Oz con questo romanzo, quindi :)

A presto! Sere

La don 11/11/2008 at 1:07 pm

Thanks for writing this.

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