Heinlein, Starship Troopers

by Francesca on 10/05/2008

Ne conseguì l’affermazione secondo cui tutte le guerre nascono da un’esplosione demografica (già, anche le crociate, per quanto occorra approfondire le motivazioni commerciali, il carattere dell’incremento delle nascite e un sacco di altre cose per poterlo dimostrare).
Tutte le regole morali hanno come matrice l’istinto di conservazione. Il comportamento morale può essere manifestato solo da chi si eleva al di sopra del livello dell’individuo, come un padre che muore per salvare il figlio

Starship Troopers (1959) di Robert A. Heinlein è un avvincente romanzo di fantascienza, retto però da un’intollerabile e intollerante spirito militarista, tutto “patria, famiglia, bandiera”, e da un’etica unilaterale e manicheista.

Nel futuro il diritto di voto (attivo e passivo) e la connessa qualifica di cittadini sono riservati a quei terrestri che abbiano svolto almeno due anni di servizio militare.
Juan Rico, terminata l’Università, si arruola, più per seguire gli amici e far colpo su una ragazza che per convinzione personale, ma ben presto lo spirito della fanteria spaziale mobile lo assorbe e lo contagia.

In questo universo dove la filosofia morale è considerata una scienza esatta, al pari della matematica, e chi non condivide i valori dominanti è escluso dalla vita politica, l’esercito terrestre è costantemente impegnato in più o meno impegnative missioni belliche contro soggetti riottosi – alieni che in qualche modo non hanno rispettato l’autorità degli umani.
Insomma, domani come oggi, il compito di mantenere l’ordine è affidato, non alla diplomazia, ma alla forza degli eserciti.

Ben presto scoppia però una vera e propria guerra contro gli intelligenti abitanti di Klendathu, che si spingono fino a distruggere alcune città terresti: i nostri nemici sono mostruosi ragni giganti, organizzati secondo un sistema comunista che non attribuisce alcun valore all’individuo – non per nulla il romanzo è stato scritto in piena guerra fredda.

Gli insopportabili pistolotti pseudo-filosofici con cui si giustifica il regime politico in mano agli ex-militari e si esalta la violenza come strumento educativo e mezzo per risolvere ogni conflitto fanno di Heinlein un precursore dei sogni più segreti degli attuali neo-con americani – ma solo perché manca un’esaltazione esplicita della razza umana e dell’impero terrestre, altrimenti l’etichetta di neo-nazista non gliela toglierebbe nessuno.

Da questo romanzo è stato tratto l’omonimo film del 1997 Starship Troopers (uscito in Italia con il titolo Fanteria dello spazio).

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Heinlein, Straniero in terra straniera
28/12/2012 at 7:53 pm

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zack 11/05/2008 at 8:23 pm

ragni giganti comunisti??

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