Silverberg, L’uomo nel labirinto

by Francesca on 03/05/2008

Il mio messaggio è questo: è una fortuna per l’umanità che ciascuno di noi resti chiuso nella propria testa, perchè se avessimo anche solo una quantità minima di telepatia, anche solo quella confusa, non verbale, che ho io, non potremmo sopportarci a vicenda.
La società umana sarebbe impossibile


L’uomo nel labirinto
(1969) di Robert Silverberg non è certo uno dei 10 romanzi di fantascienza più belli che abbia mai letto – l’idea di fondo non è di quelle particolarmente folgoranti, gli sviluppi narrativi sono piuttosto prevedibili e c’è qualche velleità filosofica di troppo – ma è comunque un bel libro, avvicente, ben scritto e ben tradotto, di quelli che si leggono d’un fiato.

Dick Muller è un mediatore, un uomo che vaga per lo spazio a dirimere conflitti tra le colonie umane disseminate per la galassia, ed è anche il primo terrestre ad essere entrato in contatto con una razza aliena intelligente, gli abitanti di Beta Hydri IV. E’ un novello Ulisse, animato da una sete inesauribile di conoscenza, che si è spinto troppo lontano oltre le colonne d’Ercole ed ha ricevuto un dono che lo rende disgustoso e insopportabile per tutti i suoi simili – una sventura che Muller vive come una vera e propria maledizione divina, una punizione per la sua hybris.

Per sfuggire gli umani che lo sfuggono Muller decide allora di nascondendersi nel labirinto di Lemnos: nella città costruita da una civiltà ormai scomparsa e circondata da un dedalo di trappole mortali. Ma dopo 9 anni di isolamento, una spedizione giunge per stanarlo: gli uomini, che non ne sopportano la presenza, hanno di nuovo bisogno di lui.

La vera abilità di Robert Silverberg, più che nel tratteggiare le psicologie dei suoi personaggi o nell’ideare trame, consiste nell’inventare mondi: nell’immaginare ambientazioni fantastiche, città, vegetazioni e fauna aliene, descritte in modo nitido e realistico. La città di Lenmos con la sua architettura surreale e le belve feroci, l’atmosfera cupa e nuvolosa e i funghi giganti di Beta Hydri IV, l’ottavo mondo di Alfa Centauri B coi suoi laghi di metano liquido e le spiagge di ammoniaca sono tra le tante indimenticabili invenzioni di questo geniale creatore di pianeti.


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