Vinge, Universo Incostante

by Francesca on 31/01/2009


Il sottogenere d’avventura non è certo tra i miei preferiti, ma Universo incostante (A Fire upon the Deep, 1992) di Vernor Vinge è decisamente uno dei romanzi di fantascienza più belli che abbia letto negli ultimi anni.

Vinge immagina un universo in cui le leggi fisiche variano a seconda delle zone. In corrispondenza del centro della nostra galassia si trovano le inesplorate e inesplorabili Profondità imponderabili, poi viene la zona Lenta, il regno degli idioti e dei calcolatori meccanici, dove non sono possibili programmi senzienti e la velocità della luce costituisce una barriera insuperabile, quindi l’Esterno, con la sua alta tecnologia e il suo insieme eterogeneo di razze, e, infine, il Trascendente, la zona più evoluta, i cui abitanti sono Potenze, esseri quasi-divini, dall’intelligenza sconfinata e la vita brevissima.

Un ruolo centrale nell’universo di Vinge è svolto dalla comunicazione e dalla Rete – una sorta di internet futuribile che mette in contatto tutti gli abitanti dell’Esterno ed è accessibile anche dalle Potenze del Trascendente – come nel mondo reale, anche qui la conoscenza è il bene primario su cui si gioca l’evoluzione e la prosperità delle razze.
La vecchia Terra, che nel romanzo non compare se non come uno sbiadito ricordo, si trova, ovviamente, al centro della zona Lenta, dove il progresso è ostacolato da leggi fisiche che impediscono non solo la tecnologia più evoluta, ma, soprattutto, il contatto tra le civiltà, relegando ogni pianeta abitato ad una distanza insuperabile dalle altre forme di vita – e generando un senso di claustrofobia che attanaglia il lettore: davvero ci si sente intrappolati in questa zona Lenta, tagliati fuori dalle meraviglie dell’universo.


Al confine tra la zona lenta e il Trascendente, gli abitanti (razza homo sapiens) del regno di Straumli scovano un antichissimo archivio e riportano, involontariamente, in vita una Potenza, una Perversione, un essere remoto e dall’enorme potente. Prima di essere totalmente annientati, alcuni di loro riescono a fuggire, portando con sè qualcosa che, per qualche motivo, la Perversione desidera e atterrano fortunosamente su Artiglio, uno sperduto pianeta nel Fondo, il confine tra l’Esterno e la zona Lenta. Inizia una caccia interplanetaria che distruggerà non pochi mondi. Nel mentre qualcosa agita i confini tra le zone…

Una trama solida, avvincente e ben strutturata, narrata con una scrittura brillante e fluente (forse con qualche refuso di troppo nella traduzione italiana di Gianluigi Zuddas).
Un finale dolce-amaro, nient’affatto scontato.

Uno dei punti di forza del romanzo risiede sicuramente nella caratterizzazione dei personaggi e nell’invenzione delle razze aliene – i due simpatici Skrode (creature intelligenti dalla forma di alberelli), ma, soprattutto, gli abitanti del pianeta Artiglio: creature simili a cani, ma dal collo molto allungato, che vivono in aggruppi formati da 4-8 membri (molti di più nelle zone equatoriali) e sono dotati di una mente collettiva.

Questo romanzo, che ha vinto il premio Hugo, sembra attendere solo un bravo sceneggiatore per farne un film che non avrebbe proprio nulla da invidiare a Guerre stellari!

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gianluigizuddas@tiscali.it 01/02/2009 at 7:20 pm

Gentile signora Francesca,
visito il suo blog perché seguo la comparsa del mio nome in rete. Le faccio i miei complimenti, è un blog interessante, e mi fa sempre piacere vedere che ci sono appassionati di SF in azione.
È bello trovare lettori che apprezzano Vernor Vinge, un autore che peraltro non manca certo di estimatori. Le scrivo per segnalarle che la NORD ha pubblicato altre cose di Vinge, non meno belle di "Universo Incostante."
Sei anni dopo quel romanzo, il signor Viviani della Nord mi fece tradurre un'altra sua opera all'incirca della stessa lunghezza, "Quando la luce tornerà", che si svolge sempre nello stesso ambiente cosmico ma 3000 anni prima. In seguito, inoltre, la Nord mi diede da tradurre quelle che forse sono le due creazioni più classiche di Vinge, due lunghi racconti dal titolo "The Cookie Monster" e "True Name", che negli USA lo avevano fatto diventare famoso per la loro originalità. Più un altro racconto di lunghezza inferiore intitolato "Apartheid."
Devo dire che Vinge è un autore bravo quanto tuttavia difficile da tradurre, nel senso che in italiano non viene bene se si cerca di tradurlo troppo alla lettera, e che di conseguenza conviene darne una traduzione che tenga conto soprattutto del senso della frase. Non è questo il mio modo preferito di procedere, ma lo stile particolare di Vinge mi costrinse a fare questa scelta. Il risultato fu, sfortunatamente, che nella traduzione emerse troppo il mio modo personale di costruire la frase.
Ignoro se sia ancora reperibile "Quando la luce tornerà" nel catalogo della Nord. Probabilmente "True Name", "The Cookie Monster" e "Apartheid" sono reperibili, nelle antologie in cui comparvero, perché più recenti. Ora mi sorge però il dubbio che Viviani abbia utilizzato un paio di questi racconti per la nuova collana di SF edita da Silvio Sosio, dopo aver lasciato la Nord per collaborare con lui. Comunque ho ancora in forma digitale la traduzione di questi ultimi tre racconti, con un'interessante prefazione dell'autore, e se lei non riuscisse a trovarli sarò lieto di spedirglieli via e-mail. Naturalmente leggerli su carta è meglio, ma le parole sono, ovviamente, le stesse.
Cordialmente.
Gianluigi Zuddas

Francesca.Poggi 02/02/2009 at 7:54 am

Caro Gianluigi Zuddas,
la ringrazio moltissimo per i preziosi suggerimenti di lettura.

Certamente, mi rivolgerò a lei nel caso non riuscissi a trovare i tre racconti di Vinge che menziona ("The Cookie Monster" e "True Name"), ma le confesso che adesso sono molto curiosa di leggere anche i suoi romanzi – finora, me ne vergogno, ma ne ho letto solo uno e molto tempo fa (alle scuole medie): il volo dell'Angelo – mi era piaciuto molto: sognavo di essere Goccia di Fiamma!

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