Faletti, Io uccido

by Francesca on 28/11/2009


Ero curiosa di leggere un libro che ha venduto milioni di copie (più di 4 milioni di copie!), ma, onestamente, non credevo che mi sarebbe piaciuto – un po’ perché il genere thriller non mi appassiona e un po’, devo ammetterlo, proprio perché aveva venduto milioni di copie.
Non si tratta (solo) di snobbismo: il sospetto verso la “letteratura di massa” – come verso il “cinema di massa”, quello che guardano tutti, Vacanze di Natale, per intenderci – è, a mio giudizio, perfettamente legittimo.

E poi Giorgio Faletti mi è anche antipatico – mi era simpatico, quando parlava di giumbotti e impersonava Vito Catozzo, mi è antipatico adesso che gira spot a favore del copyright – non è solo che ha un’opinione diversa dalla mia: è che la sua è sbagliata e bisogna proprio essere superficiali o, peggio, avidi, per non capire che il copyright sta uccidendo la diffusione della cultura.

Insomma ho letto Io uccido animata dai peggiori pregiudizi, e mi è piaciuto. E’ proprio un bel thriller: una scrittura scorrevole, una struttura narrativa solida, una trama ben costruita, personaggi azzeccati e convincenti – suggestiva e originale anche l’ambientazione a Monte Carlo.
Decisamente più avvicente e, soprattutto, meglio cogegnato dell’unico altro romanzo thriller che ho letto – Bikini, di cui è coautore il tanto acclamato Patterson. In Io uccidio tutto si tiene, gli ingranaggi narrativi funzionano alla perfezione e non ci sono deus ex machina o altri bizzarri espedienti per risolvere la trama.

Per non dismettere del tutto il mio intento polemico, segnalo però due tratti del romanzo che non mi sono piaciuti – difetti che, comunque, mi sembrano perdonabili in un’opera prima.

Specie nella prima parte, la lettura è un po’ appesantita dall’abuso di metafore – non metafore illuminanti, ma quasi-luoghi comuni travestiti da luoghi letterari.

E oltre all’abuso di metafore, c’è anche un abuso di scalogne – insomma, passi che il serial killer ha avuto un’infanzia difficile, ma anche gli altri personaggi – tra morti, incesti e violenze – sono un serbatoio di sfighe non da poco.

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alex 02/12/2009 at 8:41 pm

anarchia è la via, copyleft e così via. io non ho letto niente di faletti. ma non sto leggendo più niente. giusto qualcosa di fumetti. e le cose per il lavoro.

paopasc 09/12/2009 at 11:43 am

Sicuri che l'anarchia dei diritti sia la via? E io che pensavo di scrivere un libro e campare coi diritti…
un saluto
🙂

ReF-Direttore 12/12/2009 at 12:45 pm

no, dai è una specie di istant book: lessico limitato, sintassi sciatta, il colpevole evidentente dopo le prime 100 pagine, la ricostruzione psicologica del serialkiller infatile …

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