Camilleri, La rizzagliata

by Francesca on 07/02/2010

Il rizzaglio è

‘na rete a forma di capanna, chiusa in àvuto e aperta a vascio, un’apertura assà larga contornata di piombini. La fai roteare col braccio isato e po’ la lanci. La riti, che deve ricadiri come un ombrello aperto, veni portata sott’acqua dal piso dei piombini. A un certo momento il piscatori tira ‘na corda e la parti ‘nferiori della riti si chiude. E dintra ci restano i pisci. ‘Na bella rizzagliata.

I pesci cchiù stùpidi o cchiù lenti, naturalmente, pirchÏ quelli cchiù sperti, videnno la riti calare, si scansano ‘n tempo

Ecco la Rizzagliata di Andrea Camilleri, una partita tra politici che si svolge attorno al cadavere di una studentessa, dove la posta in gioco è quella di sempre, il potere e la ricchezza, e le pedine sono mafiosi, magistrati, avvocati, giornalisti e faccendieri, tutti mossi da personali ambizioni di ascesa socio-economica. Non solo la verità non viene a galla (come spesso accade anche nei romanzi di Montalbano), ma qui anche i colpevoli la fanno franca – che, poi, d’innocente non c’è nessuno, solo che i pesci più stupidi e più lenti rimangono presi nella rete, mentre quelli più furbi e più grossi si scansano per tempo.

Un romanzo giallo, senza Montalbano e senza personaggi positivi, che vede come protagonista un assoluto anti-eroe: il direttore del tg regionale Michele Caruso, infido, pavido, impegnato soltanto a non cader nella rete, compiacendo i potenti.

Pubblicato in Spagna nel 2008 col titolo La muerte de Amalia Sacerdote, è uscito in Italia nell’anno successivo. Non è un brutto romanzo, anzi, si lascia leggere con piacere e la trama è ben congeniata, anche se  – tanto che, sul finale, deve intervenire il faccendiere Gabriele Lamantia a spiegare a Caruso e ai lettori che diavolo era successo in tutto il resto del libro. Non mi ha appasionato: manca di brio e di ironia.

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Camilleri, La gita a Tindari « Francesca Poggi
07/02/2010 at 8:05 pm
Camilleri, L’odore della notte « Francesca Poggi
07/02/2010 at 8:06 pm

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