La filosofia dei teletubbies

by Francesca on 03/03/2010

Ultimamente si pubblicano sempre più spesso libri che trattano de “La filosofia di (…)” qualsiasi cosa – tra le prime opere di questo filone ricordo lo splendido Winnie Pooh e la filosofia: da Platone a Popper di John Tyerman Williams, dove era evidente una nota (fortemente) ironica, poi misteriosamente scomparsa nelle successive opere dello stesso genere, che paiono prendersi piuttosto sul serio (nel goffo tentativo di nascondere gli interessi meramente economici dei loro autori). E allora ecco a voi

La filosofia dei Teletubbies

Avvertenza: prima di procedere con la lettura è vivamente consigliata la visione, per almeno due ore, di uno stesso episodio, onde raggiungere il grado necessario di competenza ed estraniamento mentale. Il breve video che segue NON è in alcun modo da considerarsi sostitutivo di tale dolorosa e imprescindibile visione (perchè, comunque, la filosofia non è per tutti!)

I teletubbies sono 4. Fatto importante, che viene ripetutamente sottolineato, all’inizio di ogni episodio, al grido di “Sììì 4!”. Il numero 4 nell’oroscopo numerologico indica persone metodiche, pigre e lente, pratiche e costanti, nella cabala corrisponde al maiale (‘o puorco), mentre, nella simbologia esoterica è il numero dei 4 elementi (e, quindi, della natura), nonché dei punti cardinali (e, quindi, dell’ordine che l’uomo impone alla natura) – insomma: porci, natura, artificio, pigrizia e costanza. Tutti elementi che, come ormai vi sarà chiaro dopo le vostre due ore (MINIMO) di visione, sono centrali nella struttura narrativa della serie – anche se non sarà di certo sfuggita una citazione volutamente distorta di Vita in comune di Kafka (dove gli amici in effetti erano 5, ma, se consideriamo anche Noo-noo – o Nu-nu – i conti tornano).

teletubbies

La natura. I teletubbies vivono “sulle alte colline non molto lontano” (chiara minaccia ed avvertimento a guardarsi le spalle, perché potrebbero essere dietro l’angolo, ai margini delle nostre città); immersi nel verde (anche se il tempo normalmente è piuttosto nuvoloso), circondati da coniglietti (che stranamente non si vedono mai accoppiarsi tra loro, ci torneremo), da fiori che parlano (poco e male), e perennemente sorvegliati da un sole con la faccia da bambino tedesco che emette gorgoglii ipnotici.

Ma la natura è accompagnata da tecnologia (e, quindi, artificio) in un rapporto solo superficialmente equilibrato ed armonico. La casetta dei teletubbies (perfettamente mimetizzata nella collina, per evidenti ragioni di tattica bellica) è totalmente automatizzata, a partire dalle porte, fino alle macchine per la pappa e i toast (invero, non sempre funzionanti).

L’unico altro essere pensante (ma, già lo so, il punto potrebbe essere controverso) è il già citato Noo-noo – o Nu-nu – un aspirapolvere azzurro che ricorda vagamente un elefante e che svolge mansioni servili in un rapporto di totale sottomissione, solo sporadicamente compensato da “tante coccole”.

noo-noo teletubbies

E’ dubbio se Nu-nu simbolizzi la tecnologia che serve l’uomo (come vorrebbe l’ipotesi più benevola), oppure entrambi i genitori (o solo quello affidatario), o, ancora, lo schiavo buono, il diverso (Nu-nu non è un teletubbies) che, in quanto diverso, viene relegato a servire, e il cui ruolo, per quanto fondamentale nell’economia del sistema (Nu-nu fa i letti e pulisce), non viene in alcun modo riconosciuto (i teletubbies sono 4!, non c’è posto per il Nu-nu).

Le ultime due ipotesi, probabilmente, sono le più fondate e, in effetti, non si escludono a vicenda. Anche perché la tecnologia non è affatto asservita ai teletubbies, come testimoniano non solo le frequenti rivolte delle macchine (dei toast e della pappa), ma anche gli inquietanti tubi che lacerano l’erba del terreno per cantare filastrocche lisergiche e, soprattutto, per scandire la giornata dei teletubbies – spedendoli a letto o, meglio, nel buco, quando è l’ora. Insomma, nonostante le apparenze, sono le macchine a comandare.

I teletubbies sono pigri – non solo non fanno quasi nulla per tutto il giorno (è il Nu-nu che fa tutto il lavoro) e passano il tempo a salutarsi tra loro, ma quel poco che fanno non lo fanno per loro libera scelta, bensì perché una misteriosa voce (Dio? Satana?) glielo ordina. Avrete certamente notato che la voce narra le azioni dei teletubbies impiegando l’imperfetto prima che queste azioni si compiano (“Laa-Laa apriva la porta” dice la voce prima che Laa-Laa apra davvero la porta). Non c’è spazio per il libero arbitrio a teletubbylandia e questo non perché tutto sia già deciso, bensì per pura ignavia.

Sulla costanza non vi intratterrò a lungo: se avete visto anche molto meno delle due ore (vivamente) consigliate, saprete già che i teletubbies devono sempre fare la stessa cosa tutti e quattro in sequenza, ci volesse mezz’ora per aprire e chiudere per quattro volte una porta.

Passiamo quindi al tema più controverso: sono porci i teletubbies?

Nella versione inglese non è esplicito che i teletubbies abbiano sesso, tuttavia:

Laa-Laa (quella gialla) è sicuramente una femmina e Dipsy (quello verde acido) è sicuramente una maschio (come evidenziato dal simbolo fallico che gli sovrasta il capo) e sicuramente abusa di droghe sintetiche.

Po, chissà perché, nella versione italiana è una femmina (forse perché il suo monopattino, oltre che azzurro, è rosa?).

Tinky Winky avrebbe tranquillamente potuto essere una femmina (gira con una borsetta rossa!), ma invece in Italia l’hanno fatto maschio – e lo stesso deve essere accaduto in Polonia, visto che nel 2007 la parlamentare polacca Ewa Sowinska, deputata del partito cattolico conservatore Lega delle famiglie polacche ha accusato Tinky Winky di diffondere l’omosessualità.

Ma il sesso dei teletubbies non è in alcun modo importante, benché gli esserini si scambino in continuazione “tante coccole”, nessuno, se non un cattolico polacco, potrebbe scambiare questi abbracci e bacetti per effusioni sessuali. A ben vedere è proprio questa l’oscenità dei teletubbies: questa totale rimozione della sessualità che è presente proprio nella sua assenza, nella forma di un pensiero costante dello stesso spettatore (ma perché i coniglietti non si accoppiano mai?)

Questa analisi può, forse, contribuire a chiarire, almeno in parte, il disagio degli adulti di fronte a questa serie tv infantile: predominio dispotico della tecnologia, oscenità sessuale e, soprattutto, totale assenza di libertà – il Nu-Nu è schiavo dei teletubbies, i teletubbies sono schiavi dei tubi e della Voce, i genitori sono schiavi dei loro figli che li costringono a guardare per un tempo che pare interminabile questi noiosissimi episodi.

Ma molte altre questioni restano irrisolte: ad esempio, che rapporto c’è tra i tubi e la voce? E la girandola, che ha la chiara funzione di sottolineare ogni evento ed ogni cambiamento di piano narrativo, è l’alter ego della voce, dei tubi o di entrambi? E perché all’improvviso appaiono sulle pancette tonde dei teletubbies dei bambini urlanti in giornate uggiose e fredde (quando è chiaro che tutti i nostri figli detestano queste svolte narrative)?

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Ivo Silvestro 03/03/2010 at 10:34 pm

Analisi stupenda!

enrico 04/03/2010 at 7:52 am

i teletubbies sono uno stadio avanzato dell’evoluzione della specie, sono gli Eloi descritti da Wells nella macchina del tempo…

laura 01/04/2010 at 2:38 pm

geniale!!!

Stefania 21/05/2010 at 11:58 am

Non avrei saputo fare analisi migliore… e io sono stata costretta a vedere lo stesso dvd “Arrivano i teletubbies” per 3 gg consecutivi!!!! Mio figlio si ipnotizza e chiama “Ciao Wiki Wiki!!!” (la sua versione di Tinky Winky)
mi sa che tra un po’ mi ipnotizzerò anche io…

Janira 24/10/2010 at 1:00 pm

geniale ! ♥ bravissima !!! mi hai fatto riflettere moltooo 😀

Francesca 24/10/2010 at 9:04 pm

Grazie a tutti! vedo che la filosofia seria piace sempre. adesso sto lavorando ad una genealogia dei Barbapapà – si sa com’è, il bimbo cresce

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