Cesareo sì, cesareo no

by Francesca on 27/09/2010

bebè

Negli anni passati è stata più volte denunciata la tendenza dei medici ad eseguire parti cesarei, senza che ve ne fosse reale necessità, solo per pararsi..le spalle. Si tratta, infatti, di un intervento, ormai di routine, che tende ad annullare i rischi per il nascituro e comporta pericoli minimi, o, comunque, non altamente significativi, per la madre.

Per porre fine a tale situazione, il Sistema nazionale per le linee guida dell’Istituto superiori di sanità (SNLG-ISS) nel 2010 ha incluso nel proprio programma di sviluppo di raccomandazioni per la pratica clinica una linea guida sul taglio cesareo, la quale, a livello programmatico, dovrebbero essere tesa anche a favorire una maggiore informazione delle partorienti. In tale linea guida si prevede, tra l’altro, che “In assenza di un’appropriata indicazione clinica, il medico ha il diritto di rifiutare una richiesta di taglio cesareo programmato. In ogni caso, alla donna deve essere garantita l’opportunità di accedere a un secondo parere“.

Il risultato è cronaca di questi mesi: i medici, se non riscontrano qualche indicazione contraria, non eseguono il cesareo e ciò talvolta comporta gravi conseguenze, anche mortali, per il feto e per la madre. Alla base c’è ovviamente l’inefficenza e l’incompetenza dei dottori nel non saper riconoscere situazioni in cui è opportuno non procedere col parto naturale, ma credo che il problema stia anche più a monte.

Che senso ha informare la partoriente se poi non le si riconosce nessun diritto di scelta?

Non vedo perché se una donna, ben informata, opta per un parto cesareo, ciò le debba essere impedito. Per non incrementare le spese, soprattutto quelle di degenza? Ma questa non è una valida ragione. In anni di prelievo fiscale, ci siamo pagate ampiamente le spese di degenza nostre e di almeno un altro paio di partorienti – e se i nostri pubblici amministratori non sono capaci di far quadrare i bilanci, non si vede perché le conseguenze dovrebbero ricadere sui pazienti.

E, ovviamente, vale anche il contrario: se una madre, ben informata, decide di voler portare avanti un parto naturale, pur in presenza di qualche controindicazione, glielo si dovrebbe consentire – salvo, ovviamente, che il medico non ritenga che il pericolo sia davvero troppo alto – ma, anche in tal caso, basterebbe spiegarlo alla partoriente che, se persona sana di mente, di certo opterà per un cesareo

Il problema sta nell’informazione che deve essere reale e non solo proclamata e non può esaurirsi nel far firmare un modulo (scritto piccolo e fitto) in situazioni di emergenza. Bisogna smetterla di considerare il paziente come un oggetto, un animaletto stupido e ottuso che non è in grado di capire né di scegliere. In una situazione di rischio, mi sembra giusto che scelga chi dovrà sopportarne le conseguenze negative e il compito dei medici dovrebbe consistere essenzialmente nel fornire le ragioni che aiutino a scegliere (i.e. nel consigliare).

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