Albani, Si fa come dico io

by Francesca on 08/06/2012

In Si fa come dico io. L’equilibrio di potere tra genitori e figli (Tropea, Milano, 2004), Roberto Albani, pediatra, dispensa utili consigli pedagogici, partendo  da un assunto interessante: non è affatto vero che i bambini (lattanti inclusi) siano esseri indefesi, incapaci di adattarsi. Al contrario, anch’essi possiedono efficaci strumenti di potere e, se abbandonati a se stessi, tendono ad abusarne. Il bebè che soffre di “coliche” tutto il giorno, salvo quando viene preso in braccio o attaccato al seno; il piccolo tiranno che pretende continua attenzione, ostacolando ogni telefonata e/o qualsiasi conversazione tra adulti; il bimbo che non dorme la notte; il consumista sfrenato con cui è impossibile andare al supermercato senza litigare – giusto per fare qualche esempio ben noto ad ogni genitore.

Albani fornisce utili indicazioni per riequilibrare il potere, per il bene di tutti bimbi in primis. E riequilibrare il potere significa non solo imporre limiti ai bambini perché non ne abusino, ma anche – e qui c’è la parte più dolente – autoimporsi dei limiti come genitori per non abusarne. Albani, in effetti, è estremamente critico nei confronti dei sistemi educativi della società italiana, caratterizzati in generale da un eccesso di apprensione e protettività, che, da un lato, porta spesso a cedere e a tollerare comportamenti intolllerabili (come quelli di cui sopra) e, dall’altro, conduce ad opprimere e tiraneggiare i figli su temi, non così importanti, come il vestiario (copriti!) e il cibo (mangia!). Tutto ciò, secondo Albani, a scapito di uno sviluppo armonico della personalità dei bambini i quali, da un lato, crescendo senza regole e senza limiti saldi, tendono a sviluppare una personalità egoista, egocentrica ed eccessivamente assertiva, e, dall’altro, si vedono trattati e, di conseguenza, si percepiscono, come soggetti non autonomi, neppure in grado di riconosce i bisogni del proprio corpo.

A me questo libro è piaciuto – sicuramente perché era già in linea con la mia filosofia generale (che, come dice qualche amica, è un po’ tedesca). Ma, del resto, sono convinta che le osservazioni di Albani siano inconfutabili. Prendiamo il sonno, ad esempio. In molti sono convinti che si debba sempre accorrere ad ogni vagito del bambino, cullarlo, prenderlo in braccio, ecc. (intendo: anche quando è chiaro che non è malato e che non ha fame). Ebbene, nel 99% delle ipotesi, quando si agisce in questo modo, il comportamento del bambino tende a ripetersi: il bimbo o il bebè tende a non dormire di notte e a chiamare in continuazione. E indovinate un po’? Una famiglia che non dorme la notte è non molto meno serena di una che dorme.

Certo, lo ammetto, anch’io risento dei luoghi comuni della nostra cultura e, su alcuni punti, tendo indubbiamente a commettere quello che Albani definirebbe un abuso di potere. Il mio problema, il mio peccato originario, è il cibo – come molte mamme italiane, sono convinta di avere un figlio che non mangia (o, meglio, che mangia poco e male). Ecco, qui devo migliorare – anche perché sono costretta ad ammettere che finora la mia insistenza in fatto alimentare non ha condotto ad alcun miglioramento: anzi, semmai s’è instaurato un monotono repertorio per cui più io insisto, meno lui mangia e sperimenta. Certo, anche qui direi che ci vogliono regole – quando ti chiamo vieni a tavola – ma poi se non vuoi mangiare, non mangiare. Facile a dirsi, ma ci proverò.

Leave a Comment

Previous post:

Next post: