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	<title>Francesca Poggi &#187; film</title>
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	<description>dell&#039;inutilità irreversibile del tempo</description>
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		<title>La filosofia dei teletubbies</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 20:34:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[telefilm]]></category>
		<category><![CDATA[teletubbies]]></category>

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		<description><![CDATA[Ultimamente si pubblicano sempre più spesso libri che trattano de &#8220;La filosofia di (&#8230;)&#8221; qualsiasi cosa &#8211; tra le prime opere di questo filone ricordo lo splendido Winnie Pooh e la filosofia: da Platone a Popper di John Tyerman Williams, dove era evidente una nota (fortemente) ironica, poi misteriosamente scomparsa nelle successive opere dello stesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><span class="drop_cap">U</span>ltimamente si pubblicano sempre più spesso libri che trattano de &#8220;La filosofia di (&#8230;)&#8221; qualsiasi cosa &#8211; tra le prime opere di questo filone ricordo lo splendido <em>Winnie Pooh e la filosofia: da Platone a Popper</em> di John Tyerman Williams, dove era evidente una nota (fortemente) ironica, poi misteriosamente scomparsa nelle successive opere dello stesso genere, che paiono prendersi piuttosto sul serio (nel goffo tentativo di nascondere gli interessi meramente economici dei loro autori). E allora ecco a voi</p>
<h2>La filosofia dei Teletubbies</h2>
<p style="text-align: left;"><em>Avvertenza</em><em>: prima di procedere con la lettura è vivamente consigliata la visione, per almeno due ore, di uno stesso episodio, onde raggiungere il grado necessario di competenza ed estraniamento mentale. Il breve video che segue NON è in alcun modo da considerarsi sostitutivo di tale<strong> </strong>dolorosa e imprescindibile visione<strong> </strong>(perchè, comunque, la filosofia non è per tutti!)</em><em><strong><br />
</strong></em></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/3ichQOqbewA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/3ichQOqbewA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>I teletubbies sono 4. </strong>Fatto importante, che viene ripetutamente sottolineato, all&#8217;inizio di ogni episodio, al grido di <em>&#8220;Sììì 4!&#8221;.</em> Il numero 4 nell&#8217;<a href="http://www.scienze-esoteriche.com/scienza-dei-numeri/significato-numero-4.php">oroscopo numerologico</a> indica persone metodiche, pigre e lente, pratiche e costanti, nella <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_Smorfia">cabala</a> corrisponde al maiale (<em>&#8216;o puorco</em>), mentre, nella<a href="http://www.mitiemisteri.it/esoterismo/numeri/quattro.html"> simbologia esoterica</a> è il numero dei 4 elementi (e, quindi, della natura), nonché dei punti cardinali (e, quindi, dell&#8217;ordine che l&#8217;uomo impone alla natura) &#8211; insomma: porci, natura, artificio, pigrizia e costanza. Tutti elementi che, come ormai vi sarà chiaro dopo le vostre due ore (MINIMO) di visione, sono centrali nella struttura narrativa della serie &#8211; anche se non sarà di certo sfuggita una citazione volutamente distorta di <em>Vita in comune </em>di Kafka (dove gli amici in effetti erano 5, ma, se consideriamo anche Noo-noo &#8211; o Nu-nu &#8211; i conti tornano).</p>
<p><img src="http://msp270.photobucket.com/albums/jj86/coolhannahbug/Teletubbies.jpg" alt="teletubbies" /></p>
<p style="text-align: left;"><strong>La natura</strong>. I teletubbies vivono &#8220;sulle alte colline non molto lontano&#8221; (chiara minaccia ed avvertimento a guardarsi le spalle, perché potrebbero essere dietro l&#8217;angolo, ai margini delle nostre città); immersi nel verde (anche se il tempo normalmente è piuttosto nuvoloso), circondati da coniglietti (che stranamente non si vedono mai accoppiarsi tra loro, ci torneremo), da fiori che parlano (poco e male), e perennemente sorvegliati da un sole con la faccia da bambino tedesco che emette gorgoglii ipnotici.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Ma la natura è accompagnata da tecnologia</strong> (e, quindi, artificio) in un rapporto solo superficialmente equilibrato ed armonico. La casetta dei teletubbies (perfettamente mimetizzata nella collina, per evidenti ragioni di tattica bellica) è totalmente automatizzata, a partire dalle porte, fino alle macchine per la pappa e i toast (invero, non sempre funzionanti).</p>
<p style="text-align: left;"><strong>L&#8217;unico altro essere pensante</strong> (ma, già lo so, il punto potrebbe essere controverso) è il già citato Noo-noo &#8211; o Nu-nu &#8211; un aspirapolvere azzurro che ricorda vagamente un elefante e che svolge mansioni servili in un rapporto di totale sottomissione, solo sporadicamente compensato da &#8220;tante coccole&#8221;.</p>
<p><img src="http://users.telenet.be/kiddies/noonoo.jpg" alt="noo-noo teletubbies" /></p>
<p style="text-align: left;"><strong>E&#8217; dubbio se Nu-nu simbolizzi la tecnologia</strong> che serve l&#8217;uomo (come vorrebbe l&#8217;ipotesi più benevola), oppure entrambi i genitori (o solo quello affidatario), o, ancora, lo schiavo buono, il diverso (Nu-nu non è un teletubbies) che, in quanto diverso, viene relegato a servire, e il cui ruolo, per quanto fondamentale nell&#8217;economia del sistema (Nu-nu fa i letti e pulisce), non viene in alcun modo riconosciuto (i teletubbies sono 4!, non c&#8217;è posto per il Nu-nu).</p>
<p style="text-align: left;">Le ultime due ipotesi, probabilmente, sono le più fondate e, in effetti, non si escludono a vicenda. Anche perché <strong>la tecnologia non è affatto asservita ai teletubbies</strong>, come testimoniano non solo le frequenti<strong> </strong>rivolte delle macchine (dei toast e della pappa), ma anche gli inquietanti tubi che lacerano l&#8217;erba del terreno per cantare filastrocche lisergiche e, soprattutto, per scandire la giornata dei teletubbies &#8211; spedendoli a letto o, meglio, nel buco, quando è l&#8217;ora. Insomma, nonostante le apparenze, sono le macchine a comandare.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/yfYP56ziEU4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/yfYP56ziEU4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: left;"><strong>I teletubbies sono pigri</strong> &#8211; non solo non fanno quasi nulla per tutto il giorno (è il Nu-nu che fa tutto il lavoro) e passano il tempo a salutarsi tra loro, ma quel poco che fanno non lo fanno per loro libera scelta, bensì perché una misteriosa voce (Dio? Satana?) glielo ordina. Avrete certamente notato che la voce narra le azioni dei teletubbies impiegando l&#8217;imperfetto prima che queste azioni si compiano (&#8220;Laa-Laa apriva la porta&#8221; dice la voce prima che Laa-Laa apra davvero la porta). Non c&#8217;è spazio per il libero arbitrio a teletubbylandia e questo non perché tutto sia già deciso, bensì per pura ignavia.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Sulla costanza</strong> non vi intratterrò a lungo: se avete visto anche molto meno delle due ore (vivamente) consigliate, saprete già che i teletubbies devono sempre fare la stessa cosa tutti e quattro in sequenza, ci volesse mezz&#8217;ora per aprire e chiudere per quattro volte una porta.</p>
<p style="text-align: left;">Passiamo quindi al tema più controverso: <strong>sono porci i teletubbies?</strong></p>
<p style="text-align: left;">Nella versione inglese non è esplicito che i teletubbies abbiano sesso, tuttavia:</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Laa-Laa</strong> (quella gialla) è sicuramente una femmina e <strong>Dipsy</strong> (quello verde acido) è sicuramente una maschio (come evidenziato dal simbolo fallico che gli sovrasta il capo) e sicuramente abusa di droghe sintetiche.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Po</strong>, chissà perché, nella versione italiana è una femmina (forse perché il suo monopattino, oltre che azzurro, è rosa?).</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Tinky Winky</strong> avrebbe tranquillamente potuto essere una femmina (gira con una borsetta rossa!), ma invece in Italia l&#8217;hanno fatto maschio &#8211; e lo stesso deve essere accaduto in Polonia, visto che nel 2007 la parlamentare polacca Ewa Sowinska, deputata del partito cattolico conservatore Lega delle famiglie polacche <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Teletubbies#Controversie">ha accusato Tinky Winky di diffondere l&#8217;omosessualità</a>.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/S-1wnozYdLA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/S-1wnozYdLA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Ma il sesso dei teletubbies non è in alcun modo importante</strong>, benché gli esserini si scambino in continuazione &#8220;tante coccole&#8221;, nessuno, se non un cattolico polacco, potrebbe scambiare questi abbracci e bacetti per effusioni sessuali. A ben vedere è proprio questa l&#8217;oscenità dei teletubbies: questa totale rimozione della sessualità che è presente proprio nella sua assenza, nella forma di un pensiero costante dello stesso spettatore (ma perché i coniglietti non si accoppiano mai?)</p>
<p style="text-align: left;">Questa analisi può, forse, contribuire a chiarire, almeno in parte,<strong> </strong>il disagio degli adulti di fronte a questa serie tv infantile:<strong> predominio dispotico della tecnologia, oscenità sessuale e, soprattutto, totale assenza di libertà</strong> &#8211; il Nu-Nu è schiavo dei teletubbies, i teletubbies sono schiavi dei tubi e della Voce, i genitori sono schiavi dei loro figli che li costringono a guardare per un tempo che pare interminabile questi noiosissimi episodi.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Ma molte altre questioni restano irrisolte</strong>: ad esempio, che rapporto c&#8217;è tra i tubi e la voce? E la girandola, che ha la chiara funzione di sottolineare ogni evento ed ogni cambiamento di piano narrativo, è l&#8217;<em>alter ego</em> della voce, dei tubi o di entrambi? E perché all&#8217;improvviso appaiono sulle pancette tonde dei teletubbies dei bambini urlanti in giornate uggiose e fredde (quando è chiaro che tutti i nostri figli detestano queste svolte narrative)?</p>
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		<title>Wanted &#8211; scegli il tuo destino</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jul 2008 12:13:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[fumetti]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Wanted]]></category>

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		<description><![CDATA[regia di Timur Bekmambetov
USA 2008con James McAvoy, Morgan Freeman, Angelina Jolie

Tra tutti i film tratti da fumetti che in questo periodo stanno invadendo le sale cinematografiche, Wanted, ispirato all&#8217;omonima miniserie scritta da Mark Millar e disegnata da J. G. Jones, è decisamente uno dei migliori: dialoghi passabili, trama solida, recitazione convincente, spettacolari scene d&#8217;azione ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div style="text-align: right;">regia di Timur Bekmambetov</div>
<div style="text-align: right;">USA 2008<br />con James McAvoy, Morgan Freeman, Angelina Jolie</p>
<div style="text-align: left;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_0nclneY8j1M/SHijwVj3HvI/AAAAAAAAAV4/QEVC9BlJfPA/s1600-h/wanted1.JPG"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_0nclneY8j1M/SHijwVj3HvI/AAAAAAAAAV4/QEVC9BlJfPA/s400/wanted1.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5222103818752696050" border="0" /></a></p>
<p>Tra tutti i film tratti da fumetti che in questo periodo stanno invadendo le sale cinematografiche, <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">Wanted</span>, ispirato all&#8217;omonima miniserie<span> scritta da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mark_Millar" target="_blank">Mark Millar</a> e disegnata da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/J._G._Jones">J. G. Jones</a>, è decisamente uno dei migliori: dialoghi passabili, trama solida, recitazione convincente, spettacolari scene d&#8217;azione ed una bellissima (e magrissima) <a href="http://www.angelina-jolie.it/index.html">Angelina Jolie</a>.</p>
<p></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_0nclneY8j1M/SHij8b6Af2I/AAAAAAAAAWA/uz6QXgcIcug/s1600-h/wanted_fumetti.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_0nclneY8j1M/SHij8b6Af2I/AAAAAAAAAWA/uz6QXgcIcug/s400/wanted_fumetti.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5222104026614628194" border="0" /></a><br /><span><br />Intendiamoci, anche questo film non si discosta per nulla dalla generale tendenza a considerare il <span style="font-weight: bold;">genere fumettistico</span> come un&#8217;occasione per metter su un <span style="font-weight: bold;">baracone di rumorosi e strabilianti effetti speciali</span>, anziché sfruttarne appieno le potenzialità di strumento d&#8217;analisi sociale e psicologica. Ma almeno il film è godibile e non ci si annoia.</p>
<p></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_0nclneY8j1M/SHijsKkFcII/AAAAAAAAAVw/-GIQDXBOpMk/s1600-h/angiew.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_0nclneY8j1M/SHijsKkFcII/AAAAAAAAAVw/-GIQDXBOpMk/s400/angiew.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5222103747081367682" border="0" /></a><br />Il regista russo-kazako <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Timur_Bekmambetov">Timur Bekmambetov</a> dirige un film quanto mai <span style="font-weight: bold;">americano</span> e <span style="font-weight: bold;">non solo nella forma</span>: la morale della favola (assolutamente palese, come si addice al genere) altro non è se non <span style="font-weight: bold;">l&#8217;ennesima rifrittura del vecchio </span><span style="font-style: italic; font-weight: bold;">American Dream</span>.<br />In sintesi, qualsiasi mediocre, patetico, sfigato può un giorno scoprirsi &#8220;super-eroe&#8221; e innalzarsi al di sopra del gregge. Come recita il tiolo, basta saper <span style="font-weight: bold;">scegliere il proprio destino</span> &#8211; anche se non può sfuggire, neppure allo spettatore più distratto, come gli ordini del destino non siano mai contestati e siano invece le autorità umane, i potenti che nessuno controlla, ad incarnare il ruolo dei cattivi-corrotti.</p>
<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_0nclneY8j1M/SHiqKBcQAsI/AAAAAAAAAWI/vvnstXf-740/s1600-h/AngelinaJolie_Wanted1_large.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_0nclneY8j1M/SHiqKBcQAsI/AAAAAAAAAWI/vvnstXf-740/s400/AngelinaJolie_Wanted1_large.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5222110857098429122" border="0" /></a></p>
<p>Per chi volesse saperne di più rinvio a</p>
<p>il <a href="http://www.mymovies.it/trailer/?id=54890">trailer italiano</a><br />la <a href="http://www.angelina-jolie.it/wanted.html">mia recensione</a><br />il blog di <a href="http://joliemania.blogspot.com/search/label/wanted">joliemania</a></div>
<div style="text-align: left;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p></div>
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		<title>Profumo, storia di un assassino</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 09:04:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Das Parfum]]></category>
		<category><![CDATA[profumo]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[tom tykwer]]></category>

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Regia di Tom Tykwertitolo originale: Das Parfum &#8211; Die Geschichte eines Mörders Germania/Spagna/Francia/Usa 2006 2h e 27&#8242;
 

Recensione di Giorgio Maniaci
Noi siamo ciò che sentiamo. Anzi, noi siamo gli “odori che sentiamo”.
Gli odori, i profumi non sono una sensazione passeggera che lambisce i recettori olfattivi, il cervello, la memoria per poi scomparire. Gli odori influenzano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div style="text-align: left;">
<div style="text-align: right;"></div>
<div style="text-align: right;">Regia di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tom_Tykwer">Tom Tykwer</a><b><br /></b>titolo originale:<b> </b><span style="font-style: italic;">Das Parfum &#8211; Die Geschichte eines Mörders</span><br /><!-- nazionalità --> Germania/Spagna/Francia/Usa 2006<br /><!--durata del film --> 2h e 27&#8242;</p>
<p><!-- genere --> </div>
<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_0nclneY8j1M/SHMu5mFN9mI/AAAAAAAAAVI/eXbaiETZXtg/s1600-h/profumo1.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_0nclneY8j1M/SHMu5mFN9mI/AAAAAAAAAVI/eXbaiETZXtg/s400/profumo1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5220567960062391906" border="0" /></a></p>
<p><span style="font-style: italic; font-weight: bold;">Recensione di Giorgio Maniaci</span></p>
<p>Noi siamo ciò che sentiamo. Anzi, <span style="font-weight: bold;">noi siamo gli “odori che sentiamo”</span>.
<div style="text-align: left;">Gli odori, i profumi non sono una sensazione passeggera che lambisce i recettori olfattivi, il cervello, la memoria per poi scomparire. Gli odori influenzano il nostro modo di vedere le cose, <span style="font-weight: bold;">i nostri giudizi</span> su ciò che è vero e falso, ciò che è giusto e sbagliato, ciò che è bello o brutto. Non solo la ragione è schiava delle passioni, ma tutte le passioni, i sentimenti sembrano ruotare intorno ai profumi che percepiamo, compreso l’amore.<br />Questa sembra essere la <span style="font-weight: bold;">Weltanschauung</span> di fondo, implicita, nascosta, di feuerbachiana memoria, di “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Profumo_-_Storia_di_un_assassino">Profumo – Storia di un assassino</a>” di Tom Tykwer.</p>
<p>Il film narra la storia di <span style="font-weight: bold;">Jean-Baptiste Grenouille</span> (un bravissimo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ben_Whishaw">Ben Whishaw</a>), vissuto nella <span style="font-weight: bold;">Francia del XVIII</span> secolo come uno schiavo, senza amore, istruzione, dignità, educazione morale.</p>
<p>Angelo e demone, uomo e “animale”, genio e assassino, Jean-Baptiste scopre ben presto di essere dotato di un <span style="font-weight: bold;">dono straordinario</span>: è capace di sentire odori a chilometri di distanza, di percepire olezzi che nessuno sente, di distinguere un profumo di arancio tra mille miasmi puzzolenti, di distillare profumi che elevano lo spirito umano fino al paradiso.</p>
<p>Ma una <span style="font-weight: bold;">maledizione </span>lo tormenta fin dal giorno della nascita. Nessuno, infatti, che sia venuto in contatto con lui rimane vivo. A cominciare da sua madre, impiccata, per avere tentato di ucciderlo, dopo averlo dato alla luce. Apparentemente <span style="font-weight: bold;">incapace di amare </span>e soprattutto di essere amato – <span style="font-weight: bold;">Grenouille non emana alcun odore</span> e nessuno riesce ad amarlo, a desiderare chi è olfattivamente “invisibile” – Grenouille sembra avere una sola ossessione, quella di catturare, conservare l’odore, l’essenza delle fanciulle amate, desiderate. Anche a costo di rapire e uccidere l’oggetto del suo desiderio, trasformandosi in un pericoloso <span style="font-weight: bold;">serial-killer</span>.</p>
<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_0nclneY8j1M/SHMwerJxWsI/AAAAAAAAAVQ/1B7ycLSIlK4/s1600-h/profumo2.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_0nclneY8j1M/SHMwerJxWsI/AAAAAAAAAVQ/1B7ycLSIlK4/s400/profumo2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5220569696590453442" border="0" /></a></p>
</div>
<p>Inseguendo la sua ossessione, infatti, Grenouille distilla dal corpo di tredici bellissime fanciulle altrettante essenze, tredici note che mischiate insieme danno vita ad un <span style="font-weight: bold;">profumo paradisiaco</span>, alchemico, capace di tramutare l’odio feroce di un padre (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alan_Rickman">Alan Rickman</a>), cui ha ucciso la figlia (la bellissima <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rachel_Hurd-Wood">Rachel Hurd-Wood</a>), in devozione, la rabbia in dolcezza, il terrore in serenità. Capace di tramutare una massa urlante di odio e vendetta che vuole vederlo giustiziato, una massa intrisa di ignoranza, superstizione, e pregiudizi d’ogni genere, in un’<span style="font-weight: bold;">orgia dionisiaca</span>, una marea di eccitazione, passione e amore incondizionato cui non importa l’età, il sesso, l’abito della persona amata o desiderata.</p>
<p>Come Prometeo, <span style="font-weight: bold;">Grenouille è un “traghettatore”</span>, un angelo decaduto che vive in due mondi, quello dei comuni mortali, e il mondo degli odori, del loro potere, dei sentimenti, delle sensazioni che sono capaci di suscitare, un <span style="font-weight: bold;">Prometeo</span> capace di portare agli uomini non il fuoco che forgerà le spade, piuttosto un nettare capace di sciogliere i lacci che in ciascun uomo legano il bene al male, affinché il male – la violenza, l’odio – venga oscurato, cacciato, sconfitto, e l’amore incondizionato trionfi.<br />E proprio l’amore, la passione amorosa, <span style="font-weight: bold;">il desiderio irresistibile e sempre frustrato di amare ed essere amato</span>, sembrano portare Grenouille alla realizzazione del suo piano demoniaco.</p>
<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_0nclneY8j1M/SHMxxfg_bJI/AAAAAAAAAVY/eQnXYXhopE0/s1600-h/profumo4.aspx"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_0nclneY8j1M/SHMxxfg_bJI/AAAAAAAAAVY/eQnXYXhopE0/s400/profumo4.aspx" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5220571119395761298" border="0" /></a></p>
<p>Non era facile per il regista Tom Tykwer tradurre in immagini il segreto mondo degli odori abitato da Grenouille. Ma il regista di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lola_corre"><span style="font-style: italic;">Lola corre</span></a> è in questo abilissimo e lo fa ora attraverso un <span style="font-weight: bold;">montaggio rapido</span>, <span style="font-weight: bold;">vorticoso</span> – mirabile in tal senso la scena del mercato del pesce di Parigi – fatto di zoommate, ralenti, blow up su merluzzi fatti a pezzi, maiali sgozzati, parrucche incipriate, teste di pesce tagliate, incunaboli sfogliati, profumi ostentati, conigli scuoiati, frutta barocca, mele marce, topi che rovistano nella carne, spezie colorate, ubriachi che vomitano, coltelli che tagliano il cuoio…</p>
<p>Ora attraverso <span style="font-weight: bold;">lenti e continui movimenti di macchina</span>, accompagnati da una musica celestiale (in parte scritta dallo stesso Tykwer), leggeri come un alito di vento che si sparge sui corpi delle ragazze uccise, i corpi su cui meticolosamente Grenouille sparge e poi estrae grasso animale per prendere il loro odore, movimenti che come brezza planano su mille bocche, mani, braccia, baci, carezze, rotondità nell’<span style="font-weight: bold;">orgia sterminata di corpi e colori</span>.</p>
<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_0nclneY8j1M/SHMypQF5kDI/AAAAAAAAAVo/fNN1IV1WQa0/s1600-h/profumo3.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_0nclneY8j1M/SHMypQF5kDI/AAAAAAAAAVo/fNN1IV1WQa0/s400/profumo3.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5220572077328273458" border="0" /></a></p>
<p>Non sembra, in conclusione, che in un film in cui dominano – letteralmente – le passioni, le sensazioni, che celebra il potere della materia sullo spirito, del corpo sulla mente, ci sia posto per una “<span style="font-weight: bold;">morale</span>”.<br />Ma l’apparenza inganna. Poiché ad uno spettatore attento non può sfuggire la cronaca di un mondo (fortunatamente) perduto e colpevole, dove <span style="font-weight: bold;">la ricerca della verità è intrisa di tortura e superstizione religiosa</span>, dove l’amore paterno si trasforma in oppressione, dove nascono e crescono <span style="font-weight: bold;">centinaia di schiavi</span> senza passato né futuro, capaci di uccidere per un nonnulla, né può sfuggire lo sguardo malinconico di una ragazza, la tredicesima vittima, che preferisce rassegnarsi alla morte violenta per mano di Grenouille, piuttosto che seguire un destino di schiavitù voluto dal padre in un matrimonio infelice e senza amore.</div>
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		<title>Into the Wild</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 10:23:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[emile hirsch]]></category>
		<category><![CDATA[into the wild]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[sean pean]]></category>

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		<description><![CDATA[Into the Wild (2007), regia di Sean Pen

D&#8217;accordo: le scelte di regia sono talvolta discutibili (come la divisione in due o tre parti dello schermo o la scrittura del protagonista che compare sopra le immagini), il film è un tripudio di buoni sentimenti, dove domina una visione ottimistica dell&#8217;umanità, e ci sono perfino accenni a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><a style="font-style: italic;" href="http://www.intothewild.com/"><span style="font-weight: bold;">Into the Wild</span></a> (2007), regia di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sean_Penn">Sean Pen</a></p>
<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_0nclneY8j1M/R6riMKjNrTI/AAAAAAAAAOg/QbmBaj5Tdg0/s1600-h/into1.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_0nclneY8j1M/R6riMKjNrTI/AAAAAAAAAOg/QbmBaj5Tdg0/s320/into1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5164188621352054066" border="0" /></a></p>
<p>D&#8217;accordo: le scelte di regia sono talvolta discutibili (come la divisione in due o tre parti dello schermo o la scrittura del protagonista che compare sopra le immagini), il film è un tripudio di buoni sentimenti, dove domina una visione ottimistica dell&#8217;umanità, e ci sono perfino accenni a dio &#8211; <span style="font-weight: bold;">eppure mi è piaciuto tantissimo</span>.<br />La <span style="font-weight: bold;">fotografia</span> (di <a href="http://www.repubblica.it/trovacinema/scheda_personaggio.jsp?idContent=156878">Eric Gautier</a>) è <span style="font-weight: bold;">spettacolare</span>, la storia commuovente e mai scontata, e tutto il film è un inno ad una concezione estrema e anticonvenzionale della <span style="font-weight: bold;">libertà</span>.</p>
<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_0nclneY8j1M/R6rnGqjNrUI/AAAAAAAAAOo/QYrJEG_Cm40/s1600-h/into2.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_0nclneY8j1M/R6rnGqjNrUI/AAAAAAAAAOo/QYrJEG_Cm40/s320/into2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5164194024420912450" border="0" /></a></p>
<p>Tratto dal libro <strong style="font-style: italic; font-weight: normal;">Nelle terre estreme</strong><span style="font-style: italic;"> </span>di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jon_Krakauer">Jon Krakauer</a> e ispirato ad una <span style="font-weight: bold;">storia vera</span>,  <span style="font-style: italic;">Into the Wild </span>racconta le vicende di Christopher McCandless (interpretato da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Emile_Hirsch">Emile Hirsch</a>), un ragazzo di 23 anni che, dopo essersi diplomato al College, decide di abbandonare tutto (il suo nome, la sua famiglia, i soldi, la carriera), per inseguire la vita e l&#8217;avventura lontano dalle costrizioni sociali, inesorabilmente attratto dalla <span style="font-weight: bold;">natura selvaggia e solitaria dell&#8217;Alaska</span>.<br />Il film rende bene la personalità complessa di Chris (ribattezzatosi e rinato &#8216;Alexander Supertramp&#8217;): un giovane in cerca di se stesso, ma anche in fuga dalla famiglia, ossessionato dall&#8217;ossessione di una meta, &#8220;<span style="font-style: italic;">senza mai un pensiero non al denaro, non all&#8217;amore, nè al cielo</span>&#8220;.<span style="font-style: italic;"></span><br />Non so se abbia davvero trovato nelle terre estreme quello che cercava &#8211; l&#8217;impressione piuttosto è che il cercare fosse già la meta<span style="font-style: italic;">.</span></p>
<p>Bellissima la <span style="font-weight: bold;">colonna sonora</span> ed estremamente convincente l&#8217;interpretazione di Emile Hirsch (candidato al Golden Globe 2008).</p>
<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_0nclneY8j1M/R6ru_ajNrWI/AAAAAAAAAO4/DpU_xRXdDYo/s1600-h/sm_emilehirsch.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_0nclneY8j1M/R6ru_ajNrWI/AAAAAAAAAO4/DpU_xRXdDYo/s320/sm_emilehirsch.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5164202695959883106" border="0" /></a><br />Uscita dal cinema, Milano sembrava davvero opprimente.     <em></em></p>
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		<title>contro il doppiaggio</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jan 2008 13:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[doppiaggio]]></category>
		<category><![CDATA[lingua originale]]></category>

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		<description><![CDATA[Basta, non ne posso più!
Sarebbe ora che tutti gli appassionati di cinema iniziassero incessantemente a lamentarsi e a creare un serio movimento di opinione contro la pessima abitudine italiana di doppiare i film stranieri (o, per lo meno, certi film).
Per rendersi conto di quanto sia ridicolo, di quanto possa rovinare un film, è sufficiente guardare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_0nclneY8j1M/R4DoEg3xNXI/AAAAAAAAAKE/LDSB13-D4hc/s1600-h/capote.jpeg"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_0nclneY8j1M/R4DoEg3xNXI/AAAAAAAAAKE/LDSB13-D4hc/s320/capote.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5152373137952814450" border="0" /></a><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_0nclneY8j1M/R4Dn9A3xNWI/AAAAAAAAAJ8/8RgzuolnKfY/s1600-h/babel.jpeg"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_0nclneY8j1M/R4Dn9A3xNWI/AAAAAAAAAJ8/8RgzuolnKfY/s320/babel.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5152373009103795554" border="0" /></a><br /><span style="font-weight: bold;">Basta</span>, non ne posso più!</p>
<p>Sarebbe ora che tutti gli appassionati di <span style="font-weight: bold;">cinema</span> iniziassero incessantemente a lamentarsi e a creare un serio movimento di opinione contro la <span style="font-weight: bold;">pessima abitudine</span> italiana di <span style="font-weight: bold;">doppiare </span>i film stranieri (o, per lo meno, certi film).</p>
<p>Per rendersi conto di quanto sia <span style="font-weight: bold;">ridicolo</span>, di quanto possa <span style="font-weight: bold;">rovinare un film</span>, è sufficiente guardare un&#8217;opera italiana (o anche inglese) doppiata in un&#8217;altra lingua straniera (ad esempio in spagnolo): raccapricciante!  Mi vengono ancora i brividi al ricordo di Marcello Mastroianni doppiato in castigliano in <span style="font-style: italic;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_dolce_vita">La dolce vita</a> </span>o<span style="font-style: italic;"> </span>di Julia Roberts che parla catalano in <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/My_Best_Friend%27s_Wedding"><span style="font-style: italic;">My best friend&#8217;s wedding</span></a>.</p>
<p>Come minimo il doppiaggio<span style="font-weight: bold;"> distorce la recitazione</span>, rendendo il pubblico incapace di valutare appieno le prestazioni degli attori. E spesso i suoi effetti sono ancora più deleteri.<br /><span style="font-weight: bold;">Due esempi eclatanti</span>.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Babel_%28film%29"><span style="font-weight: bold; font-style: italic;">Babel</span></a> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alejandro_Gonz%C3%A1lez_I%C3%B1%C3%A1rritu" title="Alejandro González Iñárritu">Alejandro González Iñárritu</a><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alejandro_Gonz%C3%A1lez_I%C3%B1%C3%A1rritu">.</a> Qui il titolo &#8220;parla&#8221; da solo: Babel, cioè una babele di culture, di punti di vista, ma anche di lingue (inglese, arabo, spagnolo e giapponese). Una varietà e una confusione di idiomi che, nella versione nostrana, sono andate completamente distrutte, ridicolizzate da doppiatori italiani che tentavano confusamente di scimmiottare l&#8217;accento arabo o spagnolo (in quest&#8217;ultimo caso mi è sembrato addirittura che lo si facesse con una cadenza veneta).</p>
<p>Il recente <a href="http://filmup.leonardo.it/sc_yasaminkiyisinda.htm"><span style="font-style: italic; font-weight: bold;">Ai confini del Paradiso</span></a> (Yaşamın Kıyısında) di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fatih_Akin">Fatih Akin</a>: una storia ambientata tra Germania e Turchia, con immigrati turchi di prima e seconda generazione che parlano più o meno agevolmente tedesco e turco. Anche in questo caso l&#8217;eterogeneità e le difficoltà linguistiche, che costituiscono una parte integrante della trama, sono completamente perse nel doppiaggio italiano &#8211; ma, per lo meno, i doppiatori non si sono cimentati in ardue imitazioni dell&#8217;accento turco.<br />Peraltro il concetto di &#8216;Paradiso&#8217; non ha nulla a che fare con  la storia così come non ha nulla a che fare con il titolo che, in lingua originale, significa <span style="font-style: italic;">Dall&#8217;altra parte</span>. Del resto <span style="font-weight: bold;">storpiare i titoli</span> di Fatih Akin è ormai un&#8217;abitudine: basti pensare che <a href="http://www.jgcinema.org/pages/view.php?cat=recensioni&amp;id=4&amp;id_film=4&amp;id_dossier=0"><em>Gegen die Wand</em></a>, ossia <span style="font-style: italic;">Contro il muro</span>, è stato distribuito in Italia col titolo <span style="font-style: italic;">La sposa turca</span>!<br />Ricordo, all&#8217;uscita del cinema,  un signore un pò perplesso &#8220;Mi aspettavo tutt&#8217;altro genere di film &#8211; diceva &#8211; credevo fosse una commediola&#8221;</p>
<p>O, ancora, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Philip_Seymour_Hoffman">Philip Seymour Hoffman</a> ha studiato a fondo il peculiare modo di parlare di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Truman_Capote">Truman Capote</a> per la sua interpretazione in <strong><a href="http://www.jgcinema.org/pages/view.php?cat=recensioni&amp;id=303&amp;id_film=116&amp;id_dossier=0"><span style="font-style: italic; font-weight: normal;">Truman Capote &#8211; In cold blood</span></a> &#8211; </strong>uno sforzo artistico che gli spettatori italiani non hanno certo potuto apprezzare.</p>
<p>E ancora: pare che <a href="http://www.angelina-jolie.it/index.html">Angelina Jolie</a> per sostenere il ruolo di Mariane Pearl in <a href="http://joliemania.blogspot.com/search/label/a%20mighty%20heart"><span style="font-style: italic;">A mighty Heart</span></a>, abbia studiato per mesi l&#8217;accento della giornatista francese &#8211; la doppiatrice, invece, ogni tanto l&#8217;accento lo esaspera e ogni tanto se ne dimentica del tutto.</p>
<p>E gli esempi potrebbero moltiplicarsi, ancora, ancora e ancora.</p>
<p>A favore del doppiaggio si sostiene spesso che la distribuzione in lingua originale diminuirebbe sensibilmente i <span style="font-weight: bold;">profitti cinematografici</span>, che la maggioranza del pubblico non andrebbe mai a vedere un film non doppiato. Ma forse in Francia si va meno al cinema che in Italia? No, anzi, è vero il contrario.</p>
<p>Certo, le prime volte leggere i <span style="font-weight: bold;">sottotitoli</span> può risultare faticoso: ma poi ci si abitua. Senza parlare del fatto che la visione di film in lingua originale potrebbe aiutare a supplire ai noti problemi di noi italiani nel maneggiare gli idiomi stranieri.<br />Nulla poi vieta un doppio circuito di distribuzione: sia in lingua originale sia con doppiaggio.</p>
<p>Ma ciò richiederebbe uno sforzo che le case distributrici italiane (notoriamente miopi ed inefficienti) non sembrano disposte a compiere e lederebbe gli interessi della lobby dei doppiatori professionisti.<br /><strong></p>
<p><span style="font-style: italic;"></span></strong><span style="font-size:100%;"><strong></strong></span></p>
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		<title>libro d&#8217;oro ossia il più bel libro letto nel 2007</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jan 2008 15:47:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Ayaan Hirsi Ali]]></category>
		<category><![CDATA[consigli lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Infedele]]></category>
		<category><![CDATA[libro d'oro]]></category>
		<category><![CDATA[miglior libro]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[
Tutti gli anni il mio amico Matteo Z. assegna il libro d&#8217;oro, ossia  stabilisce qual&#8217;è il libro più bello che ha letto quell&#8217;anno.
Dal momento che ne ho sempre tratto degli utilissimi consigli per la lettura, ho deciso di pubblicare il suo commento al libro d&#8217;oro di quest&#8217;anno, seguito dall&#8217;albo d&#8217;oro, ossia dalla classifica generale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><a href="http://bp0.blogger.com/_0nclneY8j1M/R30J_A3xNKI/AAAAAAAAAIc/Hr42wTn7MZs/s1600-h/infedele.jpeg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5151284526952035490" style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_0nclneY8j1M/R30J_A3xNKI/AAAAAAAAAIc/Hr42wTn7MZs/s320/infedele.jpeg" border="0" alt="" /></a><br />
Tutti gli anni il mio amico <span style="font-weight: bold;">Matteo Z. </span>assegna il <span style="font-weight: bold;">libro d&#8217;oro</span>, ossia  stabilisce qual&#8217;è il libro più bello che ha letto quell&#8217;anno.<br />
Dal momento che ne ho sempre tratto degli utilissimi <span style="font-weight: bold;">consigli per la lettura</span>, ho deciso di pubblicare il suo commento al libro d&#8217;oro di quest&#8217;anno, seguito dall&#8217;<span style="font-weight: bold;">albo d&#8217;oro</span>, ossia dalla classifica generale dal 1992 ad oggi.</p>
<p>Buona lettura a tutti!</p>
<p><span style="color: #0000ff; font-family: Arial; font-size: 100%;">Prima di annunciare il vincitore un ricordo per <a style="font-weight: bold;" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ryszard_Kapu%C5%9Bci%C5%84ski">Ryszard Kapuscinski</a> straordinario giornalista e scrittore polacco scomparso nel 2007. I suoi libri sull&#8217; Africa (<span style="font-style: italic;">Ebano</span> ha vinto l&#8217;edizione 2000 di questo premio), sulle Repubbliche Sovietiche, sull&#8217;Iran sono dei capolavori di giornalismo vero e vissuto. Consiglio a tutti <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">In viaggio con Erodoto</span><span style="font-style: italic;"> </span>che ho letto quest&#8217;anno e che e&#8217; un vero e proprio manifesto del suo modo di intendere la vita e la professione di giornalista.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff; font-family: Arial; font-size: 100%;">Il mio oscar al miglior libro letto nel 2007 va a <a href="http://www.francescapoggi.com/2008/02/hirsi-ali-infedele/"><span style="font-weight: bold; font-style: italic;">Infedele</span></a> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ayaan_Hirsi_Ali"><span style="font-weight: bold;">Ayaan Hirsi Ali</span></a>.<br />
E&#8217; un&#8217;autobiografia di straordinaria potenza e crudeltà ma anche di grande intelligenza in cui l&#8217;autrice narra il viaggio della sua vita dalla Somalia natia all&#8217;Olanda, in cui verrà eletta in Parlamento, attraverso Arabia Saudita, Kenya, Etiopia e della sua presa di coscienza dei <span style="font-weight: bold;">diritti individuali inalienabili</span> di ogni donna e di ogni persona negati da altri uomini, dalla famiglia, dalla società, dalla religione, dall&#8217;idea stessa di dio.<br />
E&#8217; un&#8217;opera appassionante ed illuminante, importantissima per la mia evoluzione personale e non esito a metterla sullo stesso piano dell&#8217;autobiografia di Nelson Mandela.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff; font-family: Arial; font-size: 100%;">Solo per queste ragioni non posso premiare un altro libro meraviglioso che ho avuto il piacere di leggere quest&#8217;anno: <a style="font-style: italic;" href="http://www.mentelocale.it/leggere_scrivere/contenuti/index_html/id_contenuti_varint_19037"><span style="font-weight: bold;">Gente indipendente</span></a>, il capolavoro del nobel islandese <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Halld%C3%B3r_Laxness"><span style="font-weight: bold;">Halldor Laxness</span></a></span><span style="font-family: Arial; font-size: 100%;">.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff; font-family: Arial; font-size: 100%;">Infine, citazioni per il sempiterno ed inesauribile <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Georges_Simenon"><span style="font-weight: bold;">Simenon</span></a> (<span style="font-weight: bold; font-style: italic;">La maison du canal</span> &#8211; ambientato nella campagna fiamminga e&#8217; un vero capolavoro di belgitudine) per <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Joe_Lansdale"><span style="font-weight: bold;">Lansdale</span> </a>che continua ad appassionarmi anche nella sua versione piu&#8217; horror (<span style="font-weight: bold; font-style: italic;">La ragazza dal cuore d&#8217;acciaio</span>; <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">il valzer dell&#8217;orrore</span>) e<span style="font-weight: bold;"> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fred_Vargas">Fred Vargas</a></span> maestra del noir.<br />
Un&#8217;altra delusione (<span style="font-weight: bold; font-style: italic;">La pioggia prima che cada</span>) invece da uno scrittore che ho amato tantissimo quale <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Coe"><span style="font-weight: bold;">Jonathan Coe</span></a>.</span></p>
<p><span style="font-size: 100%;"><br />
</span><span style="color: #0000ff; font-family: Arial; font-size: 100%;">Ecco l&#8217;<span style="font-weight: bold;">albo d&#8217;oro</span> :</span></p>
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<li>
<ul><span style="font-family: Courier New; font-size: 85%;">1992 Cien años de soledad &#8211; G. Garcia Marquez</span><br />
<span style="font-family: Courier New; font-size: 85%;">1993 Confieso que he vivido &#8211; P. Neruda</span><br />
<span style="font-family: Courier New; font-size: 85%;">1994 La guerra dei poveri &#8211; N. Revelli</span><br />
<span style="font-family: Courier New; font-size: 85%;">1995 Il lungo cammino verso la liberta&#8217;  &#8211; N. Mandela</span><br />
<span style="font-family: Courier New; font-size: 85%;">1996 Il libro dell&#8217;inquietudine &#8211; F. Pessoa</span><br />
<span style="font-family: Courier New; font-size: 85%;">1997 Las venas abiertas de America Latina &#8211; E. Galeano</span><br />
<span style="font-family: Courier New; font-size: 85%;">1998 L&#8217;idiota &#8211; F. Dostoievskij</span><br />
<span style="font-family: Courier New; font-size: 85%;">1999 La conquista dell&#8217;America &#8211; T. Todorov</span><br />
<span style="font-family: Courier New; font-size: 85%;">2000 Ebano &#8211; R. Kapuscinsky</span><br />
<span style="font-family: Courier New; font-size: 85%;">2001 Le particelle elementari &#8211; M. Houellebecq</span><br />
<span style="font-family: Courier New; font-size: 85%;">2002 La famiglia Winshaw &#8211; J. Coe</span><br />
<span style="font-family: Courier New; font-size: 85%;">2003 Pedigree &#8211; G. Simenon</span><br />
<span style="font-family: Courier New; font-size: 85%;">2004 Aspettando i barbari &#8211; J.M. Coetzee</span><br />
<span style="font-family: Courier New; font-size: 85%;">2005 Le correzioni &#8211; J. Franzen<br />
2006 Le fate dell&#8217;inverno &#8211; S.Mannuzzu</span><br />
<span style="font-family: Courier New; font-size: 85%;">2007 Infedele &#8211; Ayaan Hirsi Ali. </span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Courier New; font-size: 85%;"><span style="font-family: times new roman; font-size: 130%;">Sull&#8217;<span style="font-style: italic;">Infedele</span> segnalo anche questa <a href="http://francescapoggi.blogspot.com/2008/02/hirsi-ali-infedele.html">recensione</a></span><br />
</span></p>
</ul>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
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		<title>Resident Evil</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Dec 2007 21:20:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Apocalypse]]></category>
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		<category><![CDATA[Milla Jovovich]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[resident evil]]></category>
		<category><![CDATA[Umbrella]]></category>

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		<description><![CDATA[

Resident Evil (2002), regia di Paul W.S. AndersonResident Evil: Apocalypse (2004), regia di Alexander WittResident Evil: Exinction (2007), regia di Russell Mulcahy

La trilogia di Resident Evil è tutto quello che ci si aspetta da un ciclo di filmispirato a un videogame: azione, suspense, effetti speciali, combattimenti à La Tigre e il dragone (o à la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.film.it/fnts/film/immagini/residentevil3galleria/pagina/copertina.jpg"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.film.it/fnts/film/immagini/residentevil3galleria/pagina/copertina.jpg" alt="" border="0" /></a></p>
<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_0nclneY8j1M/RzoWVgWDGTI/AAAAAAAAAEk/0-IVzioEW2U/s1600-h/re1.jpg"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_0nclneY8j1M/RzoWVgWDGTI/AAAAAAAAAEk/0-IVzioEW2U/s200/re1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5132439284057577778" border="0" /></a><br /><span style="text-decoration: underline;"></span></p>
<p>Resident Evil (2002), regia di Paul W.S. Anderson<br />Resident Evil: Apocalypse (2004), regia di Alexander Witt<br />Resident Evil: Exinction (2007), regia di Russell Mulcahy</p>
<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_0nclneY8j1M/RzoWPwWDGSI/AAAAAAAAAEc/kZyJQwNUbAg/s1600-h/er3.jpg"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_0nclneY8j1M/RzoWPwWDGSI/AAAAAAAAAEc/kZyJQwNUbAg/s200/er3.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5132439185273329954" border="0" /></a></p>
<p>La trilogia di Resident Evil è tutto quello che ci si aspetta da un ciclo di film<br />ispirato a un <span style="font-weight: bold;">videogame</span>: azione, <span style="font-style: italic;">suspense</span>, effetti speciali, combattimenti à <span style="font-style: italic;">La Tigre e il dragone</span> (o à la <span style="font-style: italic;">Kill Bil</span>l, o à la <span style="font-style: italic;">Hero</span>, insomma un genere ormai visto e rivisto), con una splendida e splendidamente (s)vestita <span style="font-weight: bold;">Milla Jovovich.</span><br />Eppure questi tre film  sono ben lontani dai classici stereotipi hollywoodiani: soprattutto grazie ad una sceneggiatura  &#8211; scritta sempre da Paul W.S. Anderson &#8211; per molti versi anticonformista.</p>
<p>In un futuro imprecisato, ma verosimilmente vicino, la <span style="font-weight: bold;">Umbrella Corporation</span> è la <span style="font-weight: bold;">multinazionale</span> più potente  al mondo e, cosa ignota ai più, trae la maggior parte dei suoi  profitti dalla creazione e dalla vendita di <span style="font-weight: bold;">armi chimiche e biologiche</span>.<br />Sotto la città di Raccoon City ha sede uno dei laboratori segreti della Umbrella, denominato l&#8217;Alverare. A seguito di un sabotaggio, un pericoloso virus si diffonde in questa struttura sotterranea e il computer centrale (la Regina) stermina tutto il personale, al fine di evitare il propagarsi del contagio.<br />Una squadra di soccorso della Umbrella, recuperati gli unici due sopravvissuti, gli agenti adetti a proteggere l&#8217;entrata segreta dell&#8217;Alveare, penetra nel laboratorio e si trova di fronte ad un esercito di morti viventi: è l&#8217;effetto del micidiale virus-T, che dopo aver causato la morte rianima i tessuti, trasformando chi ne è contagiato, in una sorta di zombie.<br />Solo Alice (Milla Jovovich) e Matt (un attivista no-global) uscirranno vivi dall&#8217;Alveare, ma entrambi saranno catturati dagli agenti della Umbrella, che li useranno come cavie per i loro esperimenti.</p>
<p>La trama presenta forti somiglianze con <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">28 giorni dopo</span> (di  Danny  Boyle), la scena finale del primo episodio di Resident Evil è praticamente identica alla scena iniziale del film di Boyle &#8211; da un lato Alice che, risvegliatasi in una clinica della Umbrella, si ritrova in una Rancoon City devastata e deserta, dall&#8217;altro Jim (Cilliam Murphy) che, risvegliatosi dal coma in ospedale, si ritrova in una Londra parimenti devastata e deserta &#8211; ma è impossibile stabilire chi abbia copiato chi, visto che i film sono entrambi del 2002.</p>
<p>In <span style="font-style: italic;">Resident Evil: Apocalypse</span> il virus si è ormai propagato in tutta Raccoon City: lo spettatore si aspetterebbe un intervento governativo, in perfetta sintonia coi classici film catastrofici statunitensi, dove c&#8217;è sempre un polizziotto buono, un presidente buono, un sindaco buono o un qualche altro buon p.u. che prende in mano la situazione. Invece sono i funzionari della Umbrella, che isolano la città e la mettono in quarantena. In tutti e tre gli episodi le istituzione statali sono pressoché assenti: tutto è gestito dalla potentissima multinazionale, che agisce solo secondo la logica del proprio profitto.</p>
<p>Certo, nel secondo episodio compaiono più squadre di agenti  S.T.A.R.S. (Special Tactics and Rescue Service), tra cui Jill Valentine (Sienna Guillory), protagonista anche del videogame, ma anch&#8217;essi sono pedine dell&#8217;Umbrella Corporation, che, non solo non esita ad abbandonarli nella città infestata e destinata alla detonazione nucleare, ma li impiega come cavie per testare i risultati del progetto Nemesi &#8211; che consiste nell&#8217;infettare essere umani col virus-T per svilupparne la forza.<br />Alla fine Alice, che, a seguito degli esperimenti condotti su di lei, ha acquisito poteri sovraumani (ma, particolare non secondario, unica tra tutti i contagiati dal virus-T, non si è trasformata in un mostro) riuscirà a salvarsi, insieme all&#8217;agente Carlos Olivera (Oded Fehr) e a Jill Valentine, mentre la Umbrella farò esplodere il suo ordigno nucleare, sterminando tutta la popolazione di Raccon City &#8211; purtroppo inutilmente.</p>
<p>Dopo l&#8217;apocalisse, l&#8217;estinzione. Se l&#8217;ambientazione del primo episodio ricordava <span style="font-style: italic;">Alien 2</span> (di James Cameron), e quella del secondo <span style="font-style: italic;">Fuga da New York</span> (di John Carpenter), il terzo è un omaggio diretto a <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">Mad Max</span> (di George Miller e Georgie Ogilvie) &#8211; anzi, pare difficile trovare un&#8217;altra giustificazione plausibile per l&#8217;avvenuta <span style="font-weight: bold;">desertificazione</span> del pianeta Terra, dal momento che il virus-T non sembrava agire sugli organismi vegetali nè tanto meno sul clima.</p>
<p>I pochi esseri umani superstiti si sono riuniti in carovane e si muovono di continuo per evitare gli attacchi degli zombie, col costante incubo di rimanere a secco di benzina.<br />Alice, che ha acquisito anche poteri psionici, è braccata dagli scienziati della Umbrella (da uno in particolare, il dr. Isaacs) che, rinchiusi nei loro laboratori, sono impegnati nella propria autoconservazione e, parrebbe, nella ricerca di un vacino &#8211; ma, per la verità, fin dal primo episodio si evince che un vaccino esiste già, solo che sembrerebbe scarsamente efficace (o, forse, efficace solo se assunto tempestivamente, ma il punto resta oscuro).</p>
<p>La trilogia si chiude con una speranza, anzi con due. Forse in Alaska esiste un presidio umano lontano da ogni rischio di contagio &#8211; Claire Redfield e un&#8217;altra superstite del convoglio da lei guidato partono in elicottero nella speranza di raggiungerlo &#8211; e Alice, alla guida di un esercito di sue cloni (opera del dr. Isaacs, che tentava di duplicare gli straordinari poteri della bella eroina), si appresta a dare la caccia ai dirigenti della Umbrella.</p>
<p>Intendiamoci, non siamo di fronte ad un capolavoro: la trama è spesso pasticciata, i caratteri dei personaggi sono essenziali, i dialoghi a dir poco scarni ed è tutto un&#8217;esplosione di cervelli ed effetti speciali.<br />Eppure sembra comunque apprezzabile la critica espressa, tutt&#8217;altro che sottile, alla globalizzazione &#8211; se non altro perché è l&#8217;ultima cosa che ci si aspetterebbe da questo genere di film.</p>
<p>Al di là dello specchio del benessere, Alice ci conduce in un paese degli orrori, dove le multinazionali imperano, governano le nostre vite e decidono la nostra morte, creando armi biologiche che desertificano il pianeta, trasformano gli animali (i cani, ma anche gli uccelli, in una scena che è un omaggio diretto a Hitchcock) in mostri pericolosi e, soprattutto, riducono gli esseri umani a zombie affamati &#8211; George Romero, benché non citato direttamente, rappresenta un punto di riferimento costante di tutta la narrazione.<br />Memorabile la scena di <span style="font-weight: bold;">Las Vegas</span> dove tutti i simboli della cultura e dell&#8217;arte occidentale sono ridotti a decadenti strutture di cartapesta, vuoti simulacri di una civiltà scomparsa.</p>
<p>Un altro elemento interessante è rappresentato dal fatto che, nei tre film, i personaggi carismatici, i capi della resistenza, sono sempre donne (Alice,  Jill Valentine, Claire Redfield) &#8211;  ciò si addice perfettamente alla logica <span style="font-weight: bold;">manicheista</span> del film: se la globalizzazione è un fenomeno essenzialmente maschile, perchè sono per lo più uomini i potenti della terra, la lotta contro di essa deve essere per lo più femminile.<br />Certo gli eroi uomini non mancano, ma non sono loro a guidare i superstiti e alla fine muoiono, in modo valoroso, ma muoiono &#8211; del resto &#8216;i buoni&#8217; in questi film muoiono quasi tutti (nel primo se ne salvano solo due, nel secondo e nel terzo solo tre), ed anche questo è un aspetto originale: la guerra contro i poteri economici miete molte vittime e non è necessariamente destinata alla vittoria.</p>
<p>Tra le tante morti una in particolare merita di essere menzionata, forse una delle più belle scene di <span style="font-style: italic;">Extiction</span>. Oltre al problema di zombie e carburante, i superstiti sono anche in preda a crisi di astinenza da nicotina, ma di sigarette non se ne trova. Carlos Olivera (Oded Fehr) si lancia in un&#8217;impresa suicida per dare una via di scampo ai suoi compagni: mentre il suo camion, rovesciato su un fianco, è assalito dagli zombie e lui sta per farsi saltare in aria, vede uno spinello sotto il sedile e se l&#8217;accende con un beato sorriso di gioia, mentre va incontro alla morte.<br />Questa è l&#8217;unica scena in cui si vede qualcuno fumare. Vi sembra un fatto da niente? Provate a guardare un qualsiasi film, statunitense o europeo, facendo caso a quante sigarette vengono accese.  Una o due come minimo. Chi credete che paghi per queste scene? Almeno, in <span style="font-style: italic;">Resident Evil </span>quella accessa non era affatto una sigaretta.</p>
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		<title>Blitris, La filosofia del Dr. House</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Oct 2007 17:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
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		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[telefilm]]></category>
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		<category><![CDATA[La filosofia del Dr. House]]></category>
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&#8220;Vi ho insegnato a mentire,barare, rubaree appena volto le spalle vi mettete in fila?!?&#8220;G. House, II.10
Come per l&#8217;impareggiabile Winnie Puh e la filosofia: da Platone a Popper di J. Tyerman Williams o il più recente I Simpson e la filosofia,anche alla base de La filosofia del Dr. House vi è un&#8217;idea semplice e geniale:non tanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_0nclneY8j1M/RyYZkoAHCQI/AAAAAAAAAEU/krtbuqoBiss/s1600-h/blitris.jpg"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_0nclneY8j1M/RyYZkoAHCQI/AAAAAAAAAEU/krtbuqoBiss/s200/blitris.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5126813342811752706" border="0" /></a></p>
<p>&#8220;<span style="font-style: italic;">Vi ho insegnato a mentire,<br />barare, rubare<br />e appena volto le spalle vi mettete in fila?!?</span>&#8220;<br />G. House, II.10</p>
<p>Come per l&#8217;impareggiabile <span style="font-style: italic;">Winnie Puh e la filosofia: da Platone a Popper</span> di J. Tyerman Williams o il più recente <span style="font-style: italic;">I Simpson e la filosofia</span>,<br />anche alla base de <span style="font-style: italic;">La filosofia del Dr. House</span> vi è un&#8217;idea semplice e geniale:<br />non tanto quella di avvicinare le persone alla filosofia (impresa ardua e un pò <i>naïf</i>),<br />quanto quella di avvicinare la filosofia alla gente,<br />ossia di mettere alla prova le categorie filosofiche, di saggiarne la capacità esplicativa,<br />attraverso l&#8217;analisi di un oggetto, di un tema, preciso e notorio.</p>
<p>E il tentativo può dirsi pienamente riuscito: i quattro saggi,<br />più o meno brillanti, più o meno divertenti, sono tutti chiari e ben argomentati,<br />nelle loro premesse e nelle loro conclusioni.<br />I 4 ricercatori raccolti sotto il nome colletivo di Blitris esaminano<br />nell&#8217;ordine: l&#8217;iper-etica di House, l&#8217;etica (deontologica o consequenzialista?) di House,<br />la sua epistemologia (in che senso House sa quello che gli altri non sanno?) e<br />la sua logica.</p>
<p>Mi è parso particolarmente perspicuo il primo saggio -<br />non che gli altri non siano convincenti, al contrario, ma per lo più<br />si limitano ad indagare House attraverso categorie generali,<br />che potrebbero essere applicate a qualsiasi oggetto -<br />così ci si potrebbe chiedere:<br />l&#8217;etica di Batman è deontologica o consequenzialista?<br />in che senso Perry Mason sa quello che gli altri non sanno?<br />qual&#8217;è la logica degli investigatori di <span style="font-style: italic;">Law and order?</span>.</p>
<p>In <span style="font-style: italic;">L&#8217;iper-etica di House, </span>Blitris1  (Regazzoni)  analizza, invece,<br />la specifica etica che House  ha,<br />o, meglio, l&#8217;etica  (l&#8217;iper-etica) che House è,<br />e giunge a paragonarlo addirittura al Singolo di Kierkegaard, al soggetto<br />&#8220;che risponde ad una sola cosa: all&#8217;ingiunzione di un dovere assoluto<br />come dovere che lo lega all&#8217;altro assoluto<br />in quanto altro nella sua singolarità&#8221; (p. 25).</p>
<p>Per House conta solo salvare quel suo unico paziente<br />e a questo dovere assoluto sacrifica ogni altro dovere etico,<br />e, pertanto, ogni altro soggetto, ogni altra persona cui l&#8217;etica (generale e universalizzabile)<br />imporrebbe di rispondere nello stesso modo (p. 43).<br />L&#8217;iper-etica di House è l&#8217;etica &#8220;della situazione e della risposta singolare&#8221; (p. 40)<br />e ciò implica anche che il momento della decisione,<br />il momento in cui House deve decidere che fare,<br />non sia regolato, ma sia sempre un gesto di follia (p. 41).<br />(tra parentesi: se questa fosse una recensione seria,<br />sarebbe interessante indagare i margini di<br />in/compatibilità tra questa tesi e quelle relative all&#8217;etica consequenzialista,<br />benchè non sempre coerente, di House e alla sua logica).</p>
<p>La tesi di Blitris1 è brillante e supportata da valide ragioni;<br />eppure c&#8217;è un aspetto che non mi persuade del tutto, o, meglio,<br />mi pare plausibile anche un&#8217;altra diversa interpretazione.</p>
<p>Ad House, lo sappiamo, i pazienti non interessano,<br />ad House interessano solo le malattie:<br />House vuole fare quello che fa meglio, sciogliere la diagnosi, risolvere il caso<br />- anche se la diagnosi è mortale, anche se la malattia è incurabile,<br />House vince comunque.<br />Questo sembra essere il dovere iper-etico cui House sacrifica tutto il resto:<br />non salvare il paziente, ma risolvere il caso.<br />L&#8217;altro assoluto non è un &#8220;altro&#8221;, un essere umano nella sua singolarità,<br />semmai è quel caso singolo, ma un caso che vale in quanto permette<br />ad House di fare ciò che House sa fare,<br />l&#8217;unico fine che la sua iper-etica gli impone: risolvere il caso.<br />Il dovere iper-etico assoluto alla fine lega House soltanto a se stesso,<br />in una relazione autoreferenziale e narcisista.</p>
<p>Ovviamente, that&#8217;s all folk</p>
<h1 class="firstHeading"></h1>
<p> <span style="font-style: italic;"><br /></span></p>
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		<title>Dr. House</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Oct 2007 14:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[telefilm]]></category>
		<category><![CDATA[Dr. House]]></category>
		<category><![CDATA[fiction tv]]></category>
		<category><![CDATA[serie 4]]></category>
		<category><![CDATA[serie IV]]></category>

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		<description><![CDATA[Non c&#8217;è niente da dire:gli americani i serial tv li sanno proprio fare, e il dr. House è uno dei loro prodotti migliori.Un montaggio incalzante, ma non frenetico, una fotografia curata,una regia che miscela sapientemente suspense,dialoghi serrati, umorismo e momenti introspettivi (a sfondo musicale),ripetendo in infinite variazioni la stessa struttura narrativa -le puntate seguono tutte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_0nclneY8j1M/RxtvkxDXr9I/AAAAAAAAAD0/Yi-ZR3XJXXI/s1600-h/house2.jpg"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_0nclneY8j1M/RxtvkxDXr9I/AAAAAAAAAD0/Yi-ZR3XJXXI/s200/house2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5123811678497517522" border="0" /></a><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_0nclneY8j1M/RxtvgRDXr8I/AAAAAAAAADs/ekNUCASyC6Q/s1600-h/house.jpg"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_0nclneY8j1M/RxtvgRDXr8I/AAAAAAAAADs/ekNUCASyC6Q/s200/house.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5123811601188106178" border="0" /></a><br />Non c&#8217;è niente da dire:<br />gli americani i serial tv li sanno proprio fare, e il dr. House è uno dei loro prodotti migliori.<br />Un montaggio incalzante, ma non frenetico, una fotografia curata,<br />una regia che miscela sapientemente <span style="font-style: italic;">suspense</span>,<br />dialoghi serrati, umorismo e momenti introspettivi (a sfondo musicale),<br />ripetendo in infinite variazioni la stessa struttura narrativa -<br />le puntate seguono tutte lo stesso schema, cosa che, evidentemente, risponde alle preferenze del pubblico, almeno secondo verosimili studi di settore -<br />insomma, la morfologia di House svela l&#8217;abitudinarietà (e la pigrizia mentale) dello spettatore televisivo medio, semmai ce ne fosse stato bisogno.</p>
<p>Il punto forte della serie è, indubbiamente, il soggetto.<br />Il personaggio di House ha chiari riferimenti letterari: Sherlock Holmes, innanzitutto,<br />ma anche l&#8217;Achab di Melville (citato in almeno due puntate).</p>
<p>Come Holmes, House è un genio dell&#8217;abduzione, l&#8217;arte di formulare ipotesi esplicative &#8211; qualcosa di molto simile al tirare a indovinare.<br />Come Holmes, House è un tossicomane, morfina in un caso, Vicodin nell&#8217;altro &#8211; sempre antidoloriferi, ma la differenza non è irrilevante, perchè la morfina si inietta per via endovenosa &#8211; decisamente troppo forte, anche in seconda serata!<br />La dipendenza dalla droga è una cifra di entrambi i personaggi:<br />ne sottolinea l&#8217;umanità tragica, il dolore esistenziale, prima che fisico.</p>
<p>Come Achab, House è zoppo e ossessiosanato da un&#8217;idea, una missione:<br />uccidere Moby Dick -<br />ma la Moby Dick di House è un&#8217;oggetto oscuro, di difficile individuazione:<br />risolvere il caso, certo, ma il caso è sempre diverso e arriva sempre un caso nuovo,<br />la caccia prosegue sempre, la meta è irraggiungibile.</p>
<p>Eppure, più che un personaggio letterario, Greg House mi ricorda un eroe dei fumetti:<br />i suoi tratti caratteristici sono così marcati da renderlo irreale e i cambiamenti in lui sono sempre minimi e per lo più esteriori (chitarra nuova, bastone nuovo).<br />House è il cavaliere oscuro, il genio cinico e maledetto, che porta impressa sulla carne i segni della sua diversità.<br />Un eroe anti-convenzionale che non vuole salvare il mondo e nemmeno i suoi pazienti,<br />ma vuole solo esercitare il suo dono, fare quello che sa fare meglio e che, più di ogni cosa, lo connota come Greg House &#8211; come qualcuno gli fa notare, un tipo così stronzo non potrebbe certo lavorare, se non fosse davvero bravo.</p>
<p>&#8220;Tu non ti piaci, ma ti ammiri&#8221; &#8211; gli dice Wilson (il grillo parlante).<br />House è infelice, ma fedele a se stessso. E a noi piace proprio perché è integro<br />nel suo essere Greg House (cinico ed egocentrico, fino in fondo) ed è disperato in questa sua integrità:<br />la prima caratteristica ne fa un supereroe, la seconda un supereroe-umano.</p>
<p>Non esageriamo, però, la carica anti-conformista del prodotto televisivo:<br />il dr. House, alla fine, esprime una morale assolutamente convenzionale, perfino nei tratti in cui è anti-conformista.<br />Certo, House è un tossico che non rispetta il protocollo e ignora le regole, ma alla fine ha ragione e salva (quasi sempre) i pazienti &#8211; ed è tollerato dalla Cuddy nella misura in cui ha ragione, ed è frenato dal buon senso di tutti gli altri personaggi che gli fanno da solerte contrappunto, tranquillizzando gli spettatori sulla morale dominante.<br />I momenti di buonismo, inoltre, non mancano certo nel serial, e capita spesso che perfino House giunga a stabilire contatti umani e affettivi con pazienti e colleghi &#8211; svelando così il suo lato umano &#8211; momenti imbarazzanti, a dire il vero, come la scena del bacio con la sua ex, un vero scivolone, a mio giudizio.<br />Del resto il prodotto è confezionato per piacere a tutti, gli autori son persone che sanno fare il loro mestiore. O almeno lo sapevano fare.</p>
<p>Al riguardo, ho iniziato a vedere la serie IV e sono davvero perplessa:<br />ho come l&#8217;impressione che gli autori abbiamo esaurito le energie creative e si stiano scrivendo addosso.<br />House comincia a dare preoccupanti segni di squilibrio psichico:<br />si veste da stregone, seleziona i suoi assistenti in modo totalmente arbitrario -<br />li caccia per un nonnulla, ma poi tiene un&#8217;aspirante che ha causato la morte di un paziente,<br />perché sa che non farà più lo stesso errore (sic!) -<br />si procura un arresto cardiaco per scoprire se c&#8217;è qualcosa dopo la morte &#8211; gli era venuto un dubbio&#8230;<br />Inoltre mi pare che la serie stia prendendo un&#8217;insopportabile piega mistica.<br />Speriamo che rinsaviscano.</p>
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