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	<title>Francesca Poggi &#187; libri</title>
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	<description>dell&#039;inutilità irreversibile del tempo</description>
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		<title>Shteyngart, Absurdistan</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 13:06:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Absurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Shteyngart]]></category>

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		<description><![CDATA[

Absurdistan di Gary Shteyngart è la storia di Misa Vainberger, un trentenne in imbarazzante sovrappeso, figlio del milleduecentotrentottesimo uomo più ricco di Russia, innamorato di New York, che, inseguendo l&#8217;America, si ritrova in Absurdistan, invischiato in una guerra civile.
Il termine &#8216;Absurdistan&#8217; era usato originariamente dai dissidenti dell&#8217;est per riferirsi a parte (o a tutta) l&#8217;URSS: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://3.bp.blogspot.com/_BMy2iRUsJ08/RjUTHA4_LyI/AAAAAAAAAJI/UvRXMQTgOME/s400/GaryShteyngart.jpg" alt="Gary Shteyngart" /></p>
<p style="text-align: center;">
<p><em><span class="drop_cap">A</span>bsurdistan</em> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gary_Shteyngart">Gary Shteyngart </a>è la storia di Misa Vainberger, un trentenne in imbarazzante sovrappeso, figlio del milleduecentotrentottesimo uomo più ricco di Russia, innamorato di New York, che, inseguendo l&#8217;America, si ritrova in Absurdistan, invischiato in una guerra civile.</p>
<p style="text-align: left;">Il termine &#8216;Absurdistan&#8217; era usato originariamente dai dissidenti dell&#8217;est per riferirsi a parte (o a tutta) l&#8217;URSS: oggi è spesso impiegato per designare la Russia e/o stati che orbitavo sotto l&#8217;influenza sovietica e che hanno conservato forme di governo autoritarie, come  <a title="Azerbaijan" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Azerbaijan">Azerbaijan</a>, <a title="Uzbekistan" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Uzbekistan">Uzbekistan</a>, <a title="Turkmenistan" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Turkmenistan">Turkmenistan</a>, or <a title="Belarus" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Belarus">Biellorussia.</a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Commento</strong>: mah, non so. Vorrebbe far ridere, essere divertente e satirico &#8211; l&#8217;estrema stereotipizzazione dei personaggi in fondo mira proprio a questo: creare buffe macchiette per sollazzare e colpire nel segno i difetti della società (russa o ex-sovietica, in ispecie) &#8211; ogni tanto ci riesce, spesso no. Nel complesso mi son fatta parecchie pise, dopo poche pagine di lettura.</p>
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		<title>Foer, Se niente importa</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 12:24:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[bioetica]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Eating animals]]></category>
		<category><![CDATA[Jonathan Safran Foer]]></category>
		<category><![CDATA[Perché mangiamo animali?]]></category>
		<category><![CDATA[Se niente importa]]></category>

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		<description><![CDATA[
Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? (titolo originale, Eating Animals, 2009) di Jonathan Safran Foer è un libro che bisogna leggere. Non perché dica cose che non sappiamo (o, almeno, che non sospettiamo), bensì perché ci mette di fronte alle nostre contraddizioni etiche e ci impone di scioglierle.
Pensate sia giusto mangiare cani e gatti? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img src="http://it.netlogstatic.com/p/oo/007/820/7820781.jpg" alt="macello" /></p>
<p><em>Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?</em> (titolo originale, <em>Eating Animals</em>, 2009) di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Safran_Foer">Jonathan Safran Foer</a> è un libro che bisogna leggere. Non perché dica cose che non sappiamo (o, almeno, che non sospettiamo), bensì perché ci mette di fronte alle <strong>nostre contraddizioni etiche</strong> e ci impone di scioglierle.</p>
<p><em>Pensate sia giusto mangiare cani e gatti? Pensate che sarebbe giusto se una razza aliena, molto più intelligente di noi, ci mangiasse?</em></p>
<p>Se la vostra risposta ai due quesiti precedenti è &#8216;No&#8217;, il vostro mangiare carne è irrazionale: è in contrasto con i vostri valori.</p>
<p><em>Pensate sia giusto torturare gli animali, infliggergli una vita e una morte crudeli (evidentemente crudeli, crudeli al di là di ogni ragionevole dubbio)?</em></p>
<p>Se la risposta a questa domanda è &#8216;No&#8217;, il vostro mangiar carne è irrazionale.</p>
<p>Ma anche se la risposta alle precedenti domande è &#8216;Sì&#8217;, il vostro mangiar carne potrebbe essere comunque irrazionale o irragionevole. Molte persone che conosco di fronte a questi interrogativi rispondono semplicemente che non gliene importa nulla, che queste cose non le vogliono nemmeno sapere. E&#8217; una risposta che rivela un notevole grado di stupidità: come può non importarci quello che mangiamo?</p>
<p><em>Mangereste mai un animale che era malato, che è stato cresciuto in un ambiente insalubre e virulento, nutrito ad antibiotici</em>, <em>segatura, scarti del processo di concimatura et similia?</em></p>
<p>Sorpresa, lo mangiate quasi tutti i giorni.</p>
<p>Non sono solo considerazioni morali, attinenti al benessere degli animali, a mettere in crisi l&#8217;opportunità di una dieta onnivora, ma anche considerazioni attinenti alla nostra <strong>salute individuale</strong> e alla preservazione dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Come il libro di Foer documenta in modo dettagliato, statistiche alla mano, l&#8217;industria zootecnica è una delle cause principali dell&#8217;<strong>inquinamento globale</strong> (per non parlare dei danni biologici causati da molti tipi di pesca, primo tra tutti la pesca a trascico dei gamberetti, vietata nel Mediterraneo, ma consentita in altre aree). Non solo, ma gli allevamenti industriali sono anche fonti potenziali di <strong>epidemie umane</strong>, come testimoniato, tra l&#8217;altro, dal recente caso della c.d.<a href="http://www.grist.org/article/2009-04-25-swine-flu-smithfield/"> influenza suina</a>.</p>
<p>Nemmeno della vostra salute vi importa?</p>
<p>Come disse la nonna di Foe: &#8220;Se niente importa, non c&#8217;è nulla da salvare&#8221;. Se niente ci importa, la nostra vita non è importante.</p>
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		<title>Coe, L&#8217;amore non guasta</title>
		<link>http://www.francescapoggi.com/2010/06/coe-lamore-non-guasta/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 07:50:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Jonathan Coe]]></category>
		<category><![CDATA[L'amore non guasta]]></category>
		<category><![CDATA[rec]]></category>

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		<description><![CDATA[
Una delusione. L&#8217;amore non guasta (A touch of love, 1989) ripropone alcuni dei temi più ricorrenti della narrativa di Jonathan Coe (l&#8217;alternativa caso/necessità, lo sterminato effetto domino che comanda le nostre esistenze, l&#8217;adolescenza come periodo chiave della vita), ma li combina in una storia fiacca, senza invettiva, piuttosto noiosa.
Per ragioni autobiografiche, non ho potuto non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img src="http://2.bp.blogspot.com/_7yi1IyW7DIM/Sp-KsJ9MQeI/AAAAAAAABFc/W0wVjV0NK0o/s320/Coe+-+L%27amore+non+guasta.jpg" alt="L'amore non guasta" /></p>
<p><strong>Una delusione</strong>. <em>L&#8217;amore non guasta</em> (<em>A touch of love</em>, 1989) ripropone alcuni dei temi più ricorrenti della narrativa di <a href="http://www.francescapoggi.com/?s=coe">Jonathan Coe</a> (l&#8217;alternativa caso/necessità, lo sterminato effetto domino che comanda le nostre esistenze, l&#8217;adolescenza come periodo chiave della vita), ma li combina in una storia fiacca, senza invettiva, piuttosto noiosa.</p>
<p>Per ragioni autobiografiche, non ho potuto non apprezzare <strong>l&#8217;ambientazione universitaria</strong> e i personaggi degli eterni dottorandi o ex-dottorandi, che permangono, tra frustrazioni e illusioni, nel limbo della vita studentesca, senza riuscire del tutto a mascherare, al mondo e a se stessi, il loro effettivo status di trentenni disoccupati. Ma anche questa condizione non è certo indagata con l&#8217;abilità introspettiva che Coe mostra in altri romanzi, e la critica sociale è del tutto assente.</p>
<p>Alla fine le parti migliori e più convincenti sono i racconti (ovviamente, inediti) di uno dei protagonisti &#8211; poche pagine in cui Coe ritrova ironia e sarcasmo.</p>
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		<title>Genna, Hitler</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 09:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Genna]]></category>
		<category><![CDATA[Hitler]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[
Hitler di Giuseppe Genna (Mondadori, 2008) è la storia di Adolf Hitler (dall&#8217;infanzia alla morte) più che romanzata, scritta in forma di romanzo. Un testo da cui ho appreso molto su Hitler, la sua personalità, la sua (incredibile) vita, ma anche sulla società tedesca di quegli anni e sul secondo conflitto mondiale: consiglierei di adottarlo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://vertigine.files.wordpress.com/2008/01/hitlercoverbig.jpg" alt="Genna Hitler" /></p>
<p><em><span class="drop_cap">H</span>itler</em> di <a href="http://www.giugenna.com/">Giuseppe Genna</a> (Mondadori, 2008) è <strong>la storia di Adolf Hitler</strong> (dall&#8217;infanzia alla morte) più che romanzata, scritta in forma di romanzo. Un testo da cui ho appreso molto su Hitler, la sua personalità, la sua (incredibile) vita, ma anche sulla società tedesca di quegli anni e sul secondo conflitto mondiale: consiglierei di adottarlo nelle scuole, sarebbe un modo divertente di imparare la storia &#8211; sono 665 pagine che si divorano in un fiato.</p>
<p>Le parti che ho più apprezzato sono quelle narrative, in cui Genna si limita a raccontare fatti veri, che trascrive e colora nello stile del romanzo, o fatti inventati, ma possibili, con stile asciutto, quasi nervoso, che traccia quadri intensi con poche pennellate &#8211; una scrittura quasi impressionista.</p>
<p>Le parti che mi hanno convinto meno sono quelle in cui  interviene più pesantemente l&#8217;inventiva dello scrittore &#8211; la storia del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fenrir">lupo Fenrir</a>, ad esempio, all&#8217;inizio è suggestiva, ma poi l&#8217;autore ci insiste troppo (il lupo appare addirittura ad Hitler) e finisce per annoiare. Nemmeno mi ha del tutto convinto l&#8217;insistenza sulla figura di Hitler come<strong> &#8216;non-umano&#8217;</strong>: certo, quest&#8217;uomo ha costituito la negazione di tutti i valori in cui la maggior parte degli esseri umani crede, ma ciò che è spaventoso, e in qualche modo osceno, in questa storia è proprio che si tratta di un uomo come tutti gli altri &#8211; di una persona mediocre, arrivata ad esercitare un enorme potere per effetto di coincidenze incredibili &#8211; cosa che, peraltro, lo accomuna a moltissimi altri dittatori.</p>
<p>Qualcuno ha criticato questo romanzo per la materia trattata: personalmente credo che la letteratura debba spezzare i tabù e non subirli &#8211; non ci sono zone vietate, solo cattivi romanzi e questo non è uno di quelli.</p>
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		<title>Coe, Circolo chiuso</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 12:21:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Circolo chiuso]]></category>
		<category><![CDATA[Jonathan Coe]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[
Circolo chiuso (The closed circle, 2004), di Jonathan Coe è la continuazione di La banda dei brocchi e, come questo, vuol essere un intreccio di pubblico e di privato, uno sguardo sulle vicende dell&#8217;Inghilterra contemporanea attraverso gli occhi di persone comuni, che fanno la loro vita.
I nostri eroi sono cresciuti e l&#8217;età adulta non ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.narrazioni.it/portal/images/stories/nkringrazia/coe.jpg" alt="Jonathan Coe" /></p>
<p><strong><em>Circolo chiuso</em> </strong>(<em>The closed circle</em>, 2004), di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Coe">Jonathan Coe</a> è la continuazione di <em><a href="http://www.francescapoggi.com/2010/04/coe-la-banda-dei-brocchi/">La banda dei brocchi</a></em> e, come questo, vuol essere un intreccio di pubblico e di privato, uno sguardo sulle vicende dell&#8217;Inghilterra contemporanea attraverso gli occhi di persone comuni, che fanno la loro vita.</p>
<p><span class="drop_cap">I</span> nostri eroi sono cresciuti e l&#8217;età adulta non ha mantenuto nessuna delle speranze dell&#8217;adolescenza, così come l&#8217;attualità politica non ha mantenuto nessuna delle aspettative degli anni &#8216;70. Gli uomini sono, forse, quelli messi peggio &#8211; soprattutto Benjamin, aspirante scrittore e compositore, che ha finito per fare il contabile e sposare una donna che non ama. Le donne (o, almeno, alcune di loro) sono riuscite quantomeno a conservare la dignità, pur in mezzo a matrimoni falliti e delusioni sentimentali. Paul, ovviamente, è entrato in politica, ma coi labour di Blair: il precoce genio del male si è trasformato in un politicante goffo e instupidito &#8211; una figura decisamente realistica.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/939/9788807819391g.jpg" alt="circolo chiuso" /></p>
<p>Nel complesso, è <strong>un romanzo piuttosto deprimente</strong> (pochi gli spunti ironici o i passaggi esilaranti): molti dei protagonisti sono morbosamente ripiegati sul loro passato (sugli amori o i traumi dell&#8217;adolescenza), mentre il mondo va avanti, con guerre, licenziamenti di massa, affaristi che la fanno franca, politici opportunisti e destre xenofobe.</p>
<p>In <em>Circolo chiuso</em> viene esplicitato un tema ricorrente nelle opere di Coe: <strong>la necessità </strong>di tutto ciò che accade &#8211; come ogni evento sia parte di una catena di cause ed effetti che non possiamo controllare, ma la cui conoscenza, in qualche modo, ci salverebbe, riscatterebbe le nostre esistenze (o, forse, ci farebbe semplicemente ammattire). Un tema, di per sè non originale, che, in altre opere, Coe è riuscito ad articolare in modo geniale (soprattutto ne <a href="http://www.francescapoggi.com/2009/11/coe-la-famiglia-winshaw/"><em>La famiglia Winshaw</em>)</a>.</p>
<p>Come sempre, Coe alterna registri stilistici differenti, ma in modo meno brillante che in altri suoi romanzi. Qualche parte, specie all&#8217;inizio, mi è sembrata decisamente noiosa &#8211; il diario di Claire, ad esempio, è quasi irritante per l&#8217;accozzaglia di luoghi comuni sull&#8217;universo femminile.</p>
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		<title>Coe, La banda dei brocchi</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 18:52:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Jonathan Coe]]></category>
		<category><![CDATA[La banda dei brocchi]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dopo aver giudicato un capolavoro La famiglia Winshaw, certo non potevo non leggere un altro romanzo di Jonathan Coe.
La banda dei brocchi (2001, The Rotter&#8217;s club, un gioco di parole sul cognome di due dei protagonisti, i Trotter) è la storia di un gruppo di ragazzi, alunni di una scuola esclusiva, ma delle più varie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.lesitedelevenementiel.com/wp-content/uploads/jonathan-coe.jpg" alt="Jonathan Coe" /></p>
<p><span class="drop_cap">D</span>opo aver giudicato un capolavoro<a href="http://www.francescapoggi.com/2009/11/coe-la-famiglia-winshaw/"><em> La famiglia Winshaw</em></a>, certo non potevo non leggere un altro romanzo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Coe">Jonathan Coe</a>.</p>
<p><em><strong>La banda dei brocchi</strong></em> (2001, <em>The Rotter&#8217;s club,</em> un gioco di parole sul cognome di due dei protagonisti, i Trotter) è la storia di un gruppo di ragazzi, alunni di una scuola esclusiva, ma delle più varie estrazioni sociali, nella <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Birmingham">Birminghan</a> degli anni 70, dal 15 novembre 1973 fino alla vigilia delle elezioni che, nel 1979, portarono alla vittoria di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Margaret_Thatcher">Magaret Thatcher</a> &#8211; ed è anche, e soprattutto, la storia di quegli anni, delle bombe dell&#8217;IRA nei pub, degli scioperi, della solidarietà di classe e del suo lento sgretolarsi, delle prime cariche della polizia, dei piani industriali di ristrutturazione e dei licenziamenti. L&#8217;adolescenza e gli anni &#8216;70 di Birminghan: due periodi difficili, problematici, ma anche euforici, pieni di sogni e aspettative.</p>
<p>Anche in questo romanzo Coe alterna <strong>registri stilistici e piani differenti</strong> &#8211; anche se non con la versatilità e gli esiti de <em>La famiglia Winshaw</em>. Stupenda la caratterizzazione dei personaggi, cui ci si affeziona subito. E, infatti, non mancherò di leggere il seguito <a href="http://www.francescapoggi.com/2010/05/coe-circolo-chiuso/"><em>Circolo chiuso</em></a>.</p>
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		<title>Gigerenzer, Quando i numeri ingannano</title>
		<link>http://www.francescapoggi.com/2010/03/gigerenzer-quando-i-numeri-ingannano/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 19:43:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[scienze]]></category>
		<category><![CDATA[analfabetismo statistico]]></category>
		<category><![CDATA[Gerd gigerenzer]]></category>
		<category><![CDATA[probabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Quando i numeri ingannano]]></category>

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		<description><![CDATA[
Quando i numeri ingannano (Calculated Risks, 2002) di Gerd Gigerenzer è un testo istruttivo e divertente &#8211; due doti che non è certo facile trovare insieme. Il libro tratta dei problemi relativi alla comprensione dei dati probabilistici: illustra, attraverso una serie di esempi, gli errori più comuni e fornisce delle indicazioni per risolverli.
Il c.d. analfabetismo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://farm3.static.flickr.com/2403/2197586990_b8a410e529.jpg" alt="Gerd Gigerenzer" /></p>
<p><em><span class="drop_cap">Q</span>uando i numeri ingannano </em>(<em>Calculated Risks</em>, 2002) di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gerd_Gigerenzer">Gerd Gigerenzer</a> è un testo istruttivo e divertente &#8211; due doti che non è certo facile trovare insieme. Il libro tratta dei problemi relativi alla comprensione dei dati probabilistici: illustra, attraverso una serie di esempi, gli errori più comuni e fornisce delle indicazioni per risolverli.</p>
<p>Il c.d. <strong>analfabetismo statistico</strong>, ossia la difficoltà di ragione con dati espressi in percentuali, è una malattia diffusa, di cui, all&#8217;inizio del libro, ho scoperto di essere affetta anch&#8217;io &#8211; trovando non poca difficoltà nel risolvere i casi proposti da Gigerenzer, finché erano espressi in percentuali. Ed è una malattia non trascurabile, basti pensare al ruolo che la probabilità riveste in settori centrali della nostra vita, quali la medicina o il diritto.</p>
<p><strong>La vostra fiducia nei medici sarà completamente devastata</strong> da questo libro, che fornisce non pochi esempi di come anche questi professionisti non siano in grado di decifrare dati probabilistici relativi alla loro stessa professione &#8211; ad esempio, non siano in grado di capire quante probabilità ci siano di avere una data malattia, qualora l&#8217;esame clinico per individuarla dia esito positivo. Ma anche avvocati, giornalisti, giudici e periti non ci fanno certo una figura migliore.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://popact.files.wordpress.com/2009/07/numeri.jpg" alt="numeri" /></p>
<p><strong>Un </strong><strong>esempio illuminante</strong>.                  In (quasi) tutti gli esami clinici per l’accertamento di una data patologia esiste la possibilità che risultino sia dei falsi positivi (positivi all’esame, ma che non hanno realmente la malattia) sia dei falsi negativi (negativi all’esame, ma che, invece, hanno la malattia). Nella statistica medica la percentuale di soggetti sottoposti ad un esame correttamente classificati come positivi è detta <em>sensibilità</em>, mentre la percentuale di quelli correttamente valutati come negativi è detta <em>specificità</em>. Supponiamo di fare il test per l’HIV, e che questo risulti positivo. Premesso che la sensibilità di questo test è 99,9% e la sua specificità è del 99,99%,<strong> </strong>quante probabilità abbiamo di essere davvero sieropositivi?</p>
<p>Il senso comune sembrerebbe suggerire che ne abbiamo parecchie, intorno al 99,9 % (che è la sensibilità del test). Supponiamo, però, che il tasso di base dell’HIV (cioè la proporzione delle persone affette da HIV in un dato momento) sia di 1 su 10.000 (ossia che sia affetta da tale patologia 1 persona su 10.000),                 e, per semplificare l’esposizione, immaginiamo che l’esame sia ancora più accurato di quello che realmente è e che la sensibilità sia del 100%, ossia che non ci siano falsi negativi. In tal caso, ogni 10.000 individui ci sarà un soggetto affetto dall’HIV il cui test risulterà positivo (avendo noi immaginato che l’esame abbia una sensibilità del 100%). Tra gli altri 9.999 individui non sieropositivi ce ne sarà però un altro che risulterà positivo all’esame, a causa della specificità del 99,99%, ossia dalla presenza di un falso positivo ogni 9.999 esami.</p>
<p>Ciò significa che, ogni 10.000 individui, ci saranno due esiti positivi: quello dell’individuo effettivamente malato (dato dal tasso di base di 1 su 10.000) e un falso positivo (dato dalla specificità del 99,99%,). Ne segue che, se il nostro test è positivo, ciò non significa che abbiamo il 99,99% di probabilità di essere malati, ma molte, molte, meno, ossia il <strong>50%, 1 su 2</strong>.</p>
<p>Sorprendente, vero? Ed è sconvolgente il fatto che nemmeno la maggior parte dei dottori lo sappia!</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/843/9788870788433g.jpg" alt="quando i numeri ingannano" /></p>
<p>La <strong>cura per l&#8217;analfabestismo statistico</strong> proposta da Gigerenzer è tanto facile, quanto efficace &#8211; come ci si rende conto quando, andando avanti con la lettura, si riesce a risolvere con semplicità ogni nuovo caso proposto. Consiste semplicemente nel tradurre i dati percentuali in frequenze naturali &#8211; proprio come abbiamo fatto con l&#8217;esempio del test del HIV: non pensare in termini del 99,99%, bensì di 9.999 su 10.000 e così via.</p>
<p><strong>Un libro davvero imprescindibile</strong>: capire la probabilità è essenziale per prendere scelte importanti e per evitare di essere manipolati da quanti sfruttano a loro vantaggio l&#8217;ignoranza diffusa &#8211; perché, come ben si comprende dai numerosi esempi di Gigerenzer, spesso i numeri spesso inganno &#8220;volontariamente&#8221;.</p>
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		<title>Wallace, Brevi interviste con uomini schifosi</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 08:41:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Brevi interviste con uomini schifosi]]></category>
		<category><![CDATA[david foster wallace]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
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Dopo Verso occidente l&#8217;impero dirige il suo corso &#8211; che proprio non mi era piaciuto &#8211; e Una cosa divertente che non farò mai più - che, invece, avevo trovato estremamente divertente &#8211; eccomi a quella che è considerata una delle opere più riuscite di David Foster Wallace, Brevi interviste con uomini schifosi (Brief Interviews [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.pbeneforti.it/wp-content/uploads/2009/12/davidfosterwallacers.jpg" alt="Wallace" /></p>
<p style="text-align: left;">Dopo<em> <a href="http://www.francescapoggi.com/2008/03/wallace-verso-occidente-limpero-dirige-il-suo-corso/">Verso occidente l&#8217;impero dirige il suo corso</a></em> &#8211; che proprio non mi era piaciuto &#8211; e <em><a href="http://www.francescapoggi.com/2009/10/wallace-una-cosa-divertente-che-non-faro-mai-piu/">Una cosa divertente che non farò mai più</a> -</em> che, invece, avevo trovato estremamente divertente &#8211; eccomi a quella che è considerata una delle opere più riuscite di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/David_Foster_Wallace">David Foster Wallace</a>, <em><strong>Brevi interviste con uomini schifosi</strong></em> (<em>Brief Interviews with Hideous Men</em>, 1999).</p>
<p>Non è mai facile esprimere un giudizio globale su una raccolta  &#8211; per quanto si tratti di racconti piuttosto omogenei, accomunati dall&#8217;<strong>indagine su quanto sia schifosa, disgustosa, la natura umana</strong> e su quanto siano complesse le relazioni tra questi esseri schifosi e disgustosi.</p>
<p>Alcuni racconti, come <strong><em>La persona Depressa</em></strong> (analisi dell&#8217;egoismo autoconsapevole, ma non per questo meno spregevole, dell&#8217;amica depressa), <em>Sul letto di morte, stringendoti la mano, il padre del nuovo giovane commediografo Off-Broadway di successo, implora una cortesia</em> (sincera confessione paterna), e <em>Il suicidio come una specie di presente</em> (storia di un <em>double binding</em> materno, fortunatamente risoltosi) mi sono proprio piaciuti &#8211; intendiamoci: non sono per nulla divertenti, anzi, com&#8217;è facile immaginare, la discesa nell&#8217;abominio della natura umana non è proprio edificante. Qualche racconto è durissimo, come B.I. n. 46, decisamente sconsigliato alle persone impressionabili (o fobiche).</p>
<p>In generale, Wallace ha una scrittura cangiante, una grande capacità di <strong>variare registri espressivi</strong>, caratterizzando i suoi personaggi anche in base al modo di parlare, all&#8217;uso di intercalari o espressioni ricorrenti. Non mi sono piaciute, però, le (sporadiche) acrobazie formalistiche: i testi sul meta-testo (<em>QAS9</em>), gli esperimenti narrativi di <em>Mondo adulto (II). </em></p>
<p><em>Per chi l&#8217;avesse letto: <strong>la mia risposta al QAS9</strong> è &#8220;No, assolutamente no&#8221; &#8211; e questo perché, &#8220;sì&#8221;, come l&#8217;autore ben capisce (comprensione che certo non lo scusa, ma, anzi, aggrava la sua posizione), la lettrice proprio non ce ne ha voglia di farsi infastidire a questo modo e, &#8220;no&#8221;, lo scrittore non si salva con la sua sincerità, la pretesa sincerità non se la beve proprio la lettrice, che non si sente nemmeno più coinvolta, macché: conta le pagine che mancano alla fine dello strazio.<br />
</em></p>
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		<title>A. Tabucchi, Il tempo invecchia in fretta</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 19:49:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Tabucchi]]></category>
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		<description><![CDATA[Inseguendo l&#8217;ombra, il tempo invecchia in fretta
(frammento presocratico attribuito a Crizia)



Il tempo invecchia in fretta (Feltrinelli, 2009) raccoglie 9 racconti di Antonio Tabucchio, 9 sguardi sul tempo che è passato &#8211; il tempo dell&#8217;infanzia, il tempo della giovinezza, il tempo di tutta una vita. Ci si volta indietro cercando di trovare un senso, ci si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: right;"><em>Inseguendo l&#8217;ombra, il tempo invecchia in fretta</em></p>
<p style="text-align: right;">(frammento presocratico attribuito a Crizia)</p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: center;"><a href="/wp-content/uploads/2010/02/il-tempo-invecchia-in-fretta-antonio-tabucchi1.jpg"><img title="il-tempo-invecchia-in-fretta-antonio-tabucchi1" src="/wp-content/uploads/2010/02/il-tempo-invecchia-in-fretta-antonio-tabucchi1.jpg" alt="" width="300" height="475" /></a></p>
<p><strong><em>Il tempo invecchia in fretta </em></strong>(Feltrinelli, 2009) raccoglie 9 racconti di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Tabucchi">Antonio Tabucchio</a>, <strong>9 sguardi sul tempo che è passato</strong> &#8211; il tempo dell&#8217;infanzia, il tempo della giovinezza, il tempo di tutta una vita. Ci si volta indietro cercando di trovare <strong>un senso</strong>, ci si guarda intorno aspettando un&#8217;apparizione, <strong>una smagliatura nella rete</strong> &#8211; e Tabucchi, sotto sotto, è <strong>un ottimista</strong> perché, qualche volta,  il senso c&#8217;è, sia pure retrospettivamente, sia pure in tutta la sua paradossalità (&#8220;a Mosca ho passato i giorni più belli della mia vita&#8221;, <em>Fra generali</em>), qualche volta i segni si materializzano (le note di una vecchia canzone, <em>Yo me enamoré del aire</em>), qualche volta c&#8217;è un destino (<em>Controtempo</em>). Ma tutto &#8211; il senso, le apparizioni, il destino &#8211; si sconta al prezzo di una <strong>malinconia terribile</strong>.</p>
<p>&#8220;<strong>I ricordi di quando si è bambini li hanno quelli che allora erano già adulti</strong>, non ci si può ricordar di ricordi così lontani, ci vogliono le persone che a quel tempo erano grandi&#8221;, perché te li raccontino (<em>Clof, colp, cloffete, cloppete</em>) e i ricordi di quando si è adulti, spariscono anche loro se non li si racconta. Solo che, a un certo punto della vita, <strong>mancano gli interlocutori</strong> (<em>I morti a tavola</em>) o più spesso, ed è l&#8217;ipotesi peggiore,<strong> mancano le parole</strong>: ci escono fuori sempre uguali, le litanie lamentevoli di vecchi che non dicono più nulla (<em>Bucarest non è cambiata per niente</em>).</p>
<p><strong>Una prosa lirica, ma asciutta</strong>, senza fronzoli, racconti ed atmosfere tratteggiate in poche righe. Qualcuno mi è piaciuto di più, qualcuno di meno. Nel complesso no,<strong> Tabucchi non mi entusiasma</strong>: sarà che sono cresciuta con questo tipo di approccio letterario (la nostalgia del tempo passato, le smagliature nella rete, Montale, la malinconia e tutto il resto) e, ormai, mi ha un po&#8217; stancato, sarà che la <strong>tristezza è </strong>pesante e, alla fine, piuttosto<strong> noiosa</strong>.</p>
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		<title>Camilleri, La rizzagliata</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 20:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Camilleri]]></category>
		<category><![CDATA[La rizzagliata]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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Il rizzaglio è
&#8216;na rete a forma di capanna, chiusa in àvuto e aperta a vascio, un&#8217;apertura assà larga contornata di piombini. La fai roteare col braccio isato e po&#8217; la lanci. La riti, che deve ricadiri come un ombrello aperto, veni portata sott&#8217;acqua dal piso dei piombini. A un certo momento il piscatori tira &#8216;na [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><a href="/wp-content/uploads/2010/02/RIZZAGLIATA1.jpg"><img class="aligncenter" title="RIZZAGLIATA" src="/wp-content/uploads/2010/02/RIZZAGLIATA1-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a></p>
<p>Il rizzaglio è</p>
<p><em><strong>&#8216;na rete a forma di capanna</strong>, chiusa in àvuto e aperta a vascio, un&#8217;apertura assà larga contornata di piombini. La fai roteare col braccio isato e po&#8217; la lanci. La riti, che deve ricadiri come un ombrello aperto, veni portata sott&#8217;acqua dal piso dei piombini. A un certo momento il piscatori tira &#8216;na corda e la parti &#8216;nferiori della riti si chiude. E dintra ci restano i pisci. <strong>&#8216;Na bella rizzagliata</strong>.</em></p>
<p><em><strong>I pesci cchiù stùpidi o cchiù lenti, naturalmente</strong>, pirchÏ quelli cchiù sperti, videnno la riti calare, si scansano &#8216;n tempo</em></p>
<p>Ecco la <em>Rizzagliata</em> di <a href="http://www.andreacamilleri.net/">Andrea Camilleri</a>, una partita tra politici che si svolge attorno al cadavere di una studentessa, dove <strong>la posta in gioco</strong> è quella di sempre, <strong>il potere e la ricchezza</strong>, e le pedine sono <strong>mafiosi, magistrati, avvocati, giornalisti e faccendieri</strong>, tutti mossi da personali ambizioni di ascesa socio-economica. Non solo la verità non viene a galla (come spesso accade anche nei romanzi di Montalbano), ma qui anche i colpevoli la fanno franca &#8211; che, poi, d&#8217;innocente non c&#8217;è nessuno, solo che  i pesci più stupidi e più lenti rimangono presi nella rete, mentre quelli più furbi e più grossi si scansano per tempo.</p>
<p>Un romanzo giallo, senza <a href="http://www.francescapoggi.com/?s=montalbano">Montalbano</a> e senza personaggi positivi, che vede come protagonista un assoluto<strong> anti-eroe</strong>: il direttore del tg regionale <strong>Michele Caruso</strong>, infido, pavido, impegnato soltanto a non cader nella rete, compiacendo i potenti.</p>
<p>Pubblicato in Spagna nel 2008 col titolo <strong><em>La muerte de Amalia Sacerdote</em></strong>, è uscito in Italia nell&#8217;anno successivo. Non è un brutto romanzo, anzi, si lascia leggere con piacere e la <strong>trama</strong> è ben congeniata, anche se <strong></strong> &#8211; tanto che, sul finale, deve intervenire il faccendiere Gabriele Lamantia a spiegare a Caruso e ai lettori che diavolo era successo in tutto il resto del libro. Non mi ha appasionato: <strong>manca  di brio e di ironia</strong>.</p>
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