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	<title>Francesca Poggi &#187; libri</title>
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		<title>Harkaway, Il mondo dopo la fine del mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 13:23:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Il mondo alla fine del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Nick Harkaway]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[The Gone-Away World]]></category>

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		<description><![CDATA[
Finalmente, un bel romanzo di fantascienza (vera, non quella robaccia fantasy). Il mondo dopo la fine del mondo (The Gone-Away World, 2008) è il primo (speriamo di una lunga serie) romanzo di Nick Harkaway e si divora in un attimo: una trama intrigante, un&#8217;ironia smagliante, un&#8217;invettiva fantastica formidabile (sarei tentata di definirlo la Allende della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img src="http://i.telegraph.co.uk/telegraph/multimedia/archive/01129/arts-graphics-2008_1129129a.jpg" alt="Nick Harkaway" /></p>
<p><span class="drop_cap">F</span>inalmente, un bel romanzo di fantascienza (vera, non quella robaccia fantasy). <em>Il mondo dopo la fine del mondo</em> (<em>The Gone-Away World</em>, 2008) è il primo (speriamo di una lunga serie) romanzo di <a href="http://www.nickharkaway.com/">Nick Harkaway</a> e si divora in un attimo: una trama intrigante, un&#8217;ironia smagliante, un&#8217;invettiva fantastica formidabile (sarei tentata di definirlo la Allende della fantascienza, se non fosse che la Allende l&#8217;ironia non sa cos&#8217;è).</p>
<p>E&#8217; vero, a tratti sembra un po&#8217; troppo accattivante &#8211; accattivanti e un po&#8217; stereotipati i personaggi (rozzi dall&#8217;animo nobile o cattivi spietati), accattivante il protagonista (mediamente sfigato, mediamente eroico, mediamente vittima delle circostanze: insomma uno con cui è facile identificarsi) &#8211; e qualche scena è un po&#8217; scontata (la lotta col doppio, ad esempio, ti fa pensare: ma credi di averlo visto solo tu <em>L&#8217;impero colpisce ancora?</em>). Però la trama è solida, la svolta narrativa ben costruita (anche se non proprio inaspettata) e la scrittura brillante. Ci si diverte, ma non mancano gli spunti per riflessioni più serie (sulla vita, sulla guerra, sulla società contemporanea, sull&#8217;identita e sui <em>tupperware</em>).</p>
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		<title>Melville, Moby Dick</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 13:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Melville]]></category>
		<category><![CDATA[Moby Dick]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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&#8220;La maggioranza della gente di terra è così ignorante di alcune delle meraviglie del mondo più semplici e palpabili che, senza qualche riferimento ai nudi fatti, storici o altro, della caccia alle balene, potrebbe pensare che Moby Dick è una frottola mostruosa oppure, quel che è peggio e più detestabile, un&#8217;orribile e intollerabile allegoria&#8221; (Melville, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.ischiamondoblog.com/blog/wp-content/uploads/2008/08/capodoglio.jpg" alt="capodoglio bianco" width="427" height="275" /></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;La maggioranza della gente di terra è così ignorante di alcune delle meraviglie del mondo più semplici e palpabili che, senza qualche riferimento ai nudi fatti, storici o altro, della caccia alle balene, potrebbe pensare che Moby Dick è una frottola mostruosa oppure, quel che è peggio e più detestabile, un&#8217;orribile e intollerabile allegoria&#8221; </em>(Melville, <em>Moby Dick</em>, cap. XLV)</p>
<p style="text-align: left;">Sfido chiunque a rintracciare una dichiarazione di intenti dell&#8217;autore di un qualsiasi romanzo che sia più esplicita e più misconosciuta!</p>
<p style="text-align: left;">Certo, è facile essere tentati da un&#8217;interpretazione allegorica dell&#8217;ossessione del vecchio Ahab per il mostro albino e i critici giammai sono vincolati alle intenzione degli autori, eppure è difficile negare che <em>Moby Dick </em>sia anche e soprattutto un bel libro sui capodogli e sulla caccia ai copodogli.</p>
<p style="text-align: left;">Per la maggior parte delle pagine, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Herman_Melville">Melville</a> formula classificazioni e definizioni delle varie specie di balene, analizza l&#8217;anatomia del capodoglio (paragonandola anche a quella della balena franca), discetta sulla sua evoluzione, non tralasciando l&#8217;esame di alcuni fossili, ci racconta di svariate rappresentazioni e narrazioni in cui compare, elenca gli impieghi del suo olio e delle sue ossa, racconta minuziosamente i processi di lavorazione che si svolgevano a bordo delle balenerie e formula svarriate teorie su questo mammifero &#8211; alcune corrette, come quella relativa alla funzione dello sfiatatoio, altre false, come quella secondo cui le balene non correranno mai alcun rischio di estinzione.</p>
<p style="text-align: left;">Forse uno degli aspetti più geniali di <em>Moby Dick</em> consiste proprio in questa riuscitissima mescolanza di generi, che ne fa un trattato scientifico (innovativo per l&#8217;epoca) e uno straordinario romanzo, popolato di personaggi indimenticabili &#8211; Ahab, ma ancora di più i selvaggi ramponieri, i rozzi marinai e i tre ufficiali.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
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		<title>Hawthorne, La lettera scarlatta</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 10:32:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[la lettera scarlatta]]></category>
		<category><![CDATA[Nathaniel Hawthorne]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzi]]></category>

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Insomma, si lascia leggere, però no, non direi proprio che La lettera scarlatta (The Scarlet Letter, 1850) di Nathaniel Hawthorne sia un capolavoro.
Lo stile è datato, prosaico, didascalico, segnato da continui, fastidiosi, interventi del narratore. Tutta l&#8217;opera è animata da un&#8217;intento di edificazione etica: diciamolo, è una specie di operetta morale. Ha poi ragione Vito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://2.bp.blogspot.com/_gnvDDYEl82c/THKO2vgjYzI/AAAAAAAABKs/aAwXPBzXHUc/s400/scarlet.gif" alt="lettera scarlatta" /></p>
<p>Insomma, si lascia leggere, però no, non direi proprio che <em>La lettera scarlatta</em> (<em>The Scarlet Letter</em>, 1850) di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nathaniel_Hawthorne">Nathaniel Hawthorne</a> sia un capolavoro.</p>
<p>Lo stile è datato, prosaico, didascalico, segnato da continui, fastidiosi, interventi del narratore. Tutta l&#8217;opera è animata da un&#8217;intento di edificazione etica: diciamolo, è una specie di operetta morale. Ha poi ragione Vito Amoruso (nel bel saggio introduttivo, che apre l&#8217;edizione di <em>La biblioteca di repubblica</em>) a sottolineare la struttura teatrale dell&#8217;opera: una forma scenica che, però, produce difetti non trascurabili quando è trasposta in forma di romanzo. Ogni cambiamento nell&#8217;animo dei personaggi rimane fuori scena: così Hester Prynne cambia profondamente negli anni abbracciati dalla narrazione, da peccatrice contrita diventa una donna libera, ma il lettore non segue il suo mutamento, se lo trova davanti quando si riapre il sipario (7 anni dopo).</p>
<p>Quanto alla trama, il finale lascia parecchio a desiderare &#8211; non a caso è stato cambiato nel, peraltro brutto, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_lettera_scarlatta_%28film_1995%29">film di Roland Joffé</a> &#8211; film che, sia detto per inciso, tralascia di rendere non solo gli aspetti più &#8217;surreali&#8217; del romanzo, ma anche quelli meglio risciuti, come il personaggio di Pearl. In effetti, Pearl è forse davvero l&#8217;unica creatura realistica di Hawthorne, l&#8217;unica figura davvero memorabile e ben costruita &#8211; cosa che certo non si può dire del così chiamato Roger Chillingworth, niente meno che l&#8217;impersonificazione del male.</p>
<p>Resta poi un punto oscuro in tutta la narrazione: ma come diamine avranno fatto a peccare Hester Prynne e il reverendo Dimmesdale (e ve lo dico anche se non avete letto il libro, perché tanto si capisce subito), considerata la natura pavida e tremeabonda di quest&#8217;ultimo?</p>
<p>Un&#8217;ultima postilla: il romanzo è preceduto da, e (per giudizio unanime di critici illustri) forma parte integrante con, un racconto dal titolo <em>La Dogana</em> che risulta talmente noioso da scoraggiare spesso ogni tentativo di lettura. Intendiamoci, questo racconto autobiografico sarebbe stato anche interessante, se Hawthorne ci avesse fatto la grazia di trattenerlo in una decina di pagine. Comunque, secondo me &#8211; che non sono un critico illustre &#8211; si può anche saltare senza perder nulla.</p>
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		<title>McCarthy, La strada</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 19:12:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Cormac McCarthy]]></category>
		<category><![CDATA[La strada]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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La strada (The Road, 2006), di Cormac McCarthy, è un romanzo stupendo, un romanzo terribile. Un tuffo in apnea nel pozzo della natura umana.
In uno scenario post-apocalittico, su una Terra devastata, dove non vivono e non crescono più forme di vita, gli ultimi sopravvisuti si aggirano come barboni, trascinandosi i loro stracci, cercando cibo in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img src="http://www.librerie.coop.it/uploads/images/lastrada_mccarthy.jpg" alt="McCarthy La strada" /></p>
<p><em>La strada</em> (<em>The Road</em>, 2006), di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cormac_McCarthy">Cormac McCarthy</a>, è un romanzo stupendo, <strong>un romanzo terribile</strong>. Un tuffo in apnea nel pozzo della natura umana.</p>
<p>In uno scenario post-apocalittico, su una Terra devastata, dove non vivono e non crescono più forme di vita, gli ultimi sopravvisuti si aggirano come barboni, trascinandosi i loro stracci, cercando cibo in scatola. Prede e predatori. Qui, in questo mondo senza speranza, un uomo affronta il compito impossibile di aver cura di un bambino.</p>
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		<title>Shteyngart, Absurdistan</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 13:06:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Absurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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		<description><![CDATA[

Absurdistan di Gary Shteyngart è la storia di Misa Vainberger, un trentenne in imbarazzante sovrappeso, figlio del milleduecentotrentottesimo uomo più ricco di Russia, innamorato di New York, che, inseguendo l&#8217;America, si ritrova in Absurdistan, invischiato in una guerra civile.
Il termine &#8216;Absurdistan&#8217; era usato originariamente dai dissidenti dell&#8217;est per riferirsi a parte (o a tutta) l&#8217;URSS: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://3.bp.blogspot.com/_BMy2iRUsJ08/RjUTHA4_LyI/AAAAAAAAAJI/UvRXMQTgOME/s400/GaryShteyngart.jpg" alt="Gary Shteyngart" /></p>
<p style="text-align: center;">
<p><em><span class="drop_cap">A</span>bsurdistan</em> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gary_Shteyngart">Gary Shteyngart </a>è la storia di Misa Vainberger, un trentenne in imbarazzante sovrappeso, figlio del milleduecentotrentottesimo uomo più ricco di Russia, innamorato di New York, che, inseguendo l&#8217;America, si ritrova in Absurdistan, invischiato in una guerra civile.</p>
<p style="text-align: left;">Il termine &#8216;Absurdistan&#8217; era usato originariamente dai dissidenti dell&#8217;est per riferirsi a parte (o a tutta) l&#8217;URSS: oggi è spesso impiegato per designare la Russia e/o stati che orbitavo sotto l&#8217;influenza sovietica e che hanno conservato forme di governo autoritarie, come  <a title="Azerbaijan" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Azerbaijan">Azerbaijan</a>, <a title="Uzbekistan" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Uzbekistan">Uzbekistan</a>, <a title="Turkmenistan" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Turkmenistan">Turkmenistan</a>, or <a title="Belarus" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Belarus">Biellorussia.</a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Commento</strong>: mah, non so. Vorrebbe far ridere, essere divertente e satirico &#8211; l&#8217;estrema stereotipizzazione dei personaggi in fondo mira proprio a questo: creare buffe macchiette per sollazzare e colpire nel segno i difetti della società (russa o ex-sovietica, in ispecie) &#8211; ogni tanto ci riesce, spesso no. Nel complesso mi son fatta parecchie pise, dopo poche pagine di lettura.</p>
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		<title>Foer, Se niente importa</title>
		<link>http://www.francescapoggi.com/2010/06/foer-se-niente-importa/</link>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 12:24:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[bioetica]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Eating animals]]></category>
		<category><![CDATA[Jonathan Safran Foer]]></category>
		<category><![CDATA[Perché mangiamo animali?]]></category>
		<category><![CDATA[Se niente importa]]></category>

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		<description><![CDATA[
Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? (titolo originale, Eating Animals, 2009) di Jonathan Safran Foer è un libro che bisogna leggere. Non perché dica cose che non sappiamo (o, almeno, che non sospettiamo), bensì perché ci mette di fronte alle nostre contraddizioni etiche e ci impone di scioglierle.
Pensate sia giusto mangiare cani e gatti? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img src="http://it.netlogstatic.com/p/oo/007/820/7820781.jpg" alt="macello" /></p>
<p><em>Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?</em> (titolo originale, <em>Eating Animals</em>, 2009) di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Safran_Foer">Jonathan Safran Foer</a> è un libro che bisogna leggere. Non perché dica cose che non sappiamo (o, almeno, che non sospettiamo), bensì perché ci mette di fronte alle <strong>nostre contraddizioni etiche</strong> e ci impone di scioglierle.</p>
<p><em>Pensate sia giusto mangiare cani e gatti? Pensate che sarebbe giusto se una razza aliena, molto più intelligente di noi, ci mangiasse?</em></p>
<p>Se la vostra risposta ai due quesiti precedenti è &#8216;No&#8217;, il vostro mangiare carne è irrazionale: è in contrasto con i vostri valori.</p>
<p><em>Pensate sia giusto torturare gli animali, infliggergli una vita e una morte crudeli (evidentemente crudeli, crudeli al di là di ogni ragionevole dubbio)?</em></p>
<p>Se la risposta a questa domanda è &#8216;No&#8217;, il vostro mangiar carne è irrazionale.</p>
<p>Ma anche se la risposta alle precedenti domande è &#8216;Sì&#8217;, il vostro mangiar carne potrebbe essere comunque irrazionale o irragionevole. Molte persone che conosco di fronte a questi interrogativi rispondono semplicemente che non gliene importa nulla, che queste cose non le vogliono nemmeno sapere. E&#8217; una risposta che rivela un notevole grado di stupidità: come può non importarci quello che mangiamo?</p>
<p><em>Mangereste mai un animale che era malato, che è stato cresciuto in un ambiente insalubre e virulento, nutrito ad antibiotici</em>, <em>segatura, scarti del processo di concimatura et similia?</em></p>
<p>Sorpresa, lo mangiate quasi tutti i giorni.</p>
<p>Non sono solo considerazioni morali, attinenti al benessere degli animali, a mettere in crisi l&#8217;opportunità di una dieta onnivora, ma anche considerazioni attinenti alla nostra <strong>salute individuale</strong> e alla preservazione dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Come il libro di Foer documenta in modo dettagliato, statistiche alla mano, l&#8217;industria zootecnica è una delle cause principali dell&#8217;<strong>inquinamento globale</strong> (per non parlare dei danni biologici causati da molti tipi di pesca, primo tra tutti la pesca a trascico dei gamberetti, vietata nel Mediterraneo, ma consentita in altre aree). Non solo, ma gli allevamenti industriali sono anche fonti potenziali di <strong>epidemie umane</strong>, come testimoniato, tra l&#8217;altro, dal recente caso della c.d.<a href="http://www.grist.org/article/2009-04-25-swine-flu-smithfield/"> influenza suina</a>.</p>
<p>Nemmeno della vostra salute vi importa?</p>
<p>Come disse la nonna di Foe: &#8220;Se niente importa, non c&#8217;è nulla da salvare&#8221;. Se niente ci importa, la nostra vita non è importante.</p>
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		<title>Coe, L&#8217;amore non guasta</title>
		<link>http://www.francescapoggi.com/2010/06/coe-lamore-non-guasta/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 07:50:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Jonathan Coe]]></category>
		<category><![CDATA[L'amore non guasta]]></category>
		<category><![CDATA[rec]]></category>

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		<description><![CDATA[
Una delusione. L&#8217;amore non guasta (A touch of love, 1989) ripropone alcuni dei temi più ricorrenti della narrativa di Jonathan Coe (l&#8217;alternativa caso/necessità, lo sterminato effetto domino che comanda le nostre esistenze, l&#8217;adolescenza come periodo chiave della vita), ma li combina in una storia fiacca, senza invettiva, piuttosto noiosa.
Per ragioni autobiografiche, non ho potuto non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img src="http://2.bp.blogspot.com/_7yi1IyW7DIM/Sp-KsJ9MQeI/AAAAAAAABFc/W0wVjV0NK0o/s320/Coe+-+L%27amore+non+guasta.jpg" alt="L'amore non guasta" /></p>
<p><strong>Una delusione</strong>. <em>L&#8217;amore non guasta</em> (<em>A touch of love</em>, 1989) ripropone alcuni dei temi più ricorrenti della narrativa di <a href="http://www.francescapoggi.com/?s=coe">Jonathan Coe</a> (l&#8217;alternativa caso/necessità, lo sterminato effetto domino che comanda le nostre esistenze, l&#8217;adolescenza come periodo chiave della vita), ma li combina in una storia fiacca, senza invettiva, piuttosto noiosa.</p>
<p>Per ragioni autobiografiche, non ho potuto non apprezzare <strong>l&#8217;ambientazione universitaria</strong> e i personaggi degli eterni dottorandi o ex-dottorandi, che permangono, tra frustrazioni e illusioni, nel limbo della vita studentesca, senza riuscire del tutto a mascherare, al mondo e a se stessi, il loro effettivo status di trentenni disoccupati. Ma anche questa condizione non è certo indagata con l&#8217;abilità introspettiva che Coe mostra in altri romanzi, e la critica sociale è del tutto assente.</p>
<p>Alla fine le parti migliori e più convincenti sono i racconti (ovviamente, inediti) di uno dei protagonisti &#8211; poche pagine in cui Coe ritrova ironia e sarcasmo.</p>
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		<title>Genna, Hitler</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 09:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giuseppe Genna]]></category>
		<category><![CDATA[Hitler]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[
Hitler di Giuseppe Genna (Mondadori, 2008) è la storia di Adolf Hitler (dall&#8217;infanzia alla morte) più che romanzata, scritta in forma di romanzo. Un testo da cui ho appreso molto su Hitler, la sua personalità, la sua (incredibile) vita, ma anche sulla società tedesca di quegli anni e sul secondo conflitto mondiale: consiglierei di adottarlo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://vertigine.files.wordpress.com/2008/01/hitlercoverbig.jpg" alt="Genna Hitler" /></p>
<p><em><span class="drop_cap">H</span>itler</em> di <a href="http://www.giugenna.com/">Giuseppe Genna</a> (Mondadori, 2008) è <strong>la storia di Adolf Hitler</strong> (dall&#8217;infanzia alla morte) più che romanzata, scritta in forma di romanzo. Un testo da cui ho appreso molto su Hitler, la sua personalità, la sua (incredibile) vita, ma anche sulla società tedesca di quegli anni e sul secondo conflitto mondiale: consiglierei di adottarlo nelle scuole, sarebbe un modo divertente di imparare la storia &#8211; sono 665 pagine che si divorano in un fiato.</p>
<p>Le parti che ho più apprezzato sono quelle narrative, in cui Genna si limita a raccontare fatti veri, che trascrive e colora nello stile del romanzo, o fatti inventati, ma possibili, con stile asciutto, quasi nervoso, che traccia quadri intensi con poche pennellate &#8211; una scrittura quasi impressionista.</p>
<p>Le parti che mi hanno convinto meno sono quelle in cui  interviene più pesantemente l&#8217;inventiva dello scrittore &#8211; la storia del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fenrir">lupo Fenrir</a>, ad esempio, all&#8217;inizio è suggestiva, ma poi l&#8217;autore ci insiste troppo (il lupo appare addirittura ad Hitler) e finisce per annoiare. Nemmeno mi ha del tutto convinto l&#8217;insistenza sulla figura di Hitler come<strong> &#8216;non-umano&#8217;</strong>: certo, quest&#8217;uomo ha costituito la negazione di tutti i valori in cui la maggior parte degli esseri umani crede, ma ciò che è spaventoso, e in qualche modo osceno, in questa storia è proprio che si tratta di un uomo come tutti gli altri &#8211; di una persona mediocre, arrivata ad esercitare un enorme potere per effetto di coincidenze incredibili &#8211; cosa che, peraltro, lo accomuna a moltissimi altri dittatori.</p>
<p>Qualcuno ha criticato questo romanzo per la materia trattata: personalmente credo che la letteratura debba spezzare i tabù e non subirli &#8211; non ci sono zone vietate, solo cattivi romanzi e questo non è uno di quelli.</p>
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		<title>Coe, Circolo chiuso</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 12:21:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Circolo chiuso]]></category>
		<category><![CDATA[Jonathan Coe]]></category>
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Circolo chiuso (The closed circle, 2004), di Jonathan Coe è la continuazione di La banda dei brocchi e, come questo, vuol essere un intreccio di pubblico e di privato, uno sguardo sulle vicende dell&#8217;Inghilterra contemporanea attraverso gli occhi di persone comuni, che fanno la loro vita.
I nostri eroi sono cresciuti e l&#8217;età adulta non ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.narrazioni.it/portal/images/stories/nkringrazia/coe.jpg" alt="Jonathan Coe" /></p>
<p><strong><em>Circolo chiuso</em> </strong>(<em>The closed circle</em>, 2004), di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Coe">Jonathan Coe</a> è la continuazione di <em><a href="http://www.francescapoggi.com/2010/04/coe-la-banda-dei-brocchi/">La banda dei brocchi</a></em> e, come questo, vuol essere un intreccio di pubblico e di privato, uno sguardo sulle vicende dell&#8217;Inghilterra contemporanea attraverso gli occhi di persone comuni, che fanno la loro vita.</p>
<p><span class="drop_cap">I</span> nostri eroi sono cresciuti e l&#8217;età adulta non ha mantenuto nessuna delle speranze dell&#8217;adolescenza, così come l&#8217;attualità politica non ha mantenuto nessuna delle aspettative degli anni &#8216;70. Gli uomini sono, forse, quelli messi peggio &#8211; soprattutto Benjamin, aspirante scrittore e compositore, che ha finito per fare il contabile e sposare una donna che non ama. Le donne (o, almeno, alcune di loro) sono riuscite quantomeno a conservare la dignità, pur in mezzo a matrimoni falliti e delusioni sentimentali. Paul, ovviamente, è entrato in politica, ma coi labour di Blair: il precoce genio del male si è trasformato in un politicante goffo e instupidito &#8211; una figura decisamente realistica.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/939/9788807819391g.jpg" alt="circolo chiuso" /></p>
<p>Nel complesso, è <strong>un romanzo piuttosto deprimente</strong> (pochi gli spunti ironici o i passaggi esilaranti): molti dei protagonisti sono morbosamente ripiegati sul loro passato (sugli amori o i traumi dell&#8217;adolescenza), mentre il mondo va avanti, con guerre, licenziamenti di massa, affaristi che la fanno franca, politici opportunisti e destre xenofobe.</p>
<p>In <em>Circolo chiuso</em> viene esplicitato un tema ricorrente nelle opere di Coe: <strong>la necessità </strong>di tutto ciò che accade &#8211; come ogni evento sia parte di una catena di cause ed effetti che non possiamo controllare, ma la cui conoscenza, in qualche modo, ci salverebbe, riscatterebbe le nostre esistenze (o, forse, ci farebbe semplicemente ammattire). Un tema, di per sè non originale, che, in altre opere, Coe è riuscito ad articolare in modo geniale (soprattutto ne <a href="http://www.francescapoggi.com/2009/11/coe-la-famiglia-winshaw/"><em>La famiglia Winshaw</em>)</a>.</p>
<p>Come sempre, Coe alterna registri stilistici differenti, ma in modo meno brillante che in altri suoi romanzi. Qualche parte, specie all&#8217;inizio, mi è sembrata decisamente noiosa &#8211; il diario di Claire, ad esempio, è quasi irritante per l&#8217;accozzaglia di luoghi comuni sull&#8217;universo femminile.</p>
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		<title>Coe, La banda dei brocchi</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 18:52:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Jonathan Coe]]></category>
		<category><![CDATA[La banda dei brocchi]]></category>
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Dopo aver giudicato un capolavoro La famiglia Winshaw, certo non potevo non leggere un altro romanzo di Jonathan Coe.
La banda dei brocchi (2001, The Rotter&#8217;s club, un gioco di parole sul cognome di due dei protagonisti, i Trotter) è la storia di un gruppo di ragazzi, alunni di una scuola esclusiva, ma delle più varie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.lesitedelevenementiel.com/wp-content/uploads/jonathan-coe.jpg" alt="Jonathan Coe" /></p>
<p><span class="drop_cap">D</span>opo aver giudicato un capolavoro<a href="http://www.francescapoggi.com/2009/11/coe-la-famiglia-winshaw/"><em> La famiglia Winshaw</em></a>, certo non potevo non leggere un altro romanzo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Coe">Jonathan Coe</a>.</p>
<p><em><strong>La banda dei brocchi</strong></em> (2001, <em>The Rotter&#8217;s club,</em> un gioco di parole sul cognome di due dei protagonisti, i Trotter) è la storia di un gruppo di ragazzi, alunni di una scuola esclusiva, ma delle più varie estrazioni sociali, nella <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Birmingham">Birminghan</a> degli anni 70, dal 15 novembre 1973 fino alla vigilia delle elezioni che, nel 1979, portarono alla vittoria di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Margaret_Thatcher">Magaret Thatcher</a> &#8211; ed è anche, e soprattutto, la storia di quegli anni, delle bombe dell&#8217;IRA nei pub, degli scioperi, della solidarietà di classe e del suo lento sgretolarsi, delle prime cariche della polizia, dei piani industriali di ristrutturazione e dei licenziamenti. L&#8217;adolescenza e gli anni &#8216;70 di Birminghan: due periodi difficili, problematici, ma anche euforici, pieni di sogni e aspettative.</p>
<p>Anche in questo romanzo Coe alterna <strong>registri stilistici e piani differenti</strong> &#8211; anche se non con la versatilità e gli esiti de <em>La famiglia Winshaw</em>. Stupenda la caratterizzazione dei personaggi, cui ci si affeziona subito. E, infatti, non mancherò di leggere il seguito <a href="http://www.francescapoggi.com/2010/05/coe-circolo-chiuso/"><em>Circolo chiuso</em></a>.</p>
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