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	<title>Francesca Poggi</title>
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	<description>dell&#039;inutilità irreversibile del tempo</description>
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		<title>Foer, Se niente importa</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 12:24:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[bioetica]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Eating animals]]></category>
		<category><![CDATA[Jonathan Safran Foer]]></category>
		<category><![CDATA[Perché mangiamo animali?]]></category>
		<category><![CDATA[Se niente importa]]></category>

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		<description><![CDATA[
Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? (titolo originale, Eating Animals, 2009) di Jonathan Safran Foer è un libro che bisogna leggere. Non perché dica cose che non sappiamo (o, almeno, che non sospettiamo), bensì perché ci mette di fronte alle nostre contraddizioni etiche e ci impone di scioglierle.
Pensate sia giusto mangiare cani e gatti? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img src="http://it.netlogstatic.com/p/oo/007/820/7820781.jpg" alt="macello" /></p>
<p><em>Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?</em> (titolo originale, <em>Eating Animals</em>, 2009) di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Safran_Foer">Jonathan Safran Foer</a> è un libro che bisogna leggere. Non perché dica cose che non sappiamo (o, almeno, che non sospettiamo), bensì perché ci mette di fronte alle <strong>nostre contraddizioni etiche</strong> e ci impone di scioglierle.</p>
<p><em>Pensate sia giusto mangiare cani e gatti? Pensate che sarebbe giusto se una razza aliena, molto più intelligente di noi, ci mangiasse?</em></p>
<p>Se la vostra risposta ai due quesiti precedenti è &#8216;No&#8217;, il vostro mangiare carne è irrazionale: è in contrasto con i vostri valori.</p>
<p><em>Pensate sia giusto torturare gli animali, infliggergli una vita e una morte crudeli (evidentemente crudeli, crudeli al di là di ogni ragionevole dubbio)?</em></p>
<p>Se la risposta a questa domanda è &#8216;No&#8217;, il vostro mangiar carne è irrazionale.</p>
<p>Ma anche se la risposta alle precedenti domande è &#8216;Sì&#8217;, il vostro mangiar carne potrebbe essere comunque irrazionale o irragionevole. Molte persone che conosco di fronte a questi interrogativi rispondono semplicemente che non gliene importa nulla, che queste cose non le vogliono nemmeno sapere. E&#8217; una risposta che rivela un notevole grado di stupidità: come può non importarci quello che mangiamo?</p>
<p><em>Mangereste mai un animale che era malato, che è stato cresciuto in un ambiente insalubre e virulento, nutrito ad antibiotici</em>, <em>segatura, scarti del processo di concimatura et similia?</em></p>
<p>Sorpresa, lo mangiate quasi tutti i giorni.</p>
<p>Non sono solo considerazioni morali, attinenti al benessere degli animali, a mettere in crisi l&#8217;opportunità di una dieta onnivora, ma anche considerazioni attinenti alla nostra <strong>salute individuale</strong> e alla preservazione dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Come il libro di Foer documenta in modo dettagliato, statistiche alla mano, l&#8217;industria zootecnica è una delle cause principali dell&#8217;<strong>inquinamento globale</strong> (per non parlare dei danni biologici causati da molti tipi di pesca, primo tra tutti la pesca a trascico dei gamberetti, vietata nel Mediterraneo, ma consentita in altre aree). Non solo, ma gli allevamenti industriali sono anche fonti potenziali di <strong>epidemie umane</strong>, come testimoniato, tra l&#8217;altro, dal recente caso della c.d.<a href="http://www.grist.org/article/2009-04-25-swine-flu-smithfield/"> influenza suina</a>.</p>
<p>Nemmeno della vostra salute vi importa?</p>
<p>Come disse la nonna di Foe: &#8220;Se niente importa, non c&#8217;è nulla da salvare&#8221;. Se niente ci importa, la nostra vita non è importante.</p>
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		<title>Coe, L&#8217;amore non guasta</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 07:50:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Jonathan Coe]]></category>
		<category><![CDATA[L'amore non guasta]]></category>
		<category><![CDATA[rec]]></category>

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		<description><![CDATA[
Una delusione. L&#8217;amore non guasta (A touch of love, 1989) ripropone alcuni dei temi più ricorrenti della narrativa di Jonathan Coe (l&#8217;alternativa caso/necessità, lo sterminato effetto domino che comanda le nostre esistenze, l&#8217;adolescenza come periodo chiave della vita), ma li combina in una storia fiacca, senza invettiva, piuttosto noiosa.
Per ragioni autobiografiche, non ho potuto non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img src="http://2.bp.blogspot.com/_7yi1IyW7DIM/Sp-KsJ9MQeI/AAAAAAAABFc/W0wVjV0NK0o/s320/Coe+-+L%27amore+non+guasta.jpg" alt="L'amore non guasta" /></p>
<p><strong>Una delusione</strong>. <em>L&#8217;amore non guasta</em> (<em>A touch of love</em>, 1989) ripropone alcuni dei temi più ricorrenti della narrativa di <a href="http://www.francescapoggi.com/?s=coe">Jonathan Coe</a> (l&#8217;alternativa caso/necessità, lo sterminato effetto domino che comanda le nostre esistenze, l&#8217;adolescenza come periodo chiave della vita), ma li combina in una storia fiacca, senza invettiva, piuttosto noiosa.</p>
<p>Per ragioni autobiografiche, non ho potuto non apprezzare <strong>l&#8217;ambientazione universitaria</strong> e i personaggi degli eterni dottorandi o ex-dottorandi, che permangono, tra frustrazioni e illusioni, nel limbo della vita studentesca, senza riuscire del tutto a mascherare, al mondo e a se stessi, il loro effettivo status di trentenni disoccupati. Ma anche questa condizione non è certo indagata con l&#8217;abilità introspettiva che Coe mostra in altri romanzi, e la critica sociale è del tutto assente.</p>
<p>Alla fine le parti migliori e più convincenti sono i racconti (ovviamente, inediti) di uno dei protagonisti &#8211; poche pagine in cui Coe ritrova ironia e sarcasmo.</p>
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		<title>Genna, Hitler</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 09:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Genna]]></category>
		<category><![CDATA[Hitler]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[
Hitler di Giuseppe Genna (Mondadori, 2008) è la storia di Adolf Hitler (dall&#8217;infanzia alla morte) più che romanzata, scritta in forma di romanzo. Un testo da cui ho appreso molto su Hitler, la sua personalità, la sua (incredibile) vita, ma anche sulla società tedesca di quegli anni e sul secondo conflitto mondiale: consiglierei di adottarlo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://vertigine.files.wordpress.com/2008/01/hitlercoverbig.jpg" alt="Genna Hitler" /></p>
<p><em><span class="drop_cap">H</span>itler</em> di <a href="http://www.giugenna.com/">Giuseppe Genna</a> (Mondadori, 2008) è <strong>la storia di Adolf Hitler</strong> (dall&#8217;infanzia alla morte) più che romanzata, scritta in forma di romanzo. Un testo da cui ho appreso molto su Hitler, la sua personalità, la sua (incredibile) vita, ma anche sulla società tedesca di quegli anni e sul secondo conflitto mondiale: consiglierei di adottarlo nelle scuole, sarebbe un modo divertente di imparare la storia &#8211; sono 665 pagine che si divorano in un fiato.</p>
<p>Le parti che ho più apprezzato sono quelle narrative, in cui Genna si limita a raccontare fatti veri, che trascrive e colora nello stile del romanzo, o fatti inventati, ma possibili, con stile asciutto, quasi nervoso, che traccia quadri intensi con poche pennellate &#8211; una scrittura quasi impressionista.</p>
<p>Le parti che mi hanno convinto meno sono quelle in cui  interviene più pesantemente l&#8217;inventiva dello scrittore &#8211; la storia del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fenrir">lupo Fenrir</a>, ad esempio, all&#8217;inizio è suggestiva, ma poi l&#8217;autore ci insiste troppo (il lupo appare addirittura ad Hitler) e finisce per annoiare. Nemmeno mi ha del tutto convinto l&#8217;insistenza sulla figura di Hitler come<strong> &#8216;non-umano&#8217;</strong>: certo, quest&#8217;uomo ha costituito la negazione di tutti i valori in cui la maggior parte degli esseri umani crede, ma ciò che è spaventoso, e in qualche modo osceno, in questa storia è proprio che si tratta di un uomo come tutti gli altri &#8211; di una persona mediocre, arrivata ad esercitare un enorme potere per effetto di coincidenze incredibili &#8211; cosa che, peraltro, lo accomuna a moltissimi altri dittatori.</p>
<p>Qualcuno ha criticato questo romanzo per la materia trattata: personalmente credo che la letteratura debba spezzare i tabù e non subirli &#8211; non ci sono zone vietate, solo cattivi romanzi e questo non è uno di quelli.</p>
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		<title>Coe, Circolo chiuso</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 12:21:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Circolo chiuso]]></category>
		<category><![CDATA[Jonathan Coe]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[
Circolo chiuso (The closed circle, 2004), di Jonathan Coe è la continuazione di La banda dei brocchi e, come questo, vuol essere un intreccio di pubblico e di privato, uno sguardo sulle vicende dell&#8217;Inghilterra contemporanea attraverso gli occhi di persone comuni, che fanno la loro vita.
I nostri eroi sono cresciuti e l&#8217;età adulta non ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.narrazioni.it/portal/images/stories/nkringrazia/coe.jpg" alt="Jonathan Coe" /></p>
<p><strong><em>Circolo chiuso</em> </strong>(<em>The closed circle</em>, 2004), di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Coe">Jonathan Coe</a> è la continuazione di <em><a href="http://www.francescapoggi.com/2010/04/coe-la-banda-dei-brocchi/">La banda dei brocchi</a></em> e, come questo, vuol essere un intreccio di pubblico e di privato, uno sguardo sulle vicende dell&#8217;Inghilterra contemporanea attraverso gli occhi di persone comuni, che fanno la loro vita.</p>
<p><span class="drop_cap">I</span> nostri eroi sono cresciuti e l&#8217;età adulta non ha mantenuto nessuna delle speranze dell&#8217;adolescenza, così come l&#8217;attualità politica non ha mantenuto nessuna delle aspettative degli anni &#8216;70. Gli uomini sono, forse, quelli messi peggio &#8211; soprattutto Benjamin, aspirante scrittore e compositore, che ha finito per fare il contabile e sposare una donna che non ama. Le donne (o, almeno, alcune di loro) sono riuscite quantomeno a conservare la dignità, pur in mezzo a matrimoni falliti e delusioni sentimentali. Paul, ovviamente, è entrato in politica, ma coi labour di Blair: il precoce genio del male si è trasformato in un politicante goffo e instupidito &#8211; una figura decisamente realistica.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/939/9788807819391g.jpg" alt="circolo chiuso" /></p>
<p>Nel complesso, è <strong>un romanzo piuttosto deprimente</strong> (pochi gli spunti ironici o i passaggi esilaranti): molti dei protagonisti sono morbosamente ripiegati sul loro passato (sugli amori o i traumi dell&#8217;adolescenza), mentre il mondo va avanti, con guerre, licenziamenti di massa, affaristi che la fanno franca, politici opportunisti e destre xenofobe.</p>
<p>In <em>Circolo chiuso</em> viene esplicitato un tema ricorrente nelle opere di Coe: <strong>la necessità </strong>di tutto ciò che accade &#8211; come ogni evento sia parte di una catena di cause ed effetti che non possiamo controllare, ma la cui conoscenza, in qualche modo, ci salverebbe, riscatterebbe le nostre esistenze (o, forse, ci farebbe semplicemente ammattire). Un tema, di per sè non originale, che, in altre opere, Coe è riuscito ad articolare in modo geniale (soprattutto ne <a href="http://www.francescapoggi.com/2009/11/coe-la-famiglia-winshaw/"><em>La famiglia Winshaw</em>)</a>.</p>
<p>Come sempre, Coe alterna registri stilistici differenti, ma in modo meno brillante che in altri suoi romanzi. Qualche parte, specie all&#8217;inizio, mi è sembrata decisamente noiosa &#8211; il diario di Claire, ad esempio, è quasi irritante per l&#8217;accozzaglia di luoghi comuni sull&#8217;universo femminile.</p>
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		<title>Coe, La banda dei brocchi</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 18:52:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Jonathan Coe]]></category>
		<category><![CDATA[La banda dei brocchi]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dopo aver giudicato un capolavoro La famiglia Winshaw, certo non potevo non leggere un altro romanzo di Jonathan Coe.
La banda dei brocchi (2001, The Rotter&#8217;s club, un gioco di parole sul cognome di due dei protagonisti, i Trotter) è la storia di un gruppo di ragazzi, alunni di una scuola esclusiva, ma delle più varie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.lesitedelevenementiel.com/wp-content/uploads/jonathan-coe.jpg" alt="Jonathan Coe" /></p>
<p><span class="drop_cap">D</span>opo aver giudicato un capolavoro<a href="http://www.francescapoggi.com/2009/11/coe-la-famiglia-winshaw/"><em> La famiglia Winshaw</em></a>, certo non potevo non leggere un altro romanzo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Coe">Jonathan Coe</a>.</p>
<p><em><strong>La banda dei brocchi</strong></em> (2001, <em>The Rotter&#8217;s club,</em> un gioco di parole sul cognome di due dei protagonisti, i Trotter) è la storia di un gruppo di ragazzi, alunni di una scuola esclusiva, ma delle più varie estrazioni sociali, nella <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Birmingham">Birminghan</a> degli anni 70, dal 15 novembre 1973 fino alla vigilia delle elezioni che, nel 1979, portarono alla vittoria di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Margaret_Thatcher">Magaret Thatcher</a> &#8211; ed è anche, e soprattutto, la storia di quegli anni, delle bombe dell&#8217;IRA nei pub, degli scioperi, della solidarietà di classe e del suo lento sgretolarsi, delle prime cariche della polizia, dei piani industriali di ristrutturazione e dei licenziamenti. L&#8217;adolescenza e gli anni &#8216;70 di Birminghan: due periodi difficili, problematici, ma anche euforici, pieni di sogni e aspettative.</p>
<p>Anche in questo romanzo Coe alterna <strong>registri stilistici e piani differenti</strong> &#8211; anche se non con la versatilità e gli esiti de <em>La famiglia Winshaw</em>. Stupenda la caratterizzazione dei personaggi, cui ci si affeziona subito. E, infatti, non mancherò di leggere il seguito <a href="http://www.francescapoggi.com/2010/05/coe-circolo-chiuso/"><em>Circolo chiuso</em></a>.</p>
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		<title>Gigerenzer, Quando i numeri ingannano</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 19:43:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[scienze]]></category>
		<category><![CDATA[analfabetismo statistico]]></category>
		<category><![CDATA[Gerd gigerenzer]]></category>
		<category><![CDATA[probabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Quando i numeri ingannano]]></category>

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		<description><![CDATA[
Quando i numeri ingannano (Calculated Risks, 2002) di Gerd Gigerenzer è un testo istruttivo e divertente &#8211; due doti che non è certo facile trovare insieme. Il libro tratta dei problemi relativi alla comprensione dei dati probabilistici: illustra, attraverso una serie di esempi, gli errori più comuni e fornisce delle indicazioni per risolverli.
Il c.d. analfabetismo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://farm3.static.flickr.com/2403/2197586990_b8a410e529.jpg" alt="Gerd Gigerenzer" /></p>
<p><em><span class="drop_cap">Q</span>uando i numeri ingannano </em>(<em>Calculated Risks</em>, 2002) di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gerd_Gigerenzer">Gerd Gigerenzer</a> è un testo istruttivo e divertente &#8211; due doti che non è certo facile trovare insieme. Il libro tratta dei problemi relativi alla comprensione dei dati probabilistici: illustra, attraverso una serie di esempi, gli errori più comuni e fornisce delle indicazioni per risolverli.</p>
<p>Il c.d. <strong>analfabetismo statistico</strong>, ossia la difficoltà di ragione con dati espressi in percentuali, è una malattia diffusa, di cui, all&#8217;inizio del libro, ho scoperto di essere affetta anch&#8217;io &#8211; trovando non poca difficoltà nel risolvere i casi proposti da Gigerenzer, finché erano espressi in percentuali. Ed è una malattia non trascurabile, basti pensare al ruolo che la probabilità riveste in settori centrali della nostra vita, quali la medicina o il diritto.</p>
<p><strong>La vostra fiducia nei medici sarà completamente devastata</strong> da questo libro, che fornisce non pochi esempi di come anche questi professionisti non siano in grado di decifrare dati probabilistici relativi alla loro stessa professione &#8211; ad esempio, non siano in grado di capire quante probabilità ci siano di avere una data malattia, qualora l&#8217;esame clinico per individuarla dia esito positivo. Ma anche avvocati, giornalisti, giudici e periti non ci fanno certo una figura migliore.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://popact.files.wordpress.com/2009/07/numeri.jpg" alt="numeri" /></p>
<p><strong>Un </strong><strong>esempio illuminante</strong>.                  In (quasi) tutti gli esami clinici per l’accertamento di una data patologia esiste la possibilità che risultino sia dei falsi positivi (positivi all’esame, ma che non hanno realmente la malattia) sia dei falsi negativi (negativi all’esame, ma che, invece, hanno la malattia). Nella statistica medica la percentuale di soggetti sottoposti ad un esame correttamente classificati come positivi è detta <em>sensibilità</em>, mentre la percentuale di quelli correttamente valutati come negativi è detta <em>specificità</em>. Supponiamo di fare il test per l’HIV, e che questo risulti positivo. Premesso che la sensibilità di questo test è 99,9% e la sua specificità è del 99,99%,<strong> </strong>quante probabilità abbiamo di essere davvero sieropositivi?</p>
<p>Il senso comune sembrerebbe suggerire che ne abbiamo parecchie, intorno al 99,9 % (che è la sensibilità del test). Supponiamo, però, che il tasso di base dell’HIV (cioè la proporzione delle persone affette da HIV in un dato momento) sia di 1 su 10.000 (ossia che sia affetta da tale patologia 1 persona su 10.000),                 e, per semplificare l’esposizione, immaginiamo che l’esame sia ancora più accurato di quello che realmente è e che la sensibilità sia del 100%, ossia che non ci siano falsi negativi. In tal caso, ogni 10.000 individui ci sarà un soggetto affetto dall’HIV il cui test risulterà positivo (avendo noi immaginato che l’esame abbia una sensibilità del 100%). Tra gli altri 9.999 individui non sieropositivi ce ne sarà però un altro che risulterà positivo all’esame, a causa della specificità del 99,99%, ossia dalla presenza di un falso positivo ogni 9.999 esami.</p>
<p>Ciò significa che, ogni 10.000 individui, ci saranno due esiti positivi: quello dell’individuo effettivamente malato (dato dal tasso di base di 1 su 10.000) e un falso positivo (dato dalla specificità del 99,99%,). Ne segue che, se il nostro test è positivo, ciò non significa che abbiamo il 99,99% di probabilità di essere malati, ma molte, molte, meno, ossia il <strong>50%, 1 su 2</strong>.</p>
<p>Sorprendente, vero? Ed è sconvolgente il fatto che nemmeno la maggior parte dei dottori lo sappia!</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/843/9788870788433g.jpg" alt="quando i numeri ingannano" /></p>
<p>La <strong>cura per l&#8217;analfabestismo statistico</strong> proposta da Gigerenzer è tanto facile, quanto efficace &#8211; come ci si rende conto quando, andando avanti con la lettura, si riesce a risolvere con semplicità ogni nuovo caso proposto. Consiste semplicemente nel tradurre i dati percentuali in frequenze naturali &#8211; proprio come abbiamo fatto con l&#8217;esempio del test del HIV: non pensare in termini del 99,99%, bensì di 9.999 su 10.000 e così via.</p>
<p><strong>Un libro davvero imprescindibile</strong>: capire la probabilità è essenziale per prendere scelte importanti e per evitare di essere manipolati da quanti sfruttano a loro vantaggio l&#8217;ignoranza diffusa &#8211; perché, come ben si comprende dai numerosi esempi di Gigerenzer, spesso i numeri spesso inganno &#8220;volontariamente&#8221;.</p>
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		<title>Tagliabracci (ed.), Introduzione alla genetica forense</title>
		<link>http://www.francescapoggi.com/2010/03/tagliabracci-ed-introduzione-alla-genetica-forense-2/</link>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 12:31:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[scienze]]></category>
		<category><![CDATA[DNA]]></category>
		<category><![CDATA[DNA fingerprinting]]></category>
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		<category><![CDATA[Tagliabracci]]></category>
		<category><![CDATA[test DNA]]></category>

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Introduzione alla genetica forsense (a cura di Adriano Tagliabracci, Springer Italia, 2010) si presenta come un testo di introduzione (come palesato dal titolo) alle tecniche forensi dirette all&#8217;identificazione personale e all&#8217;accertamento di paternità, insomma al c.d. test del DNA o DNA fingerprinting (o fingerprinting genetico).
Non sono assolutamente in grado di valutare questo volume sotto il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.kriso.lv/covers/large/978884/9788847015111.jpg" alt="Tagliabracci Introduzione genetica forense" /></p>
<p><em><a href="http://books.google.it/books?id=EULjPZCke2kC&amp;printsec=frontcover&amp;dq=introduzione+alla+genetica+forense&amp;ei=qY6BS4HyH4T6zASYr9mrBg&amp;cd=1#v=onepage&amp;q=&amp;f=false">Introduzione alla genetica forsense</a> </em>(a cura di Adriano Tagliabracci, Springer Italia, 2010) si presenta come un testo di introduzione (come palesato dal titolo) alle tecniche forensi dirette all&#8217;identificazione personale e all&#8217;accertamento di paternità, insomma al c.d. <strong>test del DNA</strong> o <a href="http://www.francescapoggi.com/2010/03/dna-fingerprinting/"><strong>DNA<em> fingerprinting</em></strong></a> (o <em>fingerprinting</em> genetico).</p>
<p>Non sono assolutamente in grado di valutare questo volume sotto il profilo tecnico, ma di certo posso esprimere un giudizio circa la sua <strong>chiarezza espositiva</strong> e la sua fruibilità: se siete già piuttosto afferati sul tema, allora, forse, questo testo può esservi utile, ma se, invece, come la sottoscritta, non avete competenze specialistiche e volete solo farmi un&#8217;idea di come funzioni il DNA <em>fingerprinting</em>, allora vi consiglio di non sfogliarlo nemmeno.<strong><em> </em></strong></p>
<p>Peraltro, mentre in alcuni paragrafi, si presume che il lettore sia un semi-analfabeta e gli si spiega (invero non in modo assolutamente perspicuo)  cos&#8217;è il DNA, cos&#8217;è un allele o come funzionano le leggi mendeliane, in altri si assume invece che lo stesso lettore sia un chimico o un biologo che ha già maturato esperienze pratiche in tema di <em>fingerprinting</em> genetico. Tanto per dirne una,<strong> non vi è alcuno schema riassuntivo delle diverse fasi del DNA </strong><em><strong>fingerprinting</strong> </em>e desumerle<em> </em>dai vari paragrafi non è affatto agevole, tanto il linguaggio è tecnico e l&#8217;esposizione tutt&#8217;altro che chiara (per non dire, criptica). Insomma, se si sa già come funziona, forse questo testo, può essere di qualche ausilio, ma se non si sa ancora come funziona, di certo non lo si apprende da questa &#8220;introduzione&#8221;.</p>
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		<title>Wallace, Brevi interviste con uomini schifosi</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 08:41:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Brevi interviste con uomini schifosi]]></category>
		<category><![CDATA[david foster wallace]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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Dopo Verso occidente l&#8217;impero dirige il suo corso &#8211; che proprio non mi era piaciuto &#8211; e Una cosa divertente che non farò mai più - che, invece, avevo trovato estremamente divertente &#8211; eccomi a quella che è considerata una delle opere più riuscite di David Foster Wallace, Brevi interviste con uomini schifosi (Brief Interviews [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: center;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.pbeneforti.it/wp-content/uploads/2009/12/davidfosterwallacers.jpg" alt="Wallace" /></p>
<p style="text-align: left;">Dopo<em> <a href="http://www.francescapoggi.com/2008/03/wallace-verso-occidente-limpero-dirige-il-suo-corso/">Verso occidente l&#8217;impero dirige il suo corso</a></em> &#8211; che proprio non mi era piaciuto &#8211; e <em><a href="http://www.francescapoggi.com/2009/10/wallace-una-cosa-divertente-che-non-faro-mai-piu/">Una cosa divertente che non farò mai più</a> -</em> che, invece, avevo trovato estremamente divertente &#8211; eccomi a quella che è considerata una delle opere più riuscite di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/David_Foster_Wallace">David Foster Wallace</a>, <em><strong>Brevi interviste con uomini schifosi</strong></em> (<em>Brief Interviews with Hideous Men</em>, 1999).</p>
<p>Non è mai facile esprimere un giudizio globale su una raccolta  &#8211; per quanto si tratti di racconti piuttosto omogenei, accomunati dall&#8217;<strong>indagine su quanto sia schifosa, disgustosa, la natura umana</strong> e su quanto siano complesse le relazioni tra questi esseri schifosi e disgustosi.</p>
<p>Alcuni racconti, come <strong><em>La persona Depressa</em></strong> (analisi dell&#8217;egoismo autoconsapevole, ma non per questo meno spregevole, dell&#8217;amica depressa), <em>Sul letto di morte, stringendoti la mano, il padre del nuovo giovane commediografo Off-Broadway di successo, implora una cortesia</em> (sincera confessione paterna), e <em>Il suicidio come una specie di presente</em> (storia di un <em>double binding</em> materno, fortunatamente risoltosi) mi sono proprio piaciuti &#8211; intendiamoci: non sono per nulla divertenti, anzi, com&#8217;è facile immaginare, la discesa nell&#8217;abominio della natura umana non è proprio edificante. Qualche racconto è durissimo, come B.I. n. 46, decisamente sconsigliato alle persone impressionabili (o fobiche).</p>
<p>In generale, Wallace ha una scrittura cangiante, una grande capacità di <strong>variare registri espressivi</strong>, caratterizzando i suoi personaggi anche in base al modo di parlare, all&#8217;uso di intercalari o espressioni ricorrenti. Non mi sono piaciute, però, le (sporadiche) acrobazie formalistiche: i testi sul meta-testo (<em>QAS9</em>), gli esperimenti narrativi di <em>Mondo adulto (II). </em></p>
<p><em>Per chi l&#8217;avesse letto: <strong>la mia risposta al QAS9</strong> è &#8220;No, assolutamente no&#8221; &#8211; e questo perché, &#8220;sì&#8221;, come l&#8217;autore ben capisce (comprensione che certo non lo scusa, ma, anzi, aggrava la sua posizione), la lettrice proprio non ce ne ha voglia di farsi infastidire a questo modo e, &#8220;no&#8221;, lo scrittore non si salva con la sua sincerità, la pretesa sincerità non se la beve proprio la lettrice, che non si sente nemmeno più coinvolta, macché: conta le pagine che mancano alla fine dello strazio.<br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dna fingerprinting</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 10:18:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[scienze]]></category>
		<category><![CDATA[DNA]]></category>
		<category><![CDATA[DNA fingerprinting]]></category>
		<category><![CDATA[genetic fingerprinting]]></category>
		<category><![CDATA[genetica]]></category>
		<category><![CDATA[test DNA]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho fatto molta fatica a reperire sul web informazioni relative al c.d. test del DNA (o DNA fingerprinting o genetic fingerprinting), in quanto le notizie presenti sono o troppo superficiali o troppo tecniche o troppo datate. Riporto qui di seguito i risultati della mia ricerca &#8211; modificati grazie alle preziose correzioni di Giorgio (vedi commenti), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><em>Ho fatto molta fatica a reperire sul web informazioni relative al c.d. test del DNA (o DNA fingerprinting o genetic fingerprinting), in quanto le notizie presenti sono o troppo superficiali o troppo tecniche o troppo datate. Riporto qui di seguito i risultati della mia ricerca &#8211; modificati grazie alle preziose correzioni di Giorgio (vedi commenti), che ringrazio. Spero così di poter aiutare altri utenti del web &#8211; con la preghiera di continuare segnalarmi eventuali errori o imprecisioni</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><img class="aligncenter" src="http://www.britsattheirbest.com/images/ii_dna_fingerprinting.jpg" alt="dna fingerprinting" /><br />
</em></p>
<p style="text-align: left;">Il <strong>test del DNA</strong> è impiegato in ambito giuridico soprattutto ai fini dell’accertamento di paternità, dell’identificazione personale (eventualmente anche di cadavere) e nell’ambito di indagini dirette ad individuare i colpevoli di reati. In questo testo, ci limiteremo a considerare quest’ultimo ambito.</p>
<p style="text-align: left;">Per accertare se un individuo possa essere l’autore di un dato reato, si procede a confrontare il suo DNA con quello rinvenuto sulla scena del crimine o sul corpo della vittima, impiegando un procedimento che, per analogia con quello relativo alle impronte digitali, viene chiamato <em>fingerprinting</em> genetico (o DNA <em>fingerprinting</em>) e che consiste nel comparare alcune sezioni di DNA, dette <em>loci</em>, quelle che, non codificando proteine, variano maggiormente da individuo ad individuo.</p>
<p style="text-align: left;">Infatti, due soggetti, non legati da rapporti di parentela, hanno in comune circa il 99,9% di sequenza di DNA: la comparazione riguarda, pertanto, solo alcune porzioni, in particolare quelle denominate <strong>VNTR (<em>variable number tandem repeats</em>)</strong> che consistono in sequenze di nucleotidi ripetute in <em>tandem.</em></p>
<p style="text-align: left;">Attualmente, in ambito forense, si analizza soprattutto la classe di VNTR nota come <strong>STRs (</strong><em><strong>short tandem repeats)</strong> </em>o microsatelliti, sequenze di DNA lunghe 2-6 bp e ripetute numerose volte: il numero delle ripetizioni è ciò che varia da individuo ad individuo e che, quindi, consente di distinguere due soggetti diversi. Il <em>fingerprinting</em> genetico si effettuata, quindi, prendendo in considerazione più STRs, da un minimo di 5 ad massimo di 15. In particolare, i marcatori genetici più utilizzati in ambito forense sono gli STRs costituiti da ripetizioni tetranucleotidiche, che creano minori problemi  rispetto all’amplificazione mediante PCR (cfr.<em> infra</em>).</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://kosice.upjs.sk/~kbch/img/dna.jpg" alt="dna" /></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Con estrema semplificazione, premesso che le tecniche impiegate possono essere molto diverse e sono tutte estremamente complesse, si procede nel seguente modo.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Una volta estratto e purificato il DNA</strong>, si procede ad amplificare il materiale genetico da esaminare, attraverso un processo noto come reazione polimerasica a catena (PCR), che consente di moltiplicare le regioni di DNA <em>target</em>, in modo da disporre di una quantità di materiale genetico sufficiente a consentire l’esame.</p>
<p style="text-align: left;">
<p><img src="http://img.allposters.com/6/LRG/26/2680/9FIUD00Z.jpg" alt="test dna" /></p>
<p>A questo punto i diversi frammenti di DNA ottenuti sono separati mediante <strong>elettroforesi capillare</strong>, una tecnica che sfrutta la presenza di cariche negative sui frammenti di DNA, facendoli migrare su un gel, in presenza di un campo elettrico, dal polo negativo (anodo) verso il polo positivo (catodo). In particolare, posto che la velocità è proporzionale alla massa molecolare, i frammenti di DNA di diversa lunghezza sono separati in base alla loro diversa velocità di migrazione. Mediante l’impiego di fluorocromi (molecole in grado di dare fluorescenza), la migrazione delle molecole è registrata da un rilevatore, analizzata e visualizzata in un unico grafico caratterizzato da una successione di picchi di colori diversi, corrispondenti alle emissioni fluorescenti dei vari fluorocromi. L’esito di questo procedimento è un diagramma colorato (un elettroferogramma)</p>
<p><img src="http://leonardodavinci.csa.fi.it/didattica/progetti/biodiversita/img/fig7.gif" alt="elettroferogramma" /></p>
<p>L&#8217;<strong>elettroferogramma</strong> rappresenta la base per determinare il profilo genetico dell’individuo. Al riguardo, occorre, infatti, precisare che, prima di procedere al confronto vero e proprio, è necessario elaborare i risultati delle elettroforesi capillari, eliminando eventuali sovrapposizioni tra gli spettri di emissione, e, soprattutto convertendo l’informazione contenuta nei vari picchi (taglia e quantità dei frammenti di DNA) in un linguaggio comune che permetta di confrontare i dati di laboratori diversi: occorre, cioè, procedere alla determinazione del genotipo, dove i picchi colorati sono convertiti in un formato numerico, che indica il numero di ripetizioni in <em>tandem</em> presenti in ogni allele.</p>
<p>La <strong>conversione dell’elettroferogramma in profilo genetico</strong> è oggi effettuata tramite <em>software</em>, rinvenibili in commercio, ma questi dati dovranno, poi, essere interpretati da operatori esperti in modo da individuare possibili errori causati, ad esempio, da fattori inerenti alla scarsa quantità del DNA esaminato, dal suo degrado o dalla presenza di profili misti (cioè dal fatto che è stata tipizzata una traccia in cui era presente materiale biologico appartenente a due o più soggetti).</p>
<p>Una volta effettuato tale controllo, se due genotipi collimano, allora si ritiene che i DNA corrispondano.</p>
<p><span id="more-339"></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La filosofia dei teletubbies</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 20:34:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[telefilm]]></category>
		<category><![CDATA[teletubbies]]></category>

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		<description><![CDATA[Ultimamente si pubblicano sempre più spesso libri che trattano de &#8220;La filosofia di (&#8230;)&#8221; qualsiasi cosa &#8211; tra le prime opere di questo filone ricordo lo splendido Winnie Pooh e la filosofia: da Platone a Popper di John Tyerman Williams, dove era evidente una nota (fortemente) ironica, poi misteriosamente scomparsa nelle successive opere dello stesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><span class="drop_cap">U</span>ltimamente si pubblicano sempre più spesso libri che trattano de &#8220;La filosofia di (&#8230;)&#8221; qualsiasi cosa &#8211; tra le prime opere di questo filone ricordo lo splendido <em>Winnie Pooh e la filosofia: da Platone a Popper</em> di John Tyerman Williams, dove era evidente una nota (fortemente) ironica, poi misteriosamente scomparsa nelle successive opere dello stesso genere, che paiono prendersi piuttosto sul serio (nel goffo tentativo di nascondere gli interessi meramente economici dei loro autori). E allora ecco a voi</p>
<h2>La filosofia dei Teletubbies</h2>
<p style="text-align: left;"><em>Avvertenza</em><em>: prima di procedere con la lettura è vivamente consigliata la visione, per almeno due ore, di uno stesso episodio, onde raggiungere il grado necessario di competenza ed estraniamento mentale. Il breve video che segue NON è in alcun modo da considerarsi sostitutivo di tale<strong> </strong>dolorosa e imprescindibile visione<strong> </strong>(perchè, comunque, la filosofia non è per tutti!)</em><em><strong><br />
</strong></em></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/3ichQOqbewA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/3ichQOqbewA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>I teletubbies sono 4. </strong>Fatto importante, che viene ripetutamente sottolineato, all&#8217;inizio di ogni episodio, al grido di <em>&#8220;Sììì 4!&#8221;.</em> Il numero 4 nell&#8217;<a href="http://www.scienze-esoteriche.com/scienza-dei-numeri/significato-numero-4.php">oroscopo numerologico</a> indica persone metodiche, pigre e lente, pratiche e costanti, nella <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_Smorfia">cabala</a> corrisponde al maiale (<em>&#8216;o puorco</em>), mentre, nella<a href="http://www.mitiemisteri.it/esoterismo/numeri/quattro.html"> simbologia esoterica</a> è il numero dei 4 elementi (e, quindi, della natura), nonché dei punti cardinali (e, quindi, dell&#8217;ordine che l&#8217;uomo impone alla natura) &#8211; insomma: porci, natura, artificio, pigrizia e costanza. Tutti elementi che, come ormai vi sarà chiaro dopo le vostre due ore (MINIMO) di visione, sono centrali nella struttura narrativa della serie &#8211; anche se non sarà di certo sfuggita una citazione volutamente distorta di <em>Vita in comune </em>di Kafka (dove gli amici in effetti erano 5, ma, se consideriamo anche Noo-noo &#8211; o Nu-nu &#8211; i conti tornano).</p>
<p><img src="http://msp270.photobucket.com/albums/jj86/coolhannahbug/Teletubbies.jpg" alt="teletubbies" /></p>
<p style="text-align: left;"><strong>La natura</strong>. I teletubbies vivono &#8220;sulle alte colline non molto lontano&#8221; (chiara minaccia ed avvertimento a guardarsi le spalle, perché potrebbero essere dietro l&#8217;angolo, ai margini delle nostre città); immersi nel verde (anche se il tempo normalmente è piuttosto nuvoloso), circondati da coniglietti (che stranamente non si vedono mai accoppiarsi tra loro, ci torneremo), da fiori che parlano (poco e male), e perennemente sorvegliati da un sole con la faccia da bambino tedesco che emette gorgoglii ipnotici.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Ma la natura è accompagnata da tecnologia</strong> (e, quindi, artificio) in un rapporto solo superficialmente equilibrato ed armonico. La casetta dei teletubbies (perfettamente mimetizzata nella collina, per evidenti ragioni di tattica bellica) è totalmente automatizzata, a partire dalle porte, fino alle macchine per la pappa e i toast (invero, non sempre funzionanti).</p>
<p style="text-align: left;"><strong>L&#8217;unico altro essere pensante</strong> (ma, già lo so, il punto potrebbe essere controverso) è il già citato Noo-noo &#8211; o Nu-nu &#8211; un aspirapolvere azzurro che ricorda vagamente un elefante e che svolge mansioni servili in un rapporto di totale sottomissione, solo sporadicamente compensato da &#8220;tante coccole&#8221;.</p>
<p><img src="http://users.telenet.be/kiddies/noonoo.jpg" alt="noo-noo teletubbies" /></p>
<p style="text-align: left;"><strong>E&#8217; dubbio se Nu-nu simbolizzi la tecnologia</strong> che serve l&#8217;uomo (come vorrebbe l&#8217;ipotesi più benevola), oppure entrambi i genitori (o solo quello affidatario), o, ancora, lo schiavo buono, il diverso (Nu-nu non è un teletubbies) che, in quanto diverso, viene relegato a servire, e il cui ruolo, per quanto fondamentale nell&#8217;economia del sistema (Nu-nu fa i letti e pulisce), non viene in alcun modo riconosciuto (i teletubbies sono 4!, non c&#8217;è posto per il Nu-nu).</p>
<p style="text-align: left;">Le ultime due ipotesi, probabilmente, sono le più fondate e, in effetti, non si escludono a vicenda. Anche perché <strong>la tecnologia non è affatto asservita ai teletubbies</strong>, come testimoniano non solo le frequenti<strong> </strong>rivolte delle macchine (dei toast e della pappa), ma anche gli inquietanti tubi che lacerano l&#8217;erba del terreno per cantare filastrocche lisergiche e, soprattutto, per scandire la giornata dei teletubbies &#8211; spedendoli a letto o, meglio, nel buco, quando è l&#8217;ora. Insomma, nonostante le apparenze, sono le macchine a comandare.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/yfYP56ziEU4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/yfYP56ziEU4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: left;"><strong>I teletubbies sono pigri</strong> &#8211; non solo non fanno quasi nulla per tutto il giorno (è il Nu-nu che fa tutto il lavoro) e passano il tempo a salutarsi tra loro, ma quel poco che fanno non lo fanno per loro libera scelta, bensì perché una misteriosa voce (Dio? Satana?) glielo ordina. Avrete certamente notato che la voce narra le azioni dei teletubbies impiegando l&#8217;imperfetto prima che queste azioni si compiano (&#8220;Laa-Laa apriva la porta&#8221; dice la voce prima che Laa-Laa apra davvero la porta). Non c&#8217;è spazio per il libero arbitrio a teletubbylandia e questo non perché tutto sia già deciso, bensì per pura ignavia.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Sulla costanza</strong> non vi intratterrò a lungo: se avete visto anche molto meno delle due ore (vivamente) consigliate, saprete già che i teletubbies devono sempre fare la stessa cosa tutti e quattro in sequenza, ci volesse mezz&#8217;ora per aprire e chiudere per quattro volte una porta.</p>
<p style="text-align: left;">Passiamo quindi al tema più controverso: <strong>sono porci i teletubbies?</strong></p>
<p style="text-align: left;">Nella versione inglese non è esplicito che i teletubbies abbiano sesso, tuttavia:</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Laa-Laa</strong> (quella gialla) è sicuramente una femmina e <strong>Dipsy</strong> (quello verde acido) è sicuramente una maschio (come evidenziato dal simbolo fallico che gli sovrasta il capo) e sicuramente abusa di droghe sintetiche.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Po</strong>, chissà perché, nella versione italiana è una femmina (forse perché il suo monopattino, oltre che azzurro, è rosa?).</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Tinky Winky</strong> avrebbe tranquillamente potuto essere una femmina (gira con una borsetta rossa!), ma invece in Italia l&#8217;hanno fatto maschio &#8211; e lo stesso deve essere accaduto in Polonia, visto che nel 2007 la parlamentare polacca Ewa Sowinska, deputata del partito cattolico conservatore Lega delle famiglie polacche <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Teletubbies#Controversie">ha accusato Tinky Winky di diffondere l&#8217;omosessualità</a>.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/S-1wnozYdLA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/S-1wnozYdLA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Ma il sesso dei teletubbies non è in alcun modo importante</strong>, benché gli esserini si scambino in continuazione &#8220;tante coccole&#8221;, nessuno, se non un cattolico polacco, potrebbe scambiare questi abbracci e bacetti per effusioni sessuali. A ben vedere è proprio questa l&#8217;oscenità dei teletubbies: questa totale rimozione della sessualità che è presente proprio nella sua assenza, nella forma di un pensiero costante dello stesso spettatore (ma perché i coniglietti non si accoppiano mai?)</p>
<p style="text-align: left;">Questa analisi può, forse, contribuire a chiarire, almeno in parte,<strong> </strong>il disagio degli adulti di fronte a questa serie tv infantile:<strong> predominio dispotico della tecnologia, oscenità sessuale e, soprattutto, totale assenza di libertà</strong> &#8211; il Nu-Nu è schiavo dei teletubbies, i teletubbies sono schiavi dei tubi e della Voce, i genitori sono schiavi dei loro figli che li costringono a guardare per un tempo che pare interminabile questi noiosissimi episodi.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Ma molte altre questioni restano irrisolte</strong>: ad esempio, che rapporto c&#8217;è tra i tubi e la voce? E la girandola, che ha la chiara funzione di sottolineare ogni evento ed ogni cambiamento di piano narrativo, è l&#8217;<em>alter ego</em> della voce, dei tubi o di entrambi? E perché all&#8217;improvviso appaiono sulle pancette tonde dei teletubbies dei bambini urlanti in giornate uggiose e fredde (quando è chiaro che tutti i nostri figli detestano queste svolte narrative)?</p>
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